(10
settembre 2005) |
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TESSILE:
IL PARLAMENTO EUROPEO PROPONE DI REAGIRE ALLA SFIDA CINESE |
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Limitare
ulteriormente le "importazioni anomale" di prodotti
tessili cinesi nella UE – tale era, nel luglio scorso,
la parola d’ordine del Parlamento europeo. L’invasione
di magliette e altri vestiti "Made in China" sul mercato
europeo iniziata nel 2005 esige una reazione. Tuttavia, i deputati
invitano l'UE a vedervi una sfida piuttosto che un pericolo.
Garantendo il rispetto di regole commerciali e norme sociali
eque, l’Europa ha sufficienti carte da giocare per far
fronte alla concorrenza.
Non meno di 913 milioni di paia di calze e di collant provenienti
dalla Cina hanno invaso il mercato della UE in gennaio e in
febbraio: si tratta di una delle cifre che hanno sollevato un
coro di proteste in Europa. In effetti, le importazioni di questi
prodotti si sono moltiplicate per 57 in confronto allo stesso
periodo del 2004, mentre il numero di magliette di produzione
cinese nei negozi europei è aumentato del 187%.
Queste cifre, pubblicate prima dei referendum in Francia e nei
Paesi Bassi, hanno avvelenato il dibattito costituzionale e,
secondo alcuni, hanno dimostrato l’incapacità della
UE nel difendere l’occupazione del settore tessile e dell’abbigliamento.
È per far fronte a questa situazione che la Commissione
europea, a nome di tutti gli Stati membri, ha concluso, il 10
giugno scorso, un accordo con la Cina al fine di controllare
e limitare le importazioni di alcuni prodotti tessili cinesi
nella UE fino alla fine del 2008. Tale accordo è stato
conseguito poco prima dello scadere dell’ultimatum che
la Commissione europea aveva lanciato a Pechino. In caso di
un mancato accordo, l’UE era pronta a ricorrere alla clausola
di salvaguardia che, con il parere favorevole dell’Organizzazione
mondiale del commercio (OMC), le dà il diritto di limitare
le importazioni e quindi di proteggere il proprio mercato.
Tuttavia, il Parlamento desidera spingersi al di là di
quanto previsto dall’accordo firmato dal ministro cinese
per il commercio Bo Xilai e dal commissario europeo per il commercio
Peter Mandelson. Secondo i deputati, l’accordo dovrebbe
limitare le importazioni di un maggior numero di prodotti cinesi.
In effetti, l’industria tessile europea rappresenta un
settore fondamentale per l’Unione, considerato che comprende
circa 180 000 imprese europee, in gran parte piccole e medie.
Dopo l’adesione alla UE di 10 nuovi Stati membri nel 2004,
il settore impiega circa 2,7 milioni di lavoratori, di cui una
parte importante di donne.
Non si tratta tuttavia di introdurre norme protezionistiche
o di ristabilire un sistema di quote. I deputati preferiscono
vedere la situazione come una sfida da raccogliere piuttosto
che come una minaccia. Il mercato deve restare libero e competitivo
ma la concorrenza deve essere leale. Secondo Tokia Saifi, eurodeputata
francese del gruppo dei democratici-cristiani, nonché
autrice della risoluzione sul futuro del settore tessile e dell’abbigliamento
dopo il 2005 approvata nel luglio scorso dal Parlamento europeo,
per fare questo, tutti i partner devono rispettare "la
parola d’ordine secondo cui una politica di scambi con
il resto del mondo deve fondarsi su due principi: l’equità
e la reciprocità". Tuttavia ciò non è
quanto accade oggi.
Innanzitutto, è difficile fare concorrenza ad un mercato
che, come quello cinese, non è un mercato libero. Le
imprese tessili cinesi sono ancora imprese statali e beneficiano
di aiuti che falsano la concorrenza (prestiti senza interessi
presso le banche di Stato, sovvenzioni all’esportazione,
aiuti camuffati, quali la fornitura gratuita di elettricità).
Ma la cosa non si ferma a tali benefici. Le imprese che vogliono
esportare verso l’Europa dovrebbero rispettare i diritti
dell’uomo, le norme internazionali in materia di ambiente
e di lavoro. Secondo i deputati occorrerebbe proibire l’importazione
nella UE di tutti i prodotti che violano tali norme, in particolare
se si tratta di beni fabbricati da detenuti, da minori, da lavoratori
forzati o privati dei propri diritti sindacali.
L’Europa ha tutti i requisiti per poter credere in un
futuro promettente. L’UE, in quanto luogo di origine di
un prodotto, rappresenta una garanzia della qualità di
quest’ultimo. I prodotti con un elevato valore aggiunto
sono il punto di forza dell’industria tessile europea.
I deputati chiedono che si incoraggi l’innovazione per
rendere l’industria europea più competitiva. Ma
finché la sua creatività e la sua innovazione
saranno minacciate dalla pirateria e dalla contraffazione, sarà
difficile far valere queste qualità fondamentali. |
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| Link
utili: |
| Regolamento
n. 1084/2005 relativo al regime comune da applicare
alle importazioni di alcuni prodotti tessili originari
dei paesi terzi |
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