Rassegna 12-18 novembre 2018

EGITTO

I giudici del Cairo hanno disposto altri 45 giorni di detenzione preventiva per Amal Fathy, la moglie di Mohamed Lofty, consulente legale della famiglia di Giulio Regeni. Fathy è stata accusata di appartenenza a un movimento terroristico, diffusione di “idee terroristiche” e pubblicazione di notizie false.

NIGERIA

A scuola le studentesse di Lagos potranno indossare l’hijab, il velo corto della tradizione islamica: lo ha stabilito il governo che amministra la metropoli nigeriana, sull’onda di polemiche tornate a divampare nei giorni scorsi, a fronte di un contenzioso giudiziario in corso ormai da anni. L’hijab dovrà essere “corto, elegante, pulito e dello stesso colore dell’uniforme”. Secondo il governo dello Stato di Lagos, la decisione risponderebbe all’esigenza che “nessuno sia discriminato sulla base della religione”.

CONGO

“Basta parole: è ora di passare ai fatti”: è l’appello lanciato alla popolazione dal Coordinamento interstudentesco di Beni, città del Nord Kivu negli ultimi quattro anni scossa dagli attacchi di milizie ribelli. Blocco pacifico dei veicoli della missione di peacekeeping dell’Onu e aiuti ai profughi sono alcune delle iniziative proposte per incoraggiare le istituzioni congolesi e i “caschi blu” a intervenire affinché’ pace e sicurezza siano ripristinate. Il Coordinamento denuncia che dal 2 ottobre 2014, la regione di Beni è stata teatro da ripetuti massacri di civili da parte di milizie che hanno causato oltre 2.700 morti.

IRLANDA

Secondo una sentenza del tribunale irlandese di Cork, un uomo è stato assolto dall’accusa di stupro perché la vittima indossava un tanga in pizzo. L’avvocato difensore del 27enne ha mostrato in aula la biancheria intima che la vittima di 17 anni indossava al momento della violenza. In seguito all’assoluzione è esplosa la protesta. Il gruppo “Donne d’Irlanda” ha invitato le utenti social a mostrare la propria lingerie accompagnata dall’hashtag #ThiIsNotConsent.

PAKISTAN

Buone notizie dal Pakistan, dove una proposta di legge per porre fine al matrimonio dei bambini è stata inviata al Senato. Circa il 21% delle ragazze pakistane è sposata all’età di 18 anni e il 3% prima dei 15. Se il governo appoggia gli emendamenti proposti, ciò comporterà un importante primo passo verso la fine del matrimonio infantile nel paese.

MALAYSIA

Il governo della Malaysia sta per proporre al parlamento l’abolizione della pena di morte. Il ministro de facto della giustizia Liew Vui Keong ha comunicato la decisione al parlamento, ma pare che qualcuno voglia mantenere la pena capitale per il reato di omicidio.  Se il parlamento approverà la decisione, la pena sarà sostituita con un minimo di trent’anni di carcere.

EL SALVADOR

È iniziato lunedì il processo a Imelda Cortez, una ragazza di 20 anni. Imelda si trova in carcere da mesi per aver provato ad abortire dopo essere rimasta incinta del patrigno che l’aveva violentata. L’accusa è quella di omicidio aggravato. El Salvador è uno dei paesi con le leggi più restrittive al mondo sui temi di diritti delle donne: l’interruzione di gravidanza, ad esempio, è vietata in qualsiasi caso.

ARABIA SAUDITA

Da alcuni giorni diverse donne in Arabia Saudita hanno cominciato a indossare l’abaya (lungo vestito nero che copre tutto il corpo lasciando scoperti solo il viso, i pedi e le mani) al contrario per protestare contro gli obblighi molto severi che riguardano l’abbigliamento femminile nel regno governato dal principe ereditario Mohammed Bin Salman. Molte di loro stanno condividendo le loro foto su Twitter con l’hashtag “inside out abaya”, una protesta inedita nel paese arabo più restrittivo per quanto riguarda la libertà di scelta delle donne e i loro diritti.

TURCHIA

Tredici professori universitari sono finiti in carcere con l’accusa di essere legati all’associazione Cultura Anatolica guidata dal filantropo Osman Kavala, in carcere da oltre un anno senza essere ancora stato incriminato. Non è chiaro quali accuse siano loro rivolte. Kavala è sospettato di aver utilizzato e fomentato le proteste per il parco Gezi scoppiate nel 2013 nel tentativo “di sovvertire l’ordine democratico attraverso il caos e la violenza” e di aver intessuto un legame con l’organizzazione del religioso in autoesilio negli Usa, Fethullah Gulen, accusato da Ankara di aver orchestrato il fallito golpe del luglio 2016.

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