Rassegna 10-16 dicembre 2018

UNGHERIA

Negli scorsi giorni 10mila ungheresi sono scesi in piazza contro la riforma del lavoro, la cosiddetta “legge degli schiavi”. Questa prevede un aumento da 250 a 400 delle ore di straordinario consentite all’anno e permette alle aziende un pagamento dilazionato in due anni.

CINA

La repressione della chiesa cristiana si intensifica in Cina. Il 9 e il 10 dicembre, agenti di polizia hanno preso in custodia il pastore Wang Yi e più di 100 congregati di una chiesa protestante indipendente a Chengdu. La Chiesa era considerata “clandestina” perché non era registrata presso il governo.

BAHRAIN

Il calciatore del Bahrein Hakeem al-Araibi è stato portato al tribunale penale di Bangkok, dove la sua detenzione è stata prorogata per 60 giorni, così la Tailandia può preparare la sua estradizione in Bahrain, un paese in cui ha dichiarato di essere stato torturato. Al-Araibi è un ex membro della squadra nazionale del Bahrain, arrestato in seguito alle proteste della primavera araba del 2011 in quel paese. È un rifugiato riconosciuto in Australia, dove ora vive. Al-Araibi è stato arrestato all’aeroporto di Bangkok il mese scorso dopo aver volato in Tailandia in luna di miele con sua moglie. La sua detenzione è avvenuta sulla base di un mandato di arresto dell’Interpol emesso su richiesta del Bahrain.

CAMERUN

Il 13 dicembre il presidente del Camerun Paul Biya ha graziato 289 detenuti delle regioni anglofone del paese, dove è in corso una sanguinosa rivolta per avere migliori condizioni economiche e contro l’uso della lingua francese. Solo nell’ultimo anno, questa rivolta ha registrato centinaia di morti. Tra i rilasciati c’è il giornalista e attivista per i diritti umani Michel Biem Tong, arrestato quasi due mesi fa.

TOGO

Sono almeno quattro le persone che hanno perso la vita negli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine tra Lomé e Sokodé, nel centro del Togo. Da più di un anno i manifestanti scendono in piazza contro il governo autoritario di Faure Gnassingbé.

STATI UNITI

Una bambina guatemalteca di 7 anni, due giorni dopo aver attraversato il confine tra il Messico e gli Stati Uniti con suo padre e altri 161 richiedenti asilo, è morta, probabilmente per una sindrome da shock settico. La bambina era stata fermata con suo padre dagli agenti di frontiera americani ed era sotto la custodia delle forze dell’ordine quando ha cominciato a stare male. Nei giorni precedenti aveva mangiato e bevuto pochissimo. Negli Stati Uniti i media si stanno occupando estesamente della vicenda, indagando sul perché la bimba non abbia ricevuto le cure necessarie in tempo.

IRLANDA

Il 14 dicembre il Parlamento irlandese ha approvato una legge che legalizza l’aborto. Per entrare in vigore, il disegno di legge ha bisogno della firma del presidente Michael D. Higgins. Una volta approvato, le donne irlandesi avranno diritto a interrompere volontariamente la gravidanza a partire da gennaio 2019. A maggio si era tenuto uno storico referendum che ha visto il Sì all’aborto vincere con il 66,4 per cento dei voti a favore.

NICARAGUA

Il governo del presidente Daniel Ortega ha iniziato una vasta repressione contro la stampa libera e gli attivisti in Nicaragua. Il governo ha chiuso nove rispettate organizzazioni non governative e ha fatto irruzione in molti dei loro uffici. Tra il 29 novembre e il 13 dicembre, il Congresso ha tolto loro la registrazione legale, costringendoli effettivamente a chiudere. La notte del 13 dicembre, la polizia nazionale ha fatto irruzione in cinque di queste organizzazioni e negli uffici di un media indipendente, confiscando molti documenti e computer.