Rassegna 19-25 novembre 2018

MALDIVE

Il 21 novembre, è stato rilasciato Lahiru Madhushanka, un cittadino dello Sri Lanka che ha trascorso tre anni in un carcere dell’arcipelago. Madhushanka è stato riconosciuto “estraneo ai fatti addebitatigli”. Per 37 mesi, dal 25 ottobre 2015, la giustizia maldiviana ha ritenuto questo ignaro conducente di autobus un cecchino di professione incaricato di assassinare l’allora presidente Abdulla Yameen Abdul Gayoom. Lahiru Madhushanka ha trascorso buona parte della prigionia in isolamento, periodicamente picchiato e regolarmente privato delle cure mediche di cui aveva bisogno.

EMIRATI ARABI UNITI

Matthew Hedges, uno studente britannico che stava svolgendo un dottorato di ricerca negli Emirati Arabi Uniti, è stato condannato all’ergastolo per “spionaggio”. Fortunatamente, in seguito alle pressioni da parte del segretario degli esteri britannico e alle proteste internazionali, il trentunenne britannico ha ricevuto la grazia presidenziale. Tuttavia, gli Emirati Arabi Uniti hanno continuato a insistere sul fatto che Hedges fosse una spia.

TURCHIA

Il 20 novembre la Corte europea dei diritti umani ha giudicato che la reiterata estensione, da parte della giustizia della Turchia, della detenzione preventiva del leader dell’opposizione Selahattin Demirtaş è dovuta a motivi politici, viola gli articoli 5.3 e 18 della Convenzione europea dei diritti umani e “soffoca il pluralismo e la libertà di dibattito politico”. Selahattin Demirtaş, ex co-presidente del Partito democratico del popolo (Hdp, all’opposizione), è in detenzione preventiva da oltre due anni.

STATI UNITI

Per un giudice federale di Detroit, nel Michigan, la legge che vieta le mutilazioni genitali femminili negli Stati Uniti è incostituzionale. La sentenza, contestata dalle associazioni per i diritti umani, ha portato così all’assoluzione di due dottori e altre 6 persone incriminate per aver sottoposto delle bimbe a questa pratica. Secondo il giudice distrettuale Bernard Friedman, il Congresso non aveva l’autorità per adottare la legge del 1996 che ha messo al bando le mutilazioni genitali perché questa autorità appartiene ai singoli Stati.

STATI UNITI/2

In Ohio si sta discutendo una legge che renderebbe illegale l’aborto dalla sesta settimana di gravidanza (quando molte donne ancora non sanno di essere incinte). La legge prevede pene fino a un anno di carcere e 2.500 dollari di multa, senza eccezioni per i casi di stupro o incesto. I repubblicani che hanno proposto il provvedimento si aspettano che la legge venga impugnata in tribunale e finisca davanti alla corte suprema a maggioranza conservatrice. La corte potrebbe decidere di ribaltare la sentenza del 1974 che difende il diritto all’aborto in tutto il paese.

HONG KONG

È iniziato lunedì 19 novembre al tribunale di West Kowloon il processo nei confronti di nove attivisti del “movimento degli ombrelli”, che per 79 giorni tra settembre e dicembre del 2014 organizzò e promosse manifestazioni pacifiche di massa per chiedere riforme democratiche alle autorità di Hong Kong, tra le quali l’elezione diretta del governatore della città-stato tornata alla Cina nel luglio 1997.

FRANCIA

Il 17 e il 18 novembre migliaia di persone hanno manifestato contro l’aumento del prezzo della benzina voluto da Emmanuel Macron e contro le sue scelte ostili alle auto. Le proteste dei “gilet gialli” si sono diffuse anche nel dipartimento d’oltremare della Réunion. Il 20 novembre è stato decretato il coprifuoco notturno su metà dell’isola dopo quattro giorni di proteste, a tratti violente, che hanno portato anche alla chiusura delle scuole e dell’aeroporto. Trenta agenti sono rimasti feriti, di cui uno gravemente, e 24 persone sono state fermate dalla polizia.

RUSSIA

La corte europea dei diritti umani (Cedu) ha accolto il ricorso presentato dal politico russo Aleksej Navalnyj, stabilendo che i sette arresti che ha subìto tra il 2012 e il 2014 miravano a “sopprimere il pluralismo politico”.

MESSICO

Centinaia di persone si sono riunite a Tijuana vicino al centro che ospita la carovana di migranti centroamericani partiti il 12 ottobre dall’Honduras per gridare slogan violenti e razzisti. Secondo il sindaco di Tijuana, Juan Manuel Gastélum, la città non è attrezzata ad accogliere “la valanga” di migranti che potrebbe arrivare nei prossimi giorni. Il 20 novembre un giudice federale statunitense ha bloccato l’ordine, emesso dal presidente Donald Trump, di impedire ai migranti che attraversano illegalmente il confine meridionale di chiedere asilo.

BIRMANIA

Il rientro dei profughi rohingya in Birmania, che sarebbe dovuto cominciare il 15 novembre, è stato sospeso e rimandato al 2019 in seguito alle proteste scoppiate nei campi che li ospitano nella provincia di Cox’s Bazar. Più di 720mila rohingya, minoranza musulmana non riconosciuta dalla Birmania, erano scappati nel settembre del 2017 dalle violenze dell’esercito birmano nello stato del Rakhine. I governi di Bangladesh e Birmania si erano accordati per organizzare il rientro dei profughi, ma secondo l’Onu, le ong e gli stessi rohingya non ci sono le condizioni di sicurezza necessarie.