Auspicando
un mutamento radicale della politica energetica UE, il Parlamento
chiede di ridurre il consumo di petrolio e di favorire il
risparmio, le alternative con minori emissioni di carbonio
e modalità di trasporto più sostenibili. Al
contempo, sollecita investimenti nelle infrastrutture, compreso
l'oleodotto Costanza-Trieste, relazioni più dinamiche
con i paesi fornitori e maggiore trasparenza dei mercati.
Ma rifiuta il ricorso alle scorte per far fronte alla volatilità
dei prezzi.
Approvando con 471 voti favorevoli, 190 contrari e 16 astensioni
una risoluzione alternativa alla relazione di Herbert REUL
(PPE/DE, DE) promossa da PPE/DE e PSE, il Parlamento osserva
anzitutto che «è sempre più pressante
la necessità di sviluppare una politica energetica
comunitaria coerente e globale che garantisca la sicurezza
degli approvvigionamenti in un momento in cui l'Unione europea
sta diventando sempre più dipendente dalle importazioni».
Anche perché il petrolio «è una risorsa
destinata all'esaurimento» e la dipendenza dell'Unione
europea dalle importazioni di petrolio «raggiungerà
il 95% entro il 2030». Occorre quindi un «cambiamento
radicale della politica energetica dell'Unione europea».
Ridurre la domanda di petrolio e sostenere le alternative
Per i deputati devono essere perseguite «con determinazione»
tutte le misure che potrebbero comportare «una riduzione
della domanda di vettori energetici fossili». Invitano
quindi gli Stati membri a concedere sostegno finanziario agli
investimenti in fonti energetiche alternative, come le energie
rinnovabili. Dovrebbero inoltre attribuire la priorità
alle misure di sensibilizzazione dei consumatori intese a
promuovere l’acquisto di beni e servizi efficienti sotto
il profilo energetico.
Il Parlamento ritiene che il ricorso al petrolio e ad altre
fonti di energia ad alta intensità di carbonio debba
essere ridotto, sia aumentando l'efficienza energetica sia
adottando soluzioni più neutre in termini di emissioni
di carbonio. E' quindi depennato il riferimento all'energia
nucleare quale fonte a bassa emissione di CO2 che compariva
nella relazione originaria. Chiede anche alle compagnie petrolifere
di reinvestire i loro profitti nella promozione della tecnologia
per il risparmio energetico e della ricerca sui sostituti
del petrolio, in particolare per le applicazioni nel settore
dei trasporti.
Ma la crescita del consumo di petrolio nel settore dei trasporti
potrà essere ridotta a medio e lungo termine soltanto
applicando «ulteriori misure mirate per trasferire i
trasporti e la mobilità verso modalità più
sostenibili, che consumino meno petrolio». Oppure «che
non ne consumino affatto, quali i trasporti su rotaia e i
trasporti per via navigabile, così come le catene di
mobilità intermodali nelle aree urbane (percorsi pedonali,
piste ciclabili, mobilità pubblica/collettiva)».
I deputati si dicono inoltre convinti che possibile conseguire
notevoli risparmi energetici grazie al maggiore impiego dei
moderni sistemi di gestione del traffico, nonché con
una più decisa promozione di sistemi logistici ecologici.
Avendo tuttavia dubbi «in merito all'idoneità
a medio e lungo termine dei biocarburanti di prima generazione
per sostituire il petrolio», i deputati sollecitano
sforzi più intensi nella ricerca su carburanti sintetici.
D'altro canto, riconoscendo la rilevanza delle PMI nella produzione
di biocarburanti e di altre fonti energetiche rinnovabili,
invitano la Commissione a intervenire «per agevolare
l'accesso ai mercati di detti carburanti», soggetti
a barriere tecniche e regolamentari che ostacolano la produzione
e la vendita di tali prodotti.
Promuovere gli investimenti e le interconnessioni
Sollecitando lo sviluppo di metodi di estrazione del petrolio
«più ecologici», il Parlamento chiede alle
compagnie petrolifere di reinvestire «i loro recenti
consistenti profitti nella prospezione e nello sviluppo di
nuove riserve petrolifere». Rispetto alla relazione
originaria, è stato però soppresso un paragrafo
che sottolineava «l'importanza della regione artica
dal punto di vista della produzione petrolifera, dal momento
che si ritiene possieda fino a un quarto delle riserve mondiali
non ancora scoperte». Ma i deputati esprimono preoccupazione
per gli effetti che l'attuale crisi creditizia ha sulle possibilità
di investire nell'industria petrolifera e invitano quindi
la Commissione e gli Stati membri a predisporre incentivi
agli investimenti, ma senza «sostituire gli investimenti
e il capitale privato con il denaro pubblico».
Nel rilevare poi l'importanza centrale di relazioni di buon
vicinato con gli Stati di transito, il Parlamento prende atto
dell'esclusione di oleodotti dalle reti transeuropee nel settore
dell'energia e chiede agli Stati membri e alla Commissione
di prendere in considerazione l'inclusione di infrastrutture
petrolifere nelle TEN-E. Sottolinea poi che i nuovi progetti
relativi alle infrastrutture petrolifere, come le condotte
Odessa-Danzica e Costanza-Trieste, «dovrebbero restare
progetti ad alta priorità di interesse europeo».
Rafforzare il dialogo con i paesi produttori
Il Parlamento sollecita «relazioni più dinamiche»
tra l'Unione europea e i paesi produttori di petrolio, che
puntino a creare «un contesto più stabile e tranquillo
per l'approvvigionamento e la fissazione dei prezzi, nell'interesse
di tutte le parti interessate e dell'economia mondiale nel
suo insieme». Invita infine la Commissione al dialogo
con le compagnie petrolifere e con i paesi di estrazione,
«mirato a individuare vie per poter consolidare gli
investimenti nonostante le fluttuazioni dei prezzi e degli
utili».
Mercati più trasparenti. Non ricorrere alle riserve
contro la volatilità dei prezzi
I deputati esprimono preoccupazione «per la crescente
e sfrenata volatilità registrata dai prezzi del petrolio
nel 2008, che si ripercuote negativamente sull'intera economia
dell'Unione europea e sui suoi consumatori». Sollecitano
anche la Commissione e gli Stati membri «a garantire
il massimo livello possibile di trasparenza sui mercati dell'energia».
Pongono poi in risalto la necessità di dare la priorità
al monitoraggio della concorrenza a livello di lavorazione
e vendita del petrolio e dei prodotti petroliferi e di assicurare
una maggiore trasparenza dei dati sulle scorte petrolifere
commerciali.
In tale contesto, accolgono con favore l'idea di studiare
l'utilità e i costi della pubblicazione settimanale
del livello delle scorte, invitando la Commissione a inserire
i risultati di detta analisi nelle successive misure legislative.
Sottolineando poi che le riserve strategiche hanno lo scopo
«di contrastare blocchi fisici in caso di forniture
irregolari», respingono «tutti i tentativi volti
a contrastare la volatilità dei prezzi ricorrendo alle
riserve».
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