Lo
spettro della disoccupazione minaccia l'Europa. A rischiare
sono soprattutto i più giovani. Lo svedese Jan Anderson
chiede una "Nuova Era" come nell'America fine anni
'20. Tecnologie ambientali, infrastrutture sostenibili ed
apprendimento permanente sono le chiavi di volta.
Il monito
della Commissione non lascia spazio a dubbi; l'attuale crisi
economica finanziaria necessità misure immediate e
sostanziali.
"New Deal", 80 anni dopo
In attesa della discussione in plenaria di mercoledì
11 Marzo, lo svedese Jan Andersson, presidente della commissione
parlamentare Lavoro, parla del bisogno di un "New Deal"
(Nuova Era) del 2009: il riferimento è al piano di
riforme economiche e sociali promosso dal presidente americano
Franklin Delano Roosevelt fra il 1933 e il 1937, allo scopo
di risollevare il Paese dalla grande depressione che aveva
travolto gli Stati Uniti d'America a partire dal 1929.
Misure concrete
Per creare nuovi posti di lavoro Andersson propone di puntare
sugli investimenti verdi (ad esempio migliorare l'efficienza
energetica delle case), sulle infrastrutture (come il trasporto
su rotaia) e l'apprendimento permanente.
Per aiutare l'economia è indispensabile rilanciare
i consumi, e per ciò Andersson propone di sostenere
le fasce di popolazione più deboli, come le famiglie
con figli piccoli o i pensionati.
Con quali soldi?
Secondo il deputato svedese bisognerebbe adottare un nuovo
regolamento del Fondo Sociale Europeo, premere per maggiori
finanziamenti per il Fondo sulla Globalizzazione e non dimenticare
che per situazioni di questo tipo esiste la Banca Europea
per gli Investimenti.
Andersson propone anche che gli Stati membri destinino almeno
il 2 per cento del loro PIL (Prodotto interno lordo) al varo
di questo piano, così come sta avvenendo negli Stati
Uniti.
Aiutare i giovani
A correre i rischi maggiori sono i più giovani, per
il quali è difficile inserirsi nel mondo del lavoro
anche in tempi di non recessione: "Dobbiamo adeguare
meglio l'istruzione alla formazione professionale".
L'invito rivolto agli Stati membri è di creare un programma
che garantisca ad ogni giovane che ha finito il percorso di
studi "un lavoro, un apprendistato, un ulteriore tirocinio
o qualsiasi cosa lo aiuti ad inserirsi professionalmente".
Andersson ha portato come esempio il caso della Svezia.
"Se i giovani finiscono nel baratro della disoccupazione
sarebbe una catastrofe - L'esperienza del 1990 ci insegna
che chi si ritrova disoccupato per un lungo periodo dopo la
scuola può non riuscire ad inserirsi più nel
mercato del lavoro". Le aziende potrebbero investire
nel loro impiego - "d'altronde se i giovani rimangono
senza lavoro costituiscono lo stesso un costo per la società".
Andersson, d'altra parte, ha poi ammesso che oggigiorno non
è proprio facile entrare nel mondo del lavoro. "Ecco
perché noi politici, nazionali o di livello locale,
dobbiamo agire prima possibile".
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