Rassegna 26 novembre – 2 dicembre 2018

HONDURAS

Si è concluso il 29 novembre, di fronte al Tribunale penale nazionale dell’Honduras, il processo nei confronti di otto imputati accusati dell’omicidio di Berta Cáceres, l’ambientalista e leader della comunità nativa Lenca assassinata il 2 marzo 2016. Un ex ufficiale in pensione, un ex soldato, un dirigente della compagnia costruttrice della diga cui l’attivista si opponeva e un maggiore dell’esercito sono stati giudicati colpevoli. Sulla base delle irregolarità riscontrate nel corso delle indagini e durante il processo e poiché i mandanti dell’omicidio non sono stati ancora identificati, Amnesty International ha concluso che il diritto alla giustizia, il diritto alla verità e il diritto alla riparazione non sono stati garantiti.

EGITTO

In Egitto è stato istituito un organismo incaricato di occuparsi di diritti umani: l’Alta commissione permanente per i diritti umani. Di questa tuttavia non faranno parte attivisti o difensori dei diritti umani. Al loro posto vi saranno rappresentanti dei ministeri degli Esteri e dell’Interno (da cui dipende l’Agenzia per la sicurezza nazionale, i servizi di sicurezza civili sospettati della maggior parte delle violazioni dei diritti umani), delle forze armate e di altre agenzie di sicurezza.

EGITTO/2

Il 1° dicembre un tribunale del Cairo ha ordinato il rilascio in libertà vigilata del noto attivista e blogger, Wael Abbas, oggi 43enne, pioniere tra i blogger egiziani. La procura egiziana ha tuttavia annunciato ricorso e si attende una decisione in merito. Abbas è stato critico di ogni governo da Mubarak in poi, scrivendo pezzi che gli hanno valso anche premi giornalistici internazionali. Il 23 maggio è stato arrestato con l’accusa di aver diffuso, tramite il suo blog, “notizie, informazioni e dichiarazioni false allo scopo di arrecare disturbo alla pace pubblica e causare sfiducia nelle istituzioni dello stato”.

CINA

Un tribunale cinese ha rifiutato di concedere il divorzio a una donna che era stata gravemente picchiata dal marito “per dare una possibilità all’uomo”. Nel giugno 2017 il marito picchiò pesantemente lei e la loro figlia. La donna ha richiesto e ottenuto un ordine di protezione. Cinque mesi dopo, ha chiesto il divorzio. Dopo un’udienza, il giudice ha negato la domanda, citando il “valore tradizionale” del matrimonio. Il giudice ha anche detto che, poiché il pestaggio non era “cronico”, non lo considerava come una violenza domestica.

CINA/2

Non si hanno più notizie del fotografo cinese Lu Guang, che con il suo lavoro ha documentato le ricadute sociali dello sviluppo cinese, è stato fermato dalle autorità mentre si trovava nello Xinjiang invitato ad alcune conferenze. Arrivato il 26 ottobre nella regione autonoma cinese, dov’è in corso una campagna di “rieducazione” della minoranza uigura musulmana, Lu è sparito il 3 novembre.

INDIA

Almeno nove persone sono morte nelle violenze scoppiate nel Kashmir indiano tra le forze di sicurezza e la popolazione locale. Dopo l’uccisione di sei ribelli in uno scontro a fuoco nel villaggio di Kapran, nel sud della regione, centinaia di persone sono scese per le strade per protestare e un ragazzo di 15 anni ha perso la vita.

MONDO

Sono più di 30 i giornalisti uccisi da organizzazioni mafiose nel mondo tra il 2017 e il 2018. Lo rivela Reporters sans Frontières nel suo rapporto “I giornalisti, incubo della mafia”, frutto di un lavoro investigativo condotto negli ultimi mesi raccogliendo decine di testimonianze di reporter minacciati, o di parenti e amici di cronisti assassinati.

TIBET

si è spento a 85 anni Palden Gyatso, monaco tibetano ed ex prigioniero di coscienza. Gyatso fu arrestato nel 1959 e passò 33 anni in vari campi di prigionia della Repubblica Popolare Cinese. Il motivo? Rifiutava di ammettere che il Tibet appartenesse alla Cina. Durante questi anni fu torturato brutalmente e vide morire uno a uno tanti suoi compagni di prigionia, di stenti, per la tortura o perché messi a morte. Nell’agosto del 1992 Palden fu rilasciato e scappò subito in India.

MESSICO

Le femministe messicane scendono in piazza e lanciano una raccolta di firme per chiedere l’immediato ritiro di una proposta di legge per legalizzare la maternità surrogata. Si appellano alle organizzazioni internazionali che difendono i diritti delle donne per mobilitarsi insieme a loro e scrivono alla senatrice Olga Sánchez Cordero per ribadire che la Gpa (Gestazione per altri) rappresenta “una violazione dei diritti umani e un attacco alla dignità della donna, permette ì il traffico dei neonati e dà legittimità all’idea che avere un figlio biologico sia un diritto da garantire a spese delle donne più povere del Messico”.