Lotta contro l’immigrazione illegale e il traffico di esseri umani nel Mediterraneo

L’Unione europea negli ultimi anni ha dimostrato tutta la propria fragilità politica nel fronteggiare, più che una crisi migratoria, una crisi che definirei istituzionale nella gestione del flusso dei migranti. Non si risponde al tema dell’immigrazione illegale pensando a politiche di chiusura e di esternalizzazione del controllo delle frontiere nei confronti di chi fugge da guerre e miseria.

 

Il Consiglio, nel recente summit, ha dichiarato di essere pronto a vigilare su tutte le rotte migratorie, ma si continua a sottovalutare il fatto che le nuove rotte verso l’Europa potrebbero rivelarsi più pericolose delle precedenti e soprattutto si continua a non vedere che nel frattempo a farne le spese di una politica non all’altezza sono decine di migliaia di migranti vittime di stupri, detenzioni illegali e abusi di ogni sorta.

 

Ora appare evidente, a differenza di ciò che immagina nella sua complessa attività onirica l’onorevole Salvini, la necessità di un cambiamento di approccio che affronti le sfide strutturali che sono alla radice di questo processo, quali il sottosviluppo, la crescita demografica, le disuguaglianze, l’assenza di opportunità, i cambiamenti climatici, e governare tale processo attraverso il rafforzamento della legislazione comune in materia di asilo e immigrazione.

 

Solo un approccio coordinato basato sui principi di solidarietà, condivisione equa delle responsabilità e forti investimenti finanziari potrà fornire risultati tangibili in questa sfida decisiva per la stessa Europa.

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