Rassegna 15-21 aprile 2019

ALGERIA

Decine di migliaia di persone hanno manifestato in diverse città dell’Algeria per il nono venerdì consecutivo. Le proteste sono continuate anche dopo le dimissioni di Abdelaziz Bouteflika, presidente algerino in carica per quasi 20 anni, e l’annuncio di nuove elezioni presidenziali per il prossimo 4 luglio. I manifestanti chiedono riforme radicali, un vero pluralismo politico e che si metta fine alla corruzione dilagante. Inoltre vogliono che si dimettano anche il presidente ad interim Abdelkader Bensalah e il primo ministro ad interim Noureddine Bedoui, considerati troppo vicino a Bouteflika.

TURCHIA

La Commissione elettorale turca ha concluso il riconteggio dei voti e ha stabilito che il Partito Popolare Repubblicano (CHP), il principale partito di opposizione turco, ha vinto le elezioni amministrative nella capitale Ankara e a Istanbul, la più grande città del paese. Le elezioni si erano tenute il 31 marzo e avevano visto un lieve vantaggio del CHP sull’AKP, il partito del presidente Recep Tayyip Erdoğan; in particolare a Istanbul il primo avrebbe preso il 48,79 e il secondo il 48,51 per cento dei voti. Erdoğan aveva fatto però ricorso, mentre le tv e i giornali – in gran parte controllati dal governo – avevano iniziato a parlare di brogli accusando implicitamente l’opposizione di aver truccato le elezioni.

IRAN

La pugile iraniana Sadaf Khadem, che sabato scorso è diventata la prima donna iraniana a partecipare – e a vincere – in un combattimento ufficiale internazionale, non è rientrata in Iran ma è rimasta, insieme al suo allenatore Mahyar Monshipour, in Francia, dove si era disputato l’incontro. Khadem ha deciso di non tornare in patria perché su di lei e sul suo allenatore peserebbe un mandato d’arresto: sarebbe accusata di avere violato la legge iraniana non indossando lo hijab durante l’incontro, mentre il suo allenatore sarebbe accusato di complicità.

STATI UNITI

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha messo il veto su una risoluzione bipartisan approvata da Camera e Senato, che chiedeva di terminare il sostegno militare all’Arabia Saudita nella guerra in Yemen. La decisione era passata in Senato il 13 marzo con 54 voti favorevoli e 46 contrari, ed era stata ratificata dalla Camera a inizio aprile, con 247 voti a favore e 175 contro. Trump ha spiegato il veto dicendo che «questa risoluzione è un tentativo non necessario, pericoloso di provare a indebolire i miei poteri costituzionali, mettendo in pericolo le vite di cittadini americani e di militari coraggiosi, sia ora che in futuro».

REGNO UNITO

La polizia britannica ha arrestato più di 100 manifestanti e attivisti del gruppo britannico “Extinction Rebellion”, che lunedì aveva organizzato una manifestazione a Londra per chiedere ai governi di intraprendere azioni a favore del clima. Ieri i manifestanti avevano bloccato il traffico a Waterloo Bridge, Marble Arch, Parliament Square e Piccadilly Circus, tutti posti della città molto noti e frequentati, e verso sera la polizia aveva iniziato ad arrestare le persone che si trovavano sul Waterloo Bridge nel tentativo di sgomberarlo.

GUINEA EQUATORIALE

Accogliendo l’appello della Comunità degli stati di lingua portoghese, il presidente della Guinea Equatoriale Teodoro Obiang Nguema ha annunciato l’imminente presentazione al parlamento di un provvedimento per l’abolizione della pena di morte. Nel paese è in vigore una moratoria sulle esecuzioni, proclamata nel gennaio 2014 pochi giorni dopo la messa a morte di nove prigionieri condannati per omicidio.