L’Unione Africana cambia rotta contro i jihadisti

L’Unione Africana ha un nuovo leader: Moussa Faki Mahamat, già Primo Ministro e Ministro degli Esteri del Ciad.

Mahamat è stato eletto Presidente della Commissione durante il ventottesimo summit dell’Unione Africana, che si è svolto ad Addis Abeba.

L’incontro sarà ricordato anche per la storica riammissione del Marocco: il Paese aveva abbandonato l’UA nel 1984, a seguito del riconoscimento della Repubblica democratica araba Sahrawi. Ma il 30 gennaio il regno di Mohammed V è stato reintegrato e ora si apre per l’organizzazione una nuova fase densa di sfide.

Il nuovo Presidente ha individuato due priorità per il proprio mandato: lo sviluppo del Continente e la sicurezza.

Moussa Faki Mahamat ha una notevole esperienza di contrasto al terrorismo, si è infatti cimentato contro i gruppi islamisti in Nigeria, Mali e nell’area del Sahel.

Al nuovo Presidente è chiaro che l’azione di contrasto a un terrorismo che non conosce confini deve essere coordinata a livello sovranazionale.

E da questo punto di vista, l’UA ha da tempo studiato misure concrete: dallo scambio di informazioni sulle persone che attraversano i confini ai passaporti biometrici. E’ stato poi studiato e messo a disposizione un quadro legislativo (chiamato African Model Anti-Terrorism Law) che può essere trasposto nei vari ordinamenti nazionali.

Sebbene questi sforzi siano apprezzabili, l’Istituto per gli Studi sulla Sicurezza ha evidenziato forti lacune nell’implementazione di una vera e propria strategia antiterroristica.

Gli Stati che hanno aderito al protocollo raccomandato dall’UA, adottando misure antiterroristiche, sono ancora troppo pochi.

Moussa Faki potrebbe dare una scossa a questa impasse: il nuovo leader ha già osservato che appena il 15% delle risoluzioni approvate dal 2002 ha ottenuto un riscontro pratico, e si è impegnato a rendere più forte il ruolo di coordinamento dell’UA.

Il secondo obiettivo della nuova Presidenza è lo sviluppo economico. L’idea è quella di lavorare sull’integrazione, disegnando un accordo di libero scambio che permetta di rafforzare le economie e diminuire le numerose sacche di povertà e sottosviluppo ancora presenti.

C’è da dire che il rientro del Marocco potrebbe fornire un contributo interessante su entrambi gli assi d’azione individuati dal nuovo Presidente.

Il Paese guidato da Mohammed VI è stato fra i pochi capaci, finora, di contenere la minaccia terroristica. I servizi di sicurezza marocchini collaborano con quelli europei e con l’Interpol per intercettare eventuali minacce: un expertise che potrebbe essere estramamente utile a molti stati africani. Anche sul dossier economico, i consolidati rapporti con l’Europa e i programmi di cooperazione potrebbero fornire spunti interessanti.

La nuova leadership dell’UA e la riammissione del Marocco, a ben vedere, potrebbero portare sviluppi interessanti anche per l’Europa.

Se l’Unione Africa sarà capace di svolgere appieno il proprio ruolo, rendendo l’Africa più sicura e più prospera, le persone disposte a rischiare la vita per il sogno del benessere europeo saranno sicuramente meno.

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