Il
Parlamento chiede una strategia coordinata per l'inclusione
dei rom nell'UE, specie in materia di alloggi, istruzione,
assistenza sanitaria e lavoro. Invita i governi a eliminare
nei media l'odio razziale e l'istigazione alla violenza e
a non adottare misure eccessive nei loro confronti, nonché
a promuovere la creazione di posti di lavoro, la formazione
e l'imprenditorialità. Una speciale attenzione va attribuita
all'istruzione dei bambini e all'emancipazione delle donne.
Approvando la relazione di Magda KÓSÁNÉ
KOVÁCS (PSE, HU), il Parlamento rileva che per risolvere
i problemi sociali ed economici dei rom occorrano un approccio
organico e una soluzione coordinata e a lungo termine in materia
di alloggi, istruzione, assistenza sanitaria e di politiche
del mercato del lavoro. Sottolineando infatti che le politiche
rivolte ai rom in un certo numero di casi «non hanno
migliorato la loro situazione», raccomanda alla Commissione
di identificare le forme più efficaci di supporto all'integrazione
sociale, economica e culturale «della più grande
minoranza dell'Unione europea».
Il Parlamento invita poi gli Stati membri a prendere opportuni
provvedimenti «per eliminare l'odio razziale e l'istigazione
alla discriminazione e alla violenza contro i rom nei mass
media e in ogni forma di tecnologia della comunicazione».
E chiede loro di ideare e attuare progetti volti a combattere
gli stereotipi negativi contro i rom a tutti i livelli, che
possano essere sostenuti dai fondi UE, mentre la Commissione
dovrebbe individuare obiettivi specifici ed elaborare programmi
equilibrati al fine di eliminare la discriminazione e la tendenza
stigmatizzante nonché la criminalizzazione delle comunità
rom.
Nel sottolineare l'importanza di preservare ed affermare i
tratti culturali specifici dei rom «per proteggerne
l'identità e combattere i pregiudizi», il Parlamento
ritiene che la conservazione della lingua e della cultura
rom «sia un valore europeo» e invita gli Stati
membri ad utilizzare i fondi UE per preservare e proteggere
le attività tradizionali dei rom. Tuttavia, non condivide
il concetto di “nazione europea” senza Stato,
«poiché questo porrebbe fine alle responsabilità
degli Stati membri e metterebbe in discussione la possibilità
di integrazione».
I deputati richiamano inoltre l'attenzione degli Stati membri
«sul rischio che l'adozione di eccessive misure nei
confronti delle comunità rom finisca per peggiorare
la già drammatica situazione di questa minoranza e
per comprometterne le opportunità di integrazione».
Chiedono inoltre alla Commissione di incoraggiare le autorità
nazionali «a porre fine alla pratica discriminatoria
di far sgombrare gli occupanti dei campi rom e a sviluppare
invece progetti concreti di edilizia sociale».
Inclusione nel mercato del lavoro
Il Parlamento sottolinea che il requisito basilare per promuovere
l'inclusione sociale e l'accesso al mercato del lavoro per
i rom sia quello di riconoscere loro pari diritti sociali
e politici. Invita quindi gli Stati membri a definire una
strategia per «migliorare la partecipazione dei rom
alle elezioni, sia come votanti che come candidati».
Sebbene gli Stati membri abbiano stanziato ingenti fondi per
favorire l'impiego dei disoccupati di lunga durata, i deputati
ritengono che «non è stata ancora trovata alcuna
soluzione organica a livello dell'UE», mentre alcuni
programmi «hanno ulteriormente aggravato la stigmatizzazione
dei rom». Si oppongono inoltre all'idea che i sussidi
volti ad aiutare i disoccupati di lunga durata ad inserirsi
nel mondo del lavoro violino il principio della neutralità
concorrenziale, «poiché la reintegrazione dei
rom è un obiettivo di politica sociale per il quale
è necessario creare anche posizioni di mercato sovvenzionate».
Sono anche del parere che «sovvenzionare la creazione
di posti sul mercato del lavoro per reintegrare i rom sia
preferibile all'erogazione di sussidi ai disoccupati strutturali».
Riconoscendo che alcune arti e mestieri tradizionali dei rom
possono contribuire a preservare le specificità di
questa comunità e migliorarne le condizioni materiali
e il livello di integrazione sociale, il Parlamento auspica
sia dato un sostegno a determinate attività professionali.
Conferma inoltre l’importanza dei microcrediti e raccomanda
la definizione di un pacchetto organico che promuova e motivi
i laureati rom a far ritorno alle rispettive comunità
e a lavorare al loro interno e nel loro interesse. Sostiene
anche la proposta di aumentare il numero di lavoratori rom
nelle pubbliche amministrazioni. Sottolinea poi che il mercato
sociale, la sanità, l'assistenza domiciliare, la ristorazione
pubblica e l'erogazione di servizi di custodia dei bambini
«potrebbero creare nuovi posti di lavoro per i disoccupati
rom», ma osserva che un aumento dell'occupazione dei
rom in tale settore «è auspicabile soltanto in
un contesto di accettazione sociale».
I deputati ritengono importante un'azione specifica comunitaria
per favorire l'accesso dei rom ai programmi di formazione
professionale. Invitano quindi gli Stati membri ad adattare
i programmi di formazione professionale alle esigenze dei
mercati del lavoro locali e a fornire incentivi agli imprenditori
che danno lavoro a chi non possiede qualifiche (compresi i
rom) e offrono formazione ed opportunità di acquisire
esperienza pratica direttamente sul posto di lavoro. D'altro
canto, richiamano l’attenzione sul fatto che molti disoccupati
rom rischiano di passare all'economia sommersa e che occorre
uno sforzo di coordinamento a livello dell'UE e degli Stati
membri per riportarli all'occupazione legale e farli beneficiare
delle disposizioni del diritto del lavoro e della previdenza
sociale.
Bambini e istruzione
Il Parlamento rileva la tendenza dei bambini rom ad abbandonare
precocemente la scuola, compromettendone l'educazione, mentre
il processo d'integrazione dovrebbe iniziare in età
precoce al fine di fornire in maniera efficace alternative
alla povertà e all'esclusione sociale. Constata poi
che i sistemi d'istruzione «sono selettivi» e
che, nonostante gli sforzi degli Stati membri, «i numerosi
e svariati sistemi apparentemente concepiti per ovviare alla
segregazione di fatto servono spesso ad accentuare le disparità
tra gruppi sociali e svantaggiano profondamente i poveri,
rom in particolare». Sottolinea pertanto la necessità
di politiche educative mirate rivolte alle famiglie rom, che
ne incoraggino la partecipazione attiva.
Aiutare le donne
I deputati osservano che le donne rom «hanno uno status
inferiore nella gerarchia familiare, si sposano in giovane
età, patiscono sovente violenze domestiche e sono spesso
vittime della prostituzione e del traffico di esseri umani».
I programmi dell'UE e degli Stati membri per i rom dovrebbero
pertanto puntare «all'emancipazione individuale dalle
gerarchie tradizionali e all'indipendenza socio-economica
dei membri delle comunità rom, in particolare le donne».
Il Parlamento esorta gli Stati membri ad assicurare che le
donne e le bambine rom abbiano pari accesso a un’istruzione
di qualità, a migliorare il loro accesso alla formazione
professionale e ad adeguare l'offerta formativa alle esigenze
dei mercati del lavoro locali, consentendo loro anche di conciliare
la vita familiare e quella lavorativa. Gli Stati membri dovrebbero
inoltre migliorare l’indipendenza economica delle donne
rom, facilitando l'avvio di PMI e il lavoro autonomo, favorendo
l’accesso al microcredito e creando un sistema di incentivi
(ad esempio vantaggi fiscali) per le aziende che assumono
donne rom.
Un Forum sui rom
Il Parlamento raccomanda agli Stati membri di istituire partnership
fra le varie organizzazioni che rappresentano gli interessi
dei rom e le pertinenti istituzioni degli Stati membri. Propone
infine alla Commissione e agli Stati membri la creazione di
un Forum a livello UE in cui movimenti sociali, sindacati
e associazioni non governative che rappresentano i rom e i
loro interessi possano permanentemente consultarsi per l'elaborazione
degli orientamenti e lo scambio di buone prassi, al fine di
favorire un approccio coordinato a livello UE.
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