La
diversità linguistica dell'UE è una risorsa
culturale fondamentale. Una relazione all’esame dell’Aula
sostiene la promozione dell'apprendimento di due lingue straniere,
in particolare europee, a scuola e nella formazione continua,
per favorire la mutua comprensione, l'inclusione sociale e
l'occupabilità. Raccomanda anche di privilegiare il
sottotitolaggio dei programmi TV, anziché il doppiaggio.
Dove convivono più lingue ufficiali, queste andrebbero
utilizzate quali lingue d'insegnamento.
La relazione di Vasco GRAÇA MOURA (PPE/DE, PT) ribadisce
«l’importanza di riconoscere la parità
tra le lingue ufficiali dell’Unione europea in tutti
gli aspetti dell'attività pubblica». Anche perché
la diversità linguistica dell'Europa costituisce «una
risorsa culturale fondamentale» e sarebbe quindi un
errore se l'UE si limitasse a una sola lingua principale.
Esorta pertanto gli Stati membri a integrare il multilinguismo,
oltre che nell'ambito dell'istruzione, anche nelle politiche
in materia di apprendimento permanente, inclusione sociale,
occupazione, mezzi di comunicazione di massa e ricerca.
La relazione accoglie con favore la proposta della Commissione
di promuovere "la lingua materna più altre due
lingue" nell'ambito dell'istruzione e raccomanda agli
Stati membri di includere nei programmi scolastici lo studio
facoltativo di una terza lingua straniera nella scuola secondaria.
In proposito, ribadisce la priorità politica attribuita
all'acquisizione delle competenze linguistiche attraverso
l'apprendimento di altre lingue dell'Unione europea, una delle
quali dovrebbe essere la lingua di un paese vicino e l'altra
una "lingua franca" internazionale. Anche perché
ciò potrebbe «migliorare la comprensione reciproca
all'interno dell'Unione europea». Allo stesso tempo
occorre «promuovere maggiormente la proiezione internazionale
delle lingue europee nel mondo».
Nel contesto dell'apprendimento permanente, i deputati ritengono
che vada offerto supporto sufficiente ad aiutare i cittadini
di tutti i gruppi di età a sviluppare e migliorare
le loro competenze linguistiche in modo continuativo, offrendo
loro accesso a un insegnamento linguistico adatto «allo
scopo di migliorarne l'inclusione sociale e le prospettive
occupazionali e di benessere». Le imprese europee, e
in particolare le PMI, dovrebbero inoltre poter contare su
un sostegno concreto a favore dell'apprendimento e dell'utilizzo
delle lingue «che faciliti loro l'accesso ai mercati
internazionali».
Nell'incoraggiare il ricorso alle tecnologie dell’informazione
e della comunicazione in quanto strumenti indispensabili per
l’insegnamento delle lingue, la relazione raccomanda
l'uso del sottotitolaggio nella lingua nazionale, anziché
del doppiaggio e delle voci fuori campo, nei programmi televisivi,
in particolare quelli per bambini. Ciò, infatti, faciliterebbe
l'apprendimento e l'esercizio delle lingue comunitarie e una
migliore comprensione della realtà culturale da cui
provengono le produzioni audiovisive.
I deputati affermano di promuovere e sostenere l'introduzione
delle lingue madri minoritarie, autoctone e straniere sotto
forma di offerta didattica non obbligatoria e/o attività
extrascolastica aperta a tutti. Ritengono peraltro che le
lingue regionali e minoritarie «sono un patrimonio culturale
da salvaguardare e coltivare» ed è quindi «essenziale
garantire che nei paesi o nelle regioni in cui convivono due
o più lingue ufficiali, queste lingue «siano
utilizzate quali lingue d'insegnamento a tutti i livelli di
istruzione». Sottolineano inoltre l’importanza
di «salvaguardare la possibilità per i genitori
e gli educatori di scegliere la lingua ufficiale di istruzione
dei figli nei paesi in cui coesistono una o più lingue
ufficiali o una o più lingue regionali». Evidenziano
poi l'importanza di garantire, negli Stati membri ove coesistono
lingue ufficiali diverse, la piena intelligibilità
dei messaggi nelle varie lingue, in particolare negli ambiti
di interesse per le persone anziane e nei settori della giustizia,
della sanità, dell'amministrazione e dell'occupazione.
La relazione propone poi di istituire, ad ogni livello formativo
e a prescindere dall'ambiente geografico, la presenza di insegnanti
di lingue qualificati e certificati, invitando anche la Commissione
e gli Stati membri a favorire la mobilità professionale
degli insegnanti e la cooperazione tra scuole di diversi paesi.
Propone tra l’altro agli Stati membri di esaminare la
possibilità di effettuare scambi del personale docente
a diversi livelli formativi, affinché le varie materie
scolastiche possano essere insegnate in più lingue.
Inoltre, considera cruciale l’istituzione di programmi
specifici di sostegno alla traduzione e la costituzione di
reti di banche dati terminologiche multilingui.
I deputati invitano infine la Commissione e gli Stati membri
a promuovere misure che facilitino l'apprendimento linguistico
dei soggetti che vivono in situazioni svantaggiate, degli
appartenenti a minoranze etniche e dei migranti, per consentire
a tali persone di integrarsi nella società. Sottolineano
quindi la necessità che i governi nazionali promuovano
efficacemente dei corsi speciali di lingue e mettano a loro
disposizione i mezzi necessari per apprendere la lingua e
la cultura del paese ospitante. Ritengono inoltre che, prima
di iniziare a frequentare la scuola, «i bambini debbano
essere in grado, nel loro stesso interesse, di parlare la
lingua del paese in cui vivono, «perché non divengano
vittime di discriminazioni ... e affinché possano partecipare
a tutte le attività su base paritaria».
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