Newsletter n°2/2019

EDITORIALE


 

Yemen, il peggior disastro umanitario causato dall’uomo
La situazione dei diritti umani nello Yemen non ha fatto che peggiorare da quando una coalizione a guida saudita ha iniziato a bombardare il paese nel marzo 2015. Nel corso della guerra, tutte le fazioni hanno commesso numerose violazioni del diritto internazionale umanitario, compresi crimini di guerra. La maggior parte delle morti civili è stata causata da attacchi aerei, tuttora completamente impuniti, da parte della coalizione a guida saudita. Per porre l’attenzione su questo conflitto che purtroppo viene spesso trascurato, lo scorso 24 gennaio al Parlamento europeo abbiamo organizzato una riunione congiunta tra la Sottocommissione dei Diritti umani e la Commissione per lo Sviluppo. Durante l’incontro, con l’aiuto di affermati oratori abbiamo cercato di riportare il delicato tema dello Yemen sotto i riflettori. Abbiamo richiamato la necessità di un processo di pace, ma anche di azioni concrete, come un embargo delle armi da parte dei paesi membri dell’Unione europea nei confronti della coalizione a guida saudita
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ARTICOLI
Fermare le mutilazioni genitali femminili, adesso
Fermare la pratica delle mutilazioni genitali femminili, farlo subito e attraverso progetti concreti di prevenzione e sensibilizzazione. È stato questo il messaggio che abbiamo lanciato dal Parlamento europeo mercoledì 6 febbraio in occasione della Giornata internazionale contro le MGF. Una giornata molto importante perché ci permette di soffermarci su un tema che troppo spesso viene sottovalutato nonostante coinvolga 200 milioni di donne e bambine in tutto il mondo. Con la collaborazione di No Peace Without Justice (NPWJ), Differenza Donna, l’Institut de Santé Génésique/Women Safe (Francia) e La Palabre (Belgio), ho ospitato l’evento parte del progetto BEFORE (Best practice to Empower womencontro la mutilazione genitale femminili), supportatodal programma dell’Unione europea in materia di diritti, uguaglianza e cittadinanza (2014-2020).
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La situazione dei Rohingya
(OUR WORLD) A settembre, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, nel corso di un discorso tenuto a Ginevra, ha definito “sconvolgenti” i risultati della missione di inchiesta internazionale sul Myanmar. Le Nazioni Unite hanno definito le azioni dell’esercito birmano “pulizia etnica”, “crimini contro l’umanità” e “genocidio”, ma l’esercito birmano nega qualsiasi illecito. Migliaia di persone sono state uccise, decine di migliaia stuprate, i loro villaggi sono stati dati alle fiamme e oggi 700mila Rohingya vivono nei campi profughi oltre il confine con il Bangladesh. Questo è stato il destino riservato al milione di persone appartenenti alla minoranza musulmana che fino all’anno scorso viveva nello stato del Rakhine, in Birmania. Poi l’accusa da parte dell’esercito birmano di essere immigrati irregolari e da lì la loro vita si è trasformata in un incubo.
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INTERVENTI IN PLENARIA

 

Situazione dei diritti umani in Arabia Saudita
Al di là dei tentativi di Bin Salman di presentare nel mondo il volto di un’Arabia Saudita sulla strada delle riforme, la realtà va da tutt’altra parte. Ancora una volta dobbiamo denunciare la grave situazione dei diritti umani. Due casi destano preoccupazione. Il primo è la notizia sulle torture subite in prigione da attiviste per i diritti delle donne detenute dal maggio 2018. Il secondo riguarda il processo a Israa al-Ghomgham, a suo marito e ad altri quattro attivisti, arrestati nel 2015 per aver partecipato ad una protesta pacifica a sostegno della minoranza sciita. Questi ultimi sono processati davanti alla Corte Penale specializzata, concepita per i reati di terrorismo, come probabilmente avverrà anche per alcune attiviste arrestate nel maggio 2018.

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RASSEGNA STAMPA

(ALANEWS)
Arabia Saudita, Panzeri: “Stretta in repressione dissenso”
(Strasburgo). “Di nuovo, al di là delle azioni di propaganda, l’Arabia Saudita ha una stretta molto forte nella repressione del dissenso. Denunciamo che dietro la propaganda c’è una realta nuda e cruda che va resa evidente all’opinione pubblica internazionale. Il caso di Jamal Khashoggi è solo l’ultimo dei tanti episodi in cui i diritti umani in quel paese sono oggettivamente calpestati”
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(RADIORADICALE)
“Le politiche di questo governo portano l’Italia ai margini dell’UE”
Nessuna offesa nei confronti del popolo italiano, perché è difficile identificare il presidente del Consiglio Conte nel popolo italiano. Tuttavia i toni sono stati oggettivamente alti in una discussione che doveva riguardare soprattutto il futuro dell’Unione europea e il contributo che l’Italia può e deve offrire. Il dibattito si è scatenato sulle questioni italiane. Potevamo fare anche un po’ meglio, molta responsabilità è del Presidente del Consiglio che invece che indicare vie di marcia che fossero oggetto di confronto è stato molto vago
(VATICAN NEWS)
Venezuela: Parlamento europeo riconosce Guaidò Presidente
L’Europa ha fatto una mossa politica importante con cui indica una via di uscita dalla crisi. “Il mio augurio è che questa presa di posizione sia adottata per trovare soluzioni pacifiche”, spiega Pier Antonio Panzeri, presidente della sottocommissione per i Diritti umani del Parlamento Europeo. “E’ stato un dibattito abbastanza complicato. Ovviamente non tutti hanno la stessa opinione: c’è chi ritiene che sia una scelta prematura il riconoscimento del leader e che sarebbe opportuno soffermarsi sulla richiesta di elezioni”. Occorre “ripristinare le condizioni di legalità, di non conflittualità e di democrazia”, conclude l’europarlamentare, “fondamentali per salvaguardare i pienamente i diritti umani”.
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(RADIO ARTICOLO1)
Libero commercio e dazi globali
Sul Global Compact for Migration, “l’Italia è uno dei paesi che non ha ancora deciso e anche le ultime mosse del governo hanno spostato nel tempo questa decisione. Invece sarebbe importante che l’assumesse in modo positivo perché l’adesione a quel patto globale è molto importante. Il tema è come governare al meglio il processo migratorio ed è indispensabile che tutti i governi si assumano le proprie responsabilità altrimenti il rischio è quello del non-governo, e questo comporterà più problemi. Il fatto che non sia giuridicamente vincolante non significa nulla perché è politicamente vincolante per i paesi che vi aderiscono, e ne abbiamo l’esigenza” 
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