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L'editoriale
di A. Panzeri |
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La
Commissione europea nell’autunno del 2006, a fronte
delle drammatiche statistiche, che indicavano in 43.000
morti in un anno sulle strade e autostrade del continente
europeo, proporre un paio di soluzioni che avrebbero dovuto
essere risolutore del problema: una imponeva agli autoarticolati
“Tir”sopra le 3 tonnellate e meno degli specchietti
retrovisori che coprivano “l’angolo cieco”
della visuale sulla destra, e l’altra stabiliva
regole generali per progettare strade più sicure.
Una terza misura avrebbe dovuto imporre, così come
previsto in Italia, l’uso dei fari durante il giorno,
ma non se ne fece nulla perché tutto ritornò
ai singoli stati i quali non hanno assunto le decisioni
necessarie. |
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A
distanza di un anno e meno dopo i dati sulle morti sulle
strade sono ancora severissimi.
In questo quadro la Commissione Europea ha ritenuto
di dover correre ai ripari e ha predisposto una direttiva
basata su una più accentuata repressione. Direttiva
che dovrebbe essere varata in questi giorni di cui si
conoscono già alcune anticipazioni.
Nella sostanza dovrebbe prevedere che chi commette una
grave infrazione stradale in qualunque Stato dell’Unione
Europea, debba poi pagarla, secondo le leggi presenti
nei diversi paesi, anche se il proprio mezzo è
stato immatricolato in un altro, magari a migliaia di
chilometri di distanza.
Adesso la situazione non è questa sia per problemi
burocratici, sia per le diverse impostazioni legislative
sia per i tempi, che rendono tutto più complicato.
In questo quadro risulta difficile perseguire chi commette
gravi infrazioni. Insomma per chi guida un tir passando
diverse frontiere l’impunità è quasi
assicurata.
C’è da augurarsi che le nuove norme incutano
non solo rispetto, ma portino a comportamenti alla guida
che permettano di salvare migliaia di persone. Certo
è che serve un maggiore impegno europeo, così
come occorre un comportamento virtuoso dei singoli Stati
membri.
Il senso civico lo si recupera in tanti modi: non vi
è dubbio che anche questo sia un modo per farlo
mantenere.
La politica europea che riguarda tanti settori non può,
come si può immaginare, essere assente da questo
anche per la stessa rilevanza che assume.
È giusto incoraggiare le cosiddette buone pratiche.
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