Mettiamoci in moto per rompere l’assedio del populismo

Capita spesso che le persone mi chiedano come se la passa l’Europa.

La mia risposta è che l’Europa si trova in una fase caratterizzata più da sentimenti della paura e del rancore che della fiducia. La fiducia è il collante di una società davvero libera, mentre la paura è la moneta corrente del populismo. E noi abbiamo un bisogno disperato della prima.

Il patto civile che per più di sessant’anni ha consentito all’Occidente e all’Europa di governare le proprie crisi sta andando in frantumi. Sotto la spinta disgregatrice dei populismi, da Trump alla Brexit, la democrazia non è più un sistema ovvio, come invece è stata per anni. Mentre fino a poco tempo fa il negazionismo e la rivalutazione del periodo storico che vide l’ascesa del nazismo e del fascismo erano rifiutati con vigore, oggi sembra prevalere la voglia di uniformare le ideologie e di ridurre la portata di un conflitto che invece fu epocale. Lo abbiamo visto nella recente legge che è stata approvata in Polonia, ad esempio.

Tutto questo avviene con il contributo decisivo di forze politiche populiste che calcano la scena europea e che, appellandosi a un generico interesse dei cittadini, in molti casi dichiarano superate le distinzioni tra Destra e Sinistra. A dire il vero, la storia del populismo è legata a quella della democrazia. Nel dopoguerra, infatti, la democrazia ha neutralizzato questa tendenza olistica, articolando la cittadinanza nei partiti politici e affidando al dualismo Destra-Sinistra il compito di baluardo per battaglie politiche contro ideologie identitarie, nazionaliste e fasciste. La fine di questa distinzione tra Destra e Sinistra è oggi il problema. Questa è stata favorita da politiche che nel solco del liberismo hanno tollerato la possibilità, e forse persino sostenuto il desiderio, di andare oltre la divisione Destra-Sinistra. Una iattura che ha preparato il terreno alla Destra.

La narrazione di Destra individua sempre un nemico da incolpare che tante volte è esterno, come nel caso dei migranti, oppure è considerato diverso anche quando vive tra noi.

I fascismi aggiungono a una visione della società profondamente di Destra l’idea che la nazione sia di per sé più importante di ogni singola persona o gruppo, di ogni singola libertà o legge. In questa cornice ideologica, la sicurezza prevale sui diritti, l’uso della forza viene sdoganato, la nostalgia diventa un culto nazionale. La scomparsa pressoché totale della dialettica fra Destra-Sinistra, insieme ai tumultuosi cambiamenti che sono intervenuti, ha lasciato l’Europa e l’Occidente privo dei loro monumentali antagonismi storici e senza risposte adeguate di fronte ai nuovi problemi, dalle disuguaglianze, alla globalizzazione, alla rivoluzione digitale, al terrorismo, ai disagi sociali ed esistenziali.

In tutta Europa i cittadini in cerca di risposte si sono rivolti a teatranti, imbonitori, comici, uomini forti o ricchi, a chiunque mettesse in discussione le premesse liberali del discorso politico.

E c’è da dire che i movimenti populisti antisistema rappresentano soltanto i sintomi odierni di un malessere per cui la vecchia idea liberale non ha più la cura. È quello che sta avvenendo in Europa, dall’Austria alla Polonia, dalla Repubblica Ceca all’Ungheria, fino all’Olanda. Lo scorso novembre a Varsavia nella celebrazione di indipendenza si sono riunite più di 60mila persone di Destra.

Anche in questa campagna elettorale la Destra sta facendo rete in Europa e non ci troviamo più in presenza di una Destra che vuole abbandonare l’Europa, ma al contrario sta ponendo all’ordine del giorno la conquista sul campo della leadership politica europea. Esiste un architrave europeo nato dal trauma della Seconda Guerra mondiale, seppur politicamente debole, che rappresenta un ostacolo a questa deriva. Ma fino a quando?

Spaventa l’assenza di un colpo di reni delle forze democratiche e progressiste che finora hanno mostrato una non capacità di reazione. Hanno tirato un respiro di sollievo con la vittoria di Macron, ma non basta, non sembra abbiamo capito la lezione. Ancora oggi, socialdemocratici, progressisti e socialisti faticano ad elaborare una ricetta europea, stretti come sono tra un’idea ormai tramontata di neoliberismo blairiano e l’appiattimento alla logica delle grandi coalizioni.

Noi ci siamo messi in moto per rompere questo assedio, per recuperare uno spazio politico che consenta di contribuire al cambiamento in Italia e in Europa, mettendo in discussione l’attuale processo di costruzione europea, non per tornare indietro, ma per conferire ad esso una maggiore aderenza alle esigenze dei cittadini. Si è perso per strada il progetto originario e il dialogo pubblico è scivolato inesorabilmente a destra. Sottovalutare ciò che sta accadendo significa girarsi dall’altra parte, nella speranza che gli impresentabili populisti vengano sconfitti da sé.

Dare maggiore forza a Liberi e Uguali è dunque essenziale, non solo per insediare un nuovo punto di vista, ma per essere in campo con la forza necessaria per affrontare queste importanti sfide.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.