Summit UE-Africa: un’occasione per cambiare approccio

Un punto importante emerso dal summit che si è svolto ad Abidjad è la consapevolezza dell’esigenza di cambiare approccio nel confronto tra Unione europea e Africa: è necessario superare quegli atteggiamenti di paternalismo e di vittimismo incarnati da troppi anni rispettivamente dall’Europa e dall’Africa, atteggiamenti che costituiscono ostacoli insormontabili per una collaborazione efficace in cui entrambe le parti possano vincere.

Questo è un aspetto positivo del vertice che si è svolto a fine novembre in Costa d’Avorio, a cui ho partecipato come membro della delegazione del Parlamento europeo. Il quinto summit tra Unione europea e Unione africana è stato l’occasione per discutere delle nuove sfide che si presentano di fronte ai due continenti e, soprattutto, di come poterle affrontare insieme.

Tocca ammettere che questo vertice si era presentato con molte più promesse di quelle che poi ha soddisfatto. Il tema principale dei nostri incontri sarebbero dovuti essere i giovani: il 60% della popolazione africana ha un’età inferiore ai 25 anni e si calcola che per il 2050 un quarto delle persone in età da lavoro nel mondo saranno africane. Tuttavia, nel corso del summit, le discussioni sono state monopolizzate dal tema della migrazione. Una questione sicuramente importante, che ha toccato la sensibilità di molti soprattutto in seguito alle denunce sui trattamenti dei migranti costretti nei campi di permanenza in Libia.

Trattare con la Libia (quale parte della Libia e in che modo è tutto da discutere) e con i diversi Paesi africani non è sempre facile per l’Unione europea. Non possiamo non considerare un attore molto competitivo che si sta interponendo tra i due continenti: la Cina. La grande potenza asiatica, infatti, commercia e investe da anni nei Paesi africani presentandosi come un partner molto più silenzioso e conveniente rispetto all’Unione europea. Il nodo non sta in una minore qualità dei prodotti o dei servizi, ma piuttosto dell’interesse che l’Europa ha nel rispetto dei diritti umani. La nostra politica, al contrario di quella cinese, ci obbliga a porre condizioni agli Stati con cui commerciamo o con cui stringiamo accordi affinché questi salvaguardino i diritti umani. Tuttavia, non sorprende che molte classi dirigenti africane preferiscano trattare con chi non chiede al despota di turno di organizzare delle elezioni, una volta ogni tanto. Sono anche le politiche negligenti della Cina ad alimentare i flussi migratori dal cuore dell’Africa: se si lasciano le persone alla fame, queste scappano.

La fame, i conflitti e i cambiamenti climatici sono le piaghe che stanno conducendo allo stremo la popolazione africana costringendola a lasciare le proprie case. Eppure, molti Paesi europei continuano a nascondere la polvere sotto il tappeto, cercando di diminuire il flusso di migranti in arrivo sulle coste europee senza preoccuparsi però di risolvere i problemi alla radice. Per affrontare queste drammatiche situazioni serve una forte coalizione tra Onu, Unione africana e Unione europea che riunisca tutti i suoi Stati membri intorno agli stessi obiettivi, lasciando da parte gli interessi dei singoli.

Un impegno comune è stato assunto al termine del Vertice di Abidjad con la decisione di creare una task force congiunta tra Unione europea, Unione africana e Onu per proteggere i migranti lungo la tratta, in particolare quella dalla Libia, e per accelerare i rientri volontari.

Ancora una volta appare la necessità di una politica estera condivisa tra gli attori europei per collaborare al meglio con il continente africano. E ciò significa garantire maggiore sovranità all’Unione europea. In caso contrario, il rischio è che gli Stati agiscano secondo i propri interessi e questo sarebbe un grave errore.

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