Home » Scritti » Articoli » Quel clima di impunità che spaventa

Quel clima di impunità che spaventa

L’ISIS non ha tardato a rivendicare l’attentato che, in Egitto, ha colpito la minoranza religiosa copta che stava celebrando la domenica delle Palme.

A essere prese di mira, due chiese nelle località di Tanta e Alessandria. Le vittime sono una quarantina, molti di più i feriti.

I copti egiziani sono la più ampia minoranza del Paese: costituiscono infatti il 10% della popolazione egiziana.

Il duplice attacco è stato un duro colpo per la comunità dei cristiani copti, che sono già stati attaccati a più riprese dagli estremisti islamici.

Al Cairo, nel dicembre 2016, un attentatore era riuscito a uccidere ventinove persone che pregavano nella Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo.

Altri episodi si sono verificati recentemente nella penisola del Sinai.

Ad Al Arich, nel nord del Sinai, sette persone sono state uccise brutalmente. Pochi giorni prima lo Stato Islamico aveva messo in circolazione un video che prometteva di prendere di mira i copti.

La paura e l’aumento degli episodi di violenza hanno spinto diverse famiglie copte ad abbandonare Al Arich: troppo pericoloso restare in un territorio dove le infiltrazioni jihadiste sembrano ormai sfuggire al controllo dell’esercito egiziano.

Anche adesso, rivendicando il duplice attacco, l’ISIS ha parlato esplicitamente di voler “liberare” l’Egitto dai cristiani. E’ facile capire perché, nonostante le rassicurazioni del governo, la comunità copta si senta oggi ancora meno sicura.

Forti sono state le proteste subito dopo il duplice attentato: la principale accusa rivolta allo Stato egiziano è stata quella di non proteggere a sufficienza i suoi cittadini cristiani.

E, secondo molti copti, nel Paese si respira un clima di impunità per chi colpisce gli appartenenti a questa minoranza.

A fronte di queste critiche al Sisi ha fatto appello, ancora una volta, all’unità del popolo egiziano contro la minaccia del terrorismo radicale, proclamando tre mesi di stato d’emergenza.

I luoghi più sensibili del Paese saranno messi sotto sorveglianza attraverso il dispiegamento di unità speciali dell’esercito.

Ma nonostante le misure messe in campo, grave è l’apprensione in vista dell’arrivo del Papa, il cui arrivo in Egitto è previsto fra tre settimane.

Nel frattempo, in queste giornate così dense di gravi notizie, uno spiraglio di umanità arriva proprio dall’Egitto. Numerosi cittadini della città di Tanta, molti dei quali di fede musulmana, venuti a conoscenza della necessità di trasfusioni per i feriti, si sono recati presso le moschee dove era stata allestita una raccolta di sangue d’emergenza.

Sembra una notizia di poco conto, ma di questi tempi bisogna far tesoro degli atti di umanità e solidarietà. Gesti semplici, che tentano di contrastare il clima di odio e terrore che il radicalismo jihadista vorrebbe instaurare con i suoi atti di feroce violenza.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*