Per la Sinistra nessun maquillage, serve una nuova aspirazione

Huffington Post

23/09/2018

In questi mesi che hanno segnato l’inizio dell’esperienza di governo gialloverde di ispirazione nettamente nazionalista e di destra, è apparso chiaro come essa si iscriva in un più generale movimento che punta a indebolire l’Europa e i suoi fondamenti costitutivi, a virare il popolarismo europeo verso posizioni sempre più intransigenti e illiberali e a ridurre la Sinistra europea una ridotta minoranza. Si tratta di una vera e propria ideologia, che per il momento pare conquistare anche la maggioranza delle opinioni pubbliche nazionali, con poche eccezioni.

Il consolidamento dei legami tra i paesi del gruppo di Visegrad e le forze nazional-populiste italiane e francesi, l’avanzata della destra in un paese storicamente orientato a Sinistra come la Svezia sono solo gli epifenomeni di un movimento più profondo che per ora la Sinistra non è stata in grado di contrastare. Anche il recente voto del Parlamento europeo che chiede l’attivazione dell’articolo 7 del TUE nei confronti dell’Ungheria di Orban, passaggio storico per l’assemblea di Strasburgo, rischia di essere vanificato dai veti dei governi in seno al Consiglio Europeo che dovrà recepire il voto del Parlamento. Sono netti i tratti distintivi di questa ideologia che, per rivendicare il ritorno all’Europa delle patrie, alimenta di paura e rancore le opinioni pubbliche.

Di fronte a tutto ciò, la Sinistra europea deve essere in grado di reagire a quella che oggi è una condizione di reale subalternità. Risulta pertanto molto chiaro che anche la Sinistra deve riprendere il suo spazio, in Italia e in Europa. Uno spazio politico che la collochi nuovamente in sintonia con i bisogni e le aspettative di chi ha maggiormente sofferto le politiche di globalizzazione che tutti gli Stati nazionali hanno praticato (anche quelli con matrice di Sinistra purtroppo). Uno spazio che parta dai moltissimi cittadini in difficoltà: non si può prescindere da un welfare universalistico che garantisca livelli di sanità e istruzione adeguati a chiunque, senza la classica distinzione tra abbiente e non abbiente. Bisogna trovare la chiave per coniugare sicurezza con i legittimi diritti dei cittadini.

Lo diciamo per l’ultima volta: il progetto che abbiamo messo in campo lo scorso 4 marzo è stato generoso, ma insufficiente. Ha compreso che c’era un grande spazio a Sinistra, ma non ha saputo interpretarlo con la dovuta forza e con strumenti adeguati. Ma basta recriminazioni, guardiamo avanti. Guai a credere o a pensare di essere autosufficienti per interpretare la complessa fase attuale. Guai a pensare che un congresso fondativo sia la panacea di tutti i mali o l’ancora salvifica. Abbiamo bisogno di essere parte attiva, fondamentale, di un grande processo di riorganizzazione complessivo della Sinistra, che non riguardi solo Articolo 1, ma tutte quelle forze che condividono questa necessità. Non dev’essere un assemblaggio organizzativo o un’operazione di maquillage sulla denominazione, ma una vera e propria nuova aspirazione, dove si recuperi anche uno spazio per i rapporti personali e le storie di ognuno. I punti fermi li abbiamo già indicati nel documento di luglio: adesione al PSE, ricerca di confronto (senza sconti) con il Partito Democratico e con tutte quelle forze politiche che condividono la necessità di andare oltre gli attuali schemi. Le stesse forze che sceglieranno l’Europa e la vorranno politica, attenta e disponibile a risolvere i problemi dei cittadini. Un’Europa che avvii un welfare europeo e una politica estera comune. Crediamo che solo così si possa nuovamente coltivare la speranza di tornare ad essere decisivi per le vite di milioni di cittadini.

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