Rassegna 28 gennaio – 3 febbraio 2019

PAKISTAN

Ha raggiunto il Canada dove ha ritrovato la sua famiglia Asia Bibi, la donna pakistana di religione cristiana condannata a morte per blasfemia nel 2010 e assolta definitivamente martedì dalla Corte Suprema. La Corte suprema del Pakistan ha infatti rigettato la richiesta di riapertura del processo di Asia Bibi, scagionata lo scorso ottobre dopo aver passato 9 anni in carcere. Il clima di tensione aveva fatto fuggire le sue figlie, che hanno ottenuto asilo in Canada.

FILIPPINE

Randy Felix Malayao, un uomo impegnato nella promozione dei negoziati di pace tra il governo delle Filippine e il Fronte democratico nazionale filippino (Ndfp), è stato assassinato il 30 gennaio mentre si trovata a bordo di un autobus di linea nel nord del paese. Malayao era un consulente in materia di riforme politiche e costituzionali dell’Ndfp, una coalizione di gruppi armati attivi in varie zone delle Filippine. Da tempo l’Ndfp è impegnato in negoziati di pace col governo filippino. Malayao aveva persino preso parte a un giro di colloqui di pace in Europa, prima che questi venissero annullati dal presidente Rodrigo Duterte.

HONDURAS

Il 27 gennaio migliaia di persone hanno manifestato nella capitale Tegucigalpa e in altre città del paese per chiedere le dimissioni del presidente conservatore Juan Orlando Hernández, che nel 2017 aveva sconfitto per pochi voti l’avversario Salvador nasrallah. L’opposizione ha accusato Hernández di frode elettorale.

BAHREIN

La corte suprema ha confermato il 28 gennaio le condanne all’ergastolo del leader sciita Sheikh Ali Salman e di altri due esponenti del partito Al Wefaq, oggi fuorilegge. Per Al Khaleej, il verdetto s’inserisce nella “guerra fredda” condotta da Arabia Saudita, Emirati Arabi uniti e Bahrein contro il Qatar. I tre imputati sono stati ritenuti colpevoli di aver fatto la spia a favore del Qatar durante le proteste del 2011 contro il governo sunnita del paese.

ZIMBABWE

Il 29 gennaio è stato liberato su cauzione il principale attivista dell’opposizione, il pastore Evan Mawarire. Era stato arrestato il 16 gennaio con l’accusa di aver istigato le recenti proteste contro il governo.

TURCHIA

Un tribunale turco ha ordinato la scarcerazione di Leyla Güven, deputata del partito Hdp. Güven era stata arrestata a gennaio del 2018 per aver criticato l’intervento dell’esercito turco contro le milizie curde in Siria. Da novembre era in sciopero della fame per protestare contro l’isolamento del leader curdo Abdullah Öcalan, in carcere dal 1999.

TAILANDIA

Hakeem al-Araibi, il calciatore ingiustamente incarcerato con status di rifugiato australiano, rimarrà dietro le sbarre in Tailandia fino al 22 aprile. Questo è il risultato di un’udienza di estradizione a Bangkok. Al-Araibi è a rischio di deportazione in Bahrain, dove è stato torturato in passato.

SUDAN

Salah Abdalla “Gosh”, direttore del Servizio nazionale di intelligence e sicurezza del Sudan (NISS), ha annunciato il rilascio questa settimana di 186 detenuti cosiddetti “di protesta”, ma non ha detto nulla sul destino delle centinaia di persone ancora rinchiuse in seguito ai sanguinosi disordini in corso. Da metà dicembre, quando sono iniziate le proteste in tutto il paese, le autorità sudanesi hanno risposto con violenza, uccidendo almeno 51 manifestanti, picchiando e bloccando altre centinaia. I canali televisivi hanno trasmesso interviste a detenuti rilasciati, la maggior parte dei quali hanno parlato di un “trattamento positivo”, dichiarazioni che secondo molti attivisti sono state forzate dal governo.

CINA

Un tribunale cinese ha condannato il fondatore di un sito web di notizie sui diritti umani, Liu Feiyue, a cinque anni di carcere per “incitamento alla sovversione del potere statale”. Le autorità avevano ripetutamente respinto le richieste degli avvocati di Liu di incontrarlo e si sono spinte fino a radiare uno di loro.

EGITTO

Un conduttore televisivo egiziano è stato condannato a un anno di lavori forzati per aver intervistato un omosessuale l’anno scorso. Un tribunale di Giza ha anche multato Mohamed al-Ghiety per 3.000 sterline egiziane (167 dollari) per “promuovere l’omosessualità” sul suo canale TV LTC di proprietà privata. L’omosessualità non è criminalizzata esplicitamente in Egitto, tuttavia, le autorità hanno inasprito i controlli contro comunità LGBT. Arrestano abitualmente persone sospettate di avere un comportamento omosessuale consensuale con l’accusa di dissolutezza, immoralità o blasfemia.