Rassegna 22-28 aprile 2019

ARABIA SAUDITA
Martedì in Arabia Saudita sono state eseguite 37 esecuzioni di condanne a morte. Le persone uccise, ha detto il regime saudita, erano state condannate per crimini legati al terrorismo: attacchi con esplosivo a strutture della sicurezza nazionale, uccisione di funzionari pubblici e cooperazione con organizzazioni nemiche del paese. Diverse organizzazioni per la difesa dei diritti umani, tra cui Amnesty International, hanno sostenuto però che la grande maggioranza delle persone uccise facevano parte della comunità sciita, perseguitata dal regime e concentrata nella provincia orientale dell’Arabia Saudita.

HONG KONG
I nove attivisti di Hong Kong che parteciparono alle proteste del “movimento degli ombrelli” – le manifestazioni iniziate nel 2014 per chiedere che gli abitanti di Hong Kong potessero eleggere liberamente i loro leader senza ingerenze da parte del governo della Cina – sono stati condannati fino a un massimo di 16 mesi di carcere. Il docente di sociologia Chan Kin-man, 60 anni, e il docente di legge Benny Tai, 54 anni, hanno entrambi ricevuto pene detentive di 16 mesi, così come il reverendo battista Chu Yiu-ming, 75 anni, la cui pena però è stata sospesa per due anni con la condizionale.

EGITTO
In Egitto è stata definitivamente approvata tramite referendum la modifica alla Costituzione che permetterà al presidente Abdel Fattah al Sisi di stare al potere fino al 2030. Circa l’89% degli elettori ha votato a favore dell’emendamento costituzionale, già approvato dal Parlamento egiziano lo scorso 16 aprile, mentre l’affluenza è stata del 44%. La correttezza delle operazioni di voto e la libertà delle opposizioni di poter esprimere la propria idea sono state però insufficienti per parlare di un voto democratico e libero: il regime egiziano ha monopolizzato tutta l’informazione pre-elettorale e diversi egiziani hanno raccontato di avere ricevuto offerte di soldi e cibo per andare a votare e garantire un’affluenza sufficiente da considerare valido il referendum

MYANMAR
La Corte Suprema del Myanmar ha rifiutato la possibilità di ricorrere in appello ai due giornalisti di Reuters condannati per avere violato alcuni segreti di stato per una loro inchiesta sulle violenze compiute contro la popolazione della minoranza rohingya, di religione musulmana. Kyaw Soe Oo e Wa Lone furono arrestati nel dicembre del 2017, e condannati nel settembre 2018 a sette anni di carcere.

SUDAN
In Sudan i leader delle proteste che hanno portato alla fine del regime trentennale dell’ex presidente Omar al Bashir hanno annunciato di avere interrotto i rapporti con il Consiglio militare di transizione, l’organo formato da militari che ha preso il potere dopo l’arresto di Bashir. I colloqui tra civili e militari proseguivano dal colpo di stato, anche se erano per lo più basati sulla reciproca diffidenza.

ITALIA
Sì alle richieste di asilo dei migranti omosessuali. Da martedì la Cassazione ha fissato un ulteriore paletto a tutela degli stranieri che pur non scappando da Paesi in guerra possono ottenere in Italia la protezione sussidiaria – quella umanitaria è stata abolita da Salvini – per il loro orientamento sessuale. I giudici della Cassazione hanno accolto il ricorso presentato da un ivoriano che si era visto rigettare la richiesta di asilo sia dalla commissione territoriale di Crotone sia dalla corte di Appello.

PAKISTAN
Secondo un rapporto dell’organizzazione non governativa britannica “Reprieve”, che ha preso in esame 310 condanne a morte emesse in Pakistan dal 2010 al 2018, nel 78 per cento dei casi il verdetto è stato annullato dalla Corte suprema. Tra i motivi che hanno spinto la Corte suprema pachistana ad annullare le condanne a morte, si citano testimonianze inverosimili, confessioni involontarie o ritrattate, prove insufficienti o manipolate e l’assenza di un movente.

INDONESIA
Secondo la Commissione generale delle elezioni (KPU) dell’Indonesia, 272 lavoratori sono morti per affaticamento e cause riconducibili alle numerose ore trascorse a contare milioni di schede elettorali. Il portavoce della KPU, Arief Priyo Susanto, ha inoltre detto che almeno 1.878 persone si sono ammalate dopo giorni passati a contare i voti. Si stima che circa 7 milioni di persone siano state impegnate dal giorno del voto, il 17 aprile, per fornire aiuto e tenere sotto controllo la regolarità dello scrutinio. A molte di loro sono stati imposti lunghi turni di lavoro in ambienti sovraffollati, caldi e con poco ricambio d’aria.

HONG KONG
Migliaia di persone hanno manifestato a Hong Kong, chiedendo al Parlamento di rinunciare alle modifiche alle leggi sulle estradizioni, per il trasferimento di sospetti di vari crimini verso la Cina continentale. Gli oppositori della proposta temono che le nuove regole possano ulteriormente aumentare l’influenza del governo cinese su Hong Kong, che pur essendo territorio della Cina mantiene una propria autonomia. Oltre agli attivisti, anche aziende e uomini di affari si sono espressi contro le modifiche alle regole sulle estradizioni.