Rassegna 29 ottobre – 4 novembre 2018

TURCHIA

Il presidente Recep Tayyip Erdoğan lunedì ha aperto il terzo aeroporto di Istanbul in mezzo a una disputa sindacale che ha portato in carcere 31 lavoratori, compreso un leader sindacale, per aver protestato contro le condizioni di lavoro nel cantiere dell’aeroporto. Un numero non definito di lavoratori che si sono uniti alla protesta sono stati licenziati e il cantiere aeroportuale è stato pesantemente sorvegliato per impedire ulteriori dimostrazioni.

QATAR

Il Qatar ha ora la prima legge della regione del Golfo che definisce le procedure e i requisiti per le persone a chiedere asilo nel paese. La legge dimostra l’impegno del Qatar nei confronti dei diritti dei rifugiati e serve da esempio per la regione, tuttavia non è all’altezza degli obblighi internazionali del Qatar.

PAKISTAN

Cancellata la condanna a morte per Asia Bibi, la contadina cristiana accusata di blasfemia e condannata alla pena capitale nel 2010 per aver offeso il profeta Maometto. La Corte suprema ha ribaltato il verdetto, la donna tornerà libera e potrebbe essere trasferita in Canada. Violenta la reazione degli islamisti: il suo avvocato, temendo per la vita, è stato costretto ad abbandonare il paese dopo le minacce ricevute da parte degli islamici radicali.

RUSSIA

Un tribunale in Russia ha respinto una causa intentata contro un ragazzo di 16 anni, accusato di aver violato la legge della “propaganda gay” che proibisce qualsiasi informazione positiva sulle “relazioni sessuali non tradizionali” nella discussione pubblica. Maxim Neverov era accusato di aver pubblicato fotografie di giovani uomini con le caratteristiche della propaganda omosessuale. Nell’agosto 2018, la Commissione russa per i minori e la protezione dei diritti dei minori aveva multato Neverov 50mila rubli (760 dollari) per aver violato la legge.

PERÙ

Il presidente Martín Vizcarra ha annunciato il 29 ottobre che Lima concederà il permesso di residenza temporaneo ai venezuelani che ne faranno richiesta entro il 31 dicembre e che sono entrati in Perù prima del 31 ottobre.

TANZANIA

In Tanzania è caccia ai gay: il governo dichiara guerra agli omosessuali. Da lunedì 5 novembre nella provincia di Dar es Salaam, la capitale economica del paese, inizierà la guerra alla comunità LGBTI. A dichiararla il 36enne Paul Makonda, governatore della regione e fedelissimo al presidente.

SUD SUDAN

Il 31 ottobre, come gesto riconciliatorio a sostegno dell’accordo di pace sottoscritto il 12 settembre, il presidente del Sud Sudan Salva Kiir ha graziato due condannati a morte. Si tratta di James Gatdet Dak, già portavoce dell’Esercito di liberazione del popolo sudanese – Opposizione, e di William Endley, un cittadino sudafricano consulente del leader della fazione di opposizione ed ex vicepresidente del paese, Riek Machar, che è previsto rientri in carica nell’ambito dell’attuazione dell’accordo di pace. Endley era stato condannato a morte per tentativo di rovesciare il governo, Gatdet per tradimento.

EGITTO

Haytham Mohamdeen, difensore dei diritti umani e avvocato di diritto del lavoro, è stato rilasciato il 30 ottobre. Mohamdeen era stato arrestato il 18 maggio per “protesta non autorizzata” e “appartenenza a gruppo terroristico” nel contesto di una serie di manifestazioni pacifiche contro le misure di austerità adottate dal governo nonostante a quelle proteste non avesse preso parte, avendo trascorso tutto quel periodo con la sua famiglia.

BAHREIN

Il 4 novembre la Corte d’appello del Bahrein ha annullato un precedente verdetto di assoluzione e ha condannato all’ergastolo Sheikh Ali Salman, segretario generale del partito di opposizione al-Wefaq. Nel 2015, al termine di un processo iniquo, era stato condannato a 4 anni di carcere per le opinioni espresse nel 2012 e nel 2014 (aveva dichiarato che il partito intendeva conquistare il potere con mezzi pacifici e chiamare i responsabili delle violazioni dei diritti umani a rispondere delle loro azioni). Nel 2017 era iniziato un secondo processo, per pretestuose accuse legate a intercettazioni telefoniche. Dopo il proscioglimento del 21 giugno 2018, la pubblica accusa aveva fatto ricorso. La Corte d’appello le ha dato ragione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.