Sauditi a La Scala? Uno schiaffo alla Milano dei diritti

L’ipotesi dell’ingresso dei sauditi nel CDA de La Scala sarebbe uno schiaffo alla Milano dei diritti.

L’idea ha iniziato a diffondersi attraverso un incredulo tam tam nella scorsa settimana suscitando – giustamente – le perplessità di molti. A presentare la proposta sul tavolo è stato il principe saudita Badr che si è detto disponibile a elargire 15 milioni di euro in cinque anni a favore del teatro.

Capiamoci, è sicuramente importante proiettare il teatro verso una internazionalizzazione, e capisco anche la necessità di ottenere fondi, ma io voglio porre la questione dei diritti umani, in particolar modo se ci troviamo a fare i conti con un paese come l’Arabia Saudita. Non possiamo assolutamente permettere che uno dei simboli più prestigiosi di Milano collabori con chi nel proprio paese calpesta quotidianamente i diritti umani e le libertà fondamentali.

Solo qualche giorno fa, Milano ha ospitato una grande manifestazione contro il razzismo e in favore dei diritti, che ha riempito le vie e le piazze dalla città con un fiume di persone che rivendicavano il rispetto dei diritti umani. Sarebbe paradossale ora se proprio Milano aprisse le porte ai sauditi, tristemente conosciuti nel mondo per il loro scarso interesse nei confronti dei diritti umani.

Al Parlamento europeo stiamo lavorando intensamente per fare pressione contro il governo del principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman che sta girando tutto il mondo cercando di comprare il consenso attraverso la forza del denaro. L’ultima azione è stata l’approvazione da parte della Plenaria della risoluzione di urgenza di metà febbraio nella quale abbiamo chiesto il rilascio dei numerosi difensori dei diritti umani e dei diritti delle donne. Abbiamo auspicato il rispetto dei diritti fondamentali e abbiamo proposto che una delegazione del Parlamento europeo composta da membri delle Commissioni diritti umani e parità di genere si rechi nel paese per visitare gli attivisti che si trovano in carcere per le loro pacifiche azioni. Inoltre abbiamo chiesto, ancora una volta, che venga fatta piena luce sulla tragica morte del giornalista saudita Jamal Khashoggi. A febbraio abbiamo ospitato al Parlamento di Bruxelles la sua fidanzata che ci ha ricordato che ogni giornalista che viene molestato, ogni donna che viene privata delle libertà e ogni attivista incarcerato rappresenta una violazione dei diritti di tutti.

Due settimane fa, invece, abbiamo avuto a Bruxelles il settimo Congresso mondiale contro la pena capitale e tra le persone che hanno partecipato c’era la moglie del blogger saudita Raif Badawi che ha ricevuto centinaia di frustate ed è stato condannato a una pena detentiva di 10 anni per avere espresso le proprie opinioni.

Questi sono solo esempi dell’atteggiamento della leadership saudita. Anche per questi motivi, auspico che il CDA del teatro milanese e il sovrintendente Alexander Pereira rifiutino l’ipotesi dell’ingresso dei Sauditi perché la scelta dei partner non può prescindere dal rispetto della dignità e dei diritti delle persone.

Per approfondire

http://www.antoniopanzeri.it/intervista-sauditi-nel-cda-de-la-scala-uno-schiaffo-alla-milano-dei-diritti/

https://milano.repubblica.it/cronaca/2019/03/04/news/scala_arabia_saudita_fondi_sala_fontana-220702155/

https://www.huffingtonpost.it/2019/03/05/soldi-sauditi-alla-scala-la-musica-non-e-questione-di-diplomazia_a_23684923/?utm_hp_ref=it-culture

https://www.thelocal.it/20190305/a-slap-in-the-face-for-human-rights-should-la-scala-take-saudi-money