Rassegna 14-20 gennaio 2019

ZIMBABWE

La polizia dello Zimbabwe ha arrestato Evan Mawarire, un popolare pastore e attivista locale, con l’accusa di essere stato tra i promotori delle proteste contro il rincaro dei prezzi del carburante deciso dal presidente Emmerson Mnangagwa. Mawarire, che è conosciuto per il suo impegno per il rispetto dei diritti civili nel paese e che nel 2016 aveva organizzato manifestazioni contro l’ex dittatore Robert Mugabe, è stato arrestato ad Harare, la capitale. Negli scontri, cinque persone sono state uccise mentre altre 25 persone sono state curate per ferite da arma da fuoco.

TURCHIA

Secondo l’agenzia di news turca Anadolu, la Turchia starebbe cercando di ottenere l’estradizione di Enes Kanter, giocatore turco della squadra di basket NBA dei New York Knicks, che vive negli Stati Uniti da diversi anni. Kanter, che da tempo è un duro critico del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, era stato condannato lo scorso anno con l’accusa di far parte di un “gruppo terroristico armato”, cioè dell’organizzazione del predicatore turco Fethullah Gülen, che dal 1999 vive in esilio autoimposto in Pennsylvania.

BRASILE

I brasiliani LGBT temono il peggio sotto il nuovo presidente del Brasile. Jair Bolsonaro, infatti, ha chiesto al suo ministro per i diritti umani di ignorare tutte le denunce e le violazioni che coinvolgono lesbiche, gay, bisessuali e transgender brasiliani. Ovviamente non ha predisposto nessun organo sostitutivo che possa occuparsi di queste denunce.

ARABIA SAUDITA

Nella sua prima intervista da quando ha raggiunto la sicurezza in Canada, l’adolescente saudita Rahaf Mohammed al-Qunun si è impegnata a usare la sua nuova libertà per promuovere i diritti delle donne in Arabia Saudita e per chiedere la fine del sistema di tutoraggio maschile. La ragazza, che aveva tentato di scappare in Australia dalle violenze inflitte dalla sua famiglia, era stata bloccata in Tailandia. Grazie alle sue denunce su Twitter ha ottenuto l’asilo in Canada.

POLONIA

Migliaia di persone si sono radunate in città di tutta la Polonia dopo il fatale accoltellamento del sindaco di Danzica Paweł Adamowicz per protestare contro ciò che alcuni dicono essere una pervasività strisciante di incitamento all’odio nel discorso nazionale polacco. Adamowicz era un forte sostenitore dei diritti LGBT e dei rifugiati.

SUDAN

La violenza contro i manifestanti anti-governativi in Sudan continua. Domenica scorsa, la polizia sudanese ha sparato gas lacrimogeni contro la folla che protestava contro il regime del presidente Omar al-Bashir a Khartoum. Attivisti sudanesi e operatori sanitari stimano che almeno 40 persone siano state uccise, compresi i bambini, dall’inizio delle proteste, lo scorso 19 dicembre.

CECENIA

Il network russo in difesa dei diritti LGBT ha denunciato una nuova ondata di persecuzioni contro gli omosessuali in Cecenia, la repubblica della Federazione russa a maggioranza musulmana. Circa 40 persone sarebbero state arrestate e due uccise in carcere dopo le torture, denunciano gli attivisti. Le autorità cecene hanno immediatamente smentito le accuse, che arrivano a due anni dalla protesta internazionale scoppiata dopo che molti omosessuali ceceni hanno rivelato di essere stati torturati dalle forze dell’ordine.

TAILANDIA

Centinaia di persone sono scese in strada in Tailandia dopo che il governo militare ha rinunciato alla sua promessa di tenere elezioni a febbraio. È la quinta volta che la giunta militare, che ha preso il posto in un colpo di stato senza spargimento di sangue nel 2014, ha rinviato le elezioni e ha impedito il ritorno della nazione alla democrazia.

GHANA

Ahmed Hussein Divela è stato assassinato a Madina, sobborgo della capitale del Ghana. Due uomini a bordo di una motocicletta lo hanno colpito con tre colpi d’arma da fuoco mentre era alla guida della sua auto. Il 34enne Ahmed faceva parte della squadra investigativa dei giornalisti sotto copertura guidati da Anas Aremayaw Anas, il reporter africano più temuto nel continente. Oltre a denunciare la corruzione delle più alte cariche governative, Ahmed aveva anche contribuito a smascherare il marcio del calcio africano e ghanese. Inoltre, aveva recentemente presentato denuncia dopo che un deputato del partito al governo aveva trasmesso la sua foto alla televisione nazionale, promettendo una ricompensa a chiunque lo avesse picchiato.

MAROCCO

Il 17 gennaio la corte d’appello di al-Hoceima ha confermato la condanna di Nawal Benaissa, leader del movimento di protesta Hirak el-Rif. Arrestata ben quattro volte tra giugno e settembre 2017, nel febbraio 2018 Nawal Benaissa è stata condannata a 10 mesi di carcere, con sospensione della pena, e a una multa di 500 dirham (circa 46 euro) per “protesta in una manifestazione non comunicata”, “offesa a pubblico ufficiale” e “istigazione a commettere atti di violenza”. Le proteste del movimento Hirak el-Rif sono iniziate nella città di al-Hoceima nell’ottobre 2016. I manifestanti chiedono la giustizia sociale e la fine dell’emarginazione subita dalle comunità locali.