Rassegna 25 febbraio – 3 marzo 2019

TURCHIA

Nuova massiccia operazione in Turchia contro sospetti infiltrati nelle forze armate per conto della rete di Fethullah Gulen, accusata dal presidente Recep Tayyip Erdogan di aver orchestrato il fallito colpo di stato del luglio 2016. La procura di Ankara ha emesso stamani 100 mandati d’arresto, 67 dei quali nei confronti di militari tuttora in servizio attivo presso il comando delle forze di terra. Tra i ricercati c’è anche un civile, impiegato al ministero del Commercio. L’accusa è di aver tenuto contatti con membri dell’organizzazione attraverso schede prepagate e telefoni pubblici per proseguire l’attività eversiva.

EGITTO

Dopo cinque anni di carcere e una campagna mondiale a suo nome, stamane è tornato libero al Cairo il fotogiornalista Mahmoud Abu Zaid, meglio noto come Shawkan, uno dei simboli della repressione imposta dal presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi sull’Egitto. Shakwan era stato arrestato nell’agosto del 2013 mentre stava lavorando con l’accusa di fare parte di un’associazione terroristica.

IRAQ

È stata proposta in Iraq una nuova legge sulla criminalità informatica (“cybercrime”) che gli oppositori hanno bollato come un tentativo di soffocare la libertà di espressione nel paese. La “Legge sui reati informatici” vedrebbe gli attivisti online sottoposti a lunghe pene detentive e a multe robuste per avere semplicemente espresso le loro opinioni. La bozza di legge si avvale di una formulazione ampia e ambigua che criminalizzerebbe i diritti fondamentali alla libertà di espressione a nome della “protezione” “dell’indipendenza, la pace e la politica, la sicurezza militare e gli interessi economici iracheni.”

SUDAN DEL SUD

Le esecuzioni continuano nel Sudan del Sud, dove le autorità hanno giustiziato sette persone a febbraio, tre dei quali appartenevano alla stessa famiglia. Questo segna una tendenza preoccupante, con queste esecuzioni dopo un 2018 in cui lo stato sud sudanese ha giustiziato il maggior numero di persone dalla sua indipendenza nel 2011. Le preoccupazioni sono state sollevate non solo riguardo il numero di esecuzioni, ma anche sul modo in cui sono state eseguite: attivisti hanno evidenziando il fatto che la famiglia dei tre uomini parenti giustiziati è stata informati della loro morte solo dopo che le esecuzioni erano state commesse.

ALGERIA

È stato utilizzato il gas lacrimogeno e sono stati effettuati arresti di massa in Algeria quando migliaia di persone sono scese in piazza il 1o marzo per protestare pacificamente contro il presidente Abdelaziz Bouteflika, in cerca di un quinto mandato. Le dimostrazioni sono iniziate dopo che il presidente, in carica dal 1999, ha annunciato il mese scorso che si sarebbe candidato alle elezioni del 18 aprile. Fra i detenuti arrestati dalla polizia ci sono il vicepresidente della Lega algerina per la difesa dei diritti umani, il presidente del movimento di opposizione Rally di azione giovanile e 20 militanti del gruppo Mouwatana (“Cittadinanza”).

PERU

A seguito di una denuncia di diffamazione presentata da José Antonio Eguren, Arcivescovo di Piura, i giornalisti Paola Ugaz e Pedro Salinas sono ora sotto processo. Nel 2015, i giornalisti avevano pubblicato un controverso libro che dettaglia le accuse di abuso sessuale, psicologico e fisico all’interno del litigioso Sodalizio di vita cristiana (SCV). Per esporre la copertura di terribili maltrattamenti, i giornalisti sono ora le vittime di una repressione mirata della libertà di stampa e devono affrontare una multa e una condanna detentiva di tre anni se giudicati colpevoli.

ARABIA SAUDITA

Due sorelle saudite che sono fuggite a Hong Kong per evitare i maltrattamenti per mano dei loro parenti maschi rischiano ora di essere rimandate in Arabia Saudita. Avendo inizialmente sperato di fuggire in Australia, ma la coppia, di 18 e 20 anni, è stata fermata a Hong Kong dopo che i loro passaporti sono stati revocati dalle autorità saudite. Le sorelle dovranno quindi affrontare un ritorno in Arabia Saudita dove probabilmente dovranno fare fronte a numerose accuse, tra cui quella di apostasia – che comporta una condanna a morte.