Rassegna 3-9 dicembre 2018

ARGENTINA

Mercoledì 5 dicembre, in Argentina, un movimento femminista ha organizzato uno “sciopero delle donne”, contro la recente sentenza che ha assolto le persone accusate di aver ucciso Lucía Pérez, una ragazza di 16 anni che secondo l’accusa fu drogata, violentata, impalata, abbandonata all’ospedale di Mar del Plata, a sud di Buenos Aires, l’8 ottobre del 2016, e che morì in seguito a un arresto cardiaco causato dalle violenze. Ieri migliaia di donne si sono trovate in diverse città del paese davanti ai tribunali per chiedere la destituzione dei giudici del processo Pérez e denunciare la giustizia patriarcale.

RUSSIA

Il 5 dicembre Lev Ponomarev, 77 anni, uno dei più noti difensori dei diritti umani della Russia, è stato condannato a 25 giorni di detenzione amministrativa per “reiterata violazione” della legge sui raduni pubblici. Motivo dell’infrazione è stato considerato un post pubblicato su Facebook a ottobre in cui Ponomarev invitava a manifestare pacificamente in segno di solidarietà con dei giovani attivisti che erano stati arrestati ai sensi delle repressive leggi contro il terrorismo e contro l’estremismo.

GRECIA

Il 4 dicembre un tribunale greco ha disposto il rilascio su cauzione di due operatori umanitari dopo oltre 100 giorni a seguito del pagamento di 5000 euro. La colpa è stata aver salvato vite umane. Sara Mardini, 23 anni, rifugiata siriana, nel 2015 salvò 18 rifugiati tuffandosi in mare nelle acque circostanti l’isola di Lesbo con l’aiuto del suo collega Sean Binder, 24 anni, volontario irlandese dell’Ong Emergency Response Centre International. Tuttavia, entrambi rischiano ancora 25 anni di carcere per le assurde accuse di appartenenza a un’organizzazione criminale, spionaggio e traffico di esseri umani. Secondo i loro avvocati difensori, la pubblica accusa non è stata in grado di produrre alcuna prova concreta.

CUBA

Da oggi a Cuba si potrà accedere liberamente a internet con il cellulare. I cittadini cubani, fino a oggi, potevano usare il cellulare solo per accedere a un servizio di email statale, mentre internet era disponibile (liberamente, ma con un piccolo numero di siti bloccati) in internet caffè, con WiFi pubblici e dal 2017 anche nelle case private. Il nuovo servizio di connessione 3G costerà l’equivalente di 8 centesimi di euro per megabyte, con pacchetti di 600 megabyte venduti a circa 7 euro e pacchetti da 4 gigabyte venduti all’equivalente di circa 26 euro.

FILIPPINE

La giornalista Maria Ressa, direttrice del giornale online The Rappler, rischia fino a dieci anni di carcere per accuse che, denunciano le organizzazioni per la libertà di stampa, “sono inventate e mirano a zittire l’informazione indipendente”. Rientrata nelle Filippine da un viaggio all’estero, Ressa, per cui era stato spiccato un mandato d’arresto per evasione fiscale, il 3 dicembre si è consegnata alle autorità e ha pagato la cauzione. Ressa è una voce critica nei confronti del presidente Rodrigo Duterte, che ha definito The Rappler “un giornale di notizie false” e accusato Ressa di essere un’agente della Cia.

BAHREIN

In Bahrein è raddoppiata la presenza femminile in parlamento dopo le legislative che si sono

svolte in due turni il 24 e il 30 novembre. Nel nuovo consiglio dei rappresentanti le donne occupano sei seggi su quaranta, in un’assemblea composta in gran parte da volti nuovi. Il partito d’opposizione Al Wefaq invita comunque alla cautela, ricordando che 994 donne sono state incarcerate dal 2011 per aver protestato contro il regime.

STATI UNITI

Il Texas inizia a fare i conti con il passato. Dal prossimo anno, infatti, gli studenti delle scuole texane apprenderanno che la causa scatenante della guerra di secessione, combattuta tra il 1861 e il 1865, fu la schiavitù. È un passo avanti enorme in uno stato che non ha mai fatto i conti con il suo passato schiavista.

ITALIA

È stata picchiata dai genitori perché rifiutava le nozze combinate. Questo è ciò che è accaduto a una giovane pachistana, da poco maggiorenne, residente a Carpi, in provincia di Reggio Emilia. Per sfuggire dall’ira dei familiari violenti, si è rifugiata dai vicini di casa, i quali hanno provveduto a chiamare i carabinieri. Ora la giovane è ospitata in un centro di accoglienza per donne che hanno subito violenza.

RUANDA

Il 6 dicembre l’attivista politica Diane Rwigara e sua madre Adeline sono state assolte dall’Alta Corte del Ruanda da ogni accusa. Erano state poste in libertà su cauzione a ottobre, dopo 13 mesi di carcere preventivo. Erano state arrestate nel settembre 2017, dopo lo svolgimento delle elezioni presidenziali cui Diana aveva provato invano a candidarsi per conto del Movimento di salvezza popolare che aveva da poco fondato. Le accuse per Diane erano incitamento all’insurrezione, falsificazione di documenti e uso di documenti contraffatti. Adeline Rwigara era stata accusata di incitamento all’insurrezione e di discriminazione e comportamenti settari.