Per affrontare la crisi siriana serve un maggiore protagonismo europeo

È difficile sfuggire alla sensazione percepita dall’opinione pubblica europea secondo cui attorno al conflitto siriano, che dura ormai da più di sette anni, l’Europa appare divisa e debole. È una sensazione che provo anche io, pur vivendo da vicino le istituzioni.

La tragica situazione siriana dovrebbe spingere l’Unione europea ad assumere un protagonismo che esprima ad alta voce una posizione univoca condivisa da tutti i suoi Stati membri. L’Europa infatti dovrebbe essere molto più interessata degli Stati Uniti alla soluzione della crisi siriana, se non altro perché in questa vicenda pesano due elementi che per noi sono determinanti, la minaccia del terrorismo e la questione dei rifugiati. Tuttavia, questo protagonismo è rimasto assente dal panorama politico e diplomatico delle ultime settimane e ciò lo si deve principalmente a due motivi. Da un lato, l’Unione europea si trova in balia di una politica estera che mostra ancora numerose debolezze che derivano dalle profonde divisioni presenti all’interno dell’Europa: appare evidente che quando ci sono due Paesi come Gran Bretagna e Francia che unilateralmente partecipano al raid e semplicemente informano l’Unione europea delle loro azioni significa che non c’è in campo una politica unitaria dal punto di vista europeo. Il protagonismo di Francia e Regno Unito ha ormai smesso di sorprendere, anche se il fatto di aver colonizzato i Paesi di quell’area fino a cent’anni orsono non giustifica il loro agire unilaterale, come se fossimo ancora ai tempi dell’accordo Sykes-Picot.

Il secondo elemento che impedisce l’imporsi di una voce europea sul tema è la mancanza di un grande sforzo da parte delle istituzioni europee nel proporre con ferma determinazione l’esigenza di una politica comune. È vero che si scrivono molte parole sul tema, ma poi, in realtà, nei fatti non si producono le necessarie correzioni.

Penso che il nostro obiettivo in questo quadro sia quello di preparare la pace a partire dai complicati negoziati di Ginevra. Per questo mi auguro e spero che la conferenza sulla Siria indetta per la prossima settimana sotto l’egida dell’Unione europea e dell’Onu non si limiti a fotografare la situazione, ma sia capace di mettere in campo un piano strategico aderente alla realtà che è nettamente mutata in questi anni e impegni tutti, a partire dai Paesi europei, a perseguire l’obiettivo. Qualcosa di davvero importante, è bene ricordarlo, l’Unione europea già lo sta facendo, ad esempio attraverso le risorse finanziarie destinate agli aiuti umanitario, tuttavia senza un vero piano strategico il rischio è quello di non riuscire a dare un’impronta per riavviare il difficoltoso negoziato iniziato a Ginevra che fino ad oggi non ha portato assolutamente ad alcuna soluzione. Questo non deve farci arrendere, ma piuttosto deve indurci a ricercare nuove vie che permettano di proseguire più efficacemente il lavoro attorno a questo tavolo, perché è nostro dovere non deflettere mai dall’obiettivo della pace.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.