L'editoriale
di A. Panzeri
Il fatto che l'Europa dei 27 continui a riunirsi per affrontare la seria crisi economica e finanziaria che l’ha aggredita, non ha assolutamente dissipato il senso di delusione e pessimismo sulle capacità di affrontare concretamente i problemi. Del resto queste riunioni, al di là delle dichiarazioni di intervento circa l'esigenza di non adottare politiche protezionistiche, non sono andate oltre nelle decisioni.

Se escludiamo l'indirizzo della Banca Centrale Europea in tema di riduzione dei tassi di interesse, i piani anti-crisi sono all'appannaggio dei singoli Stati i quali li hanno affrontati guardando da un lato la loro situazione di debito e dall'altro la loro effettiva condizione economica. Purtroppo l’esigenza di un minimo di raccordo comunitario nella gestione dei debiti pubblici, fortemente differenziati dei Paesi dell’Unione, è del tutto ignorata.
Ne sono risultate misure fra loro diverse, con alcuni Paesi che hanno messo in atto progetti espansivi ed altri più restrittivi.
Da qui le difficoltà oggettive dell'Unione Europea di avere un quadro di riferimento unitario.
A ciò bisogna aggiungere che la mancata decisione di fornire un aiuto alla disperata situazione dei paesi Baltici e dell'Europa dell'est sta producendo da un versante politiche protezionistiche di ritorno e, dall'altro, sta incentivando politiche di dumping sociale.
E' chiaro che così non può andare e che occorre correre presto ai ripari. L'Unione Europea deve agire con più coraggio. E' necessaria una nuova consapevolezza, soprattutto da parte delle forze democratiche e europeiste del continente. E' necessario che si impegnino in una battaglia culturale e politica a sostegno dell'Europa proprio sul fronte del deficit di democrazia e di decisione dell'Unione Europea, nella consapevolezza del rischio gravissimo che si corre di fallimento del mercato unico e della stessa Unione monetaria.
La campagna elettorale per il Parlamento Europeo dovrà essere l'occasione per una mobilitazione europeistica che punti a traguardi più avanzati, a partire dall'accettazione del Trattato di Lisbona. Se vogliamo che l'Europa conti davvero di più attraverso le proprie politiche è assolutamente necessario che le funzioni e il ruolo del Parlamento europeo ne escano rafforzati. Questa esigenza è ormai diffusa e sentita nei diversi Paesi.


 
 

 

 
 
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