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La sfida della monarchia saudita per il futuro

Sono trascorsi alcuni mesi dal lancio di Vision 2030, il piano di riforme economiche portato avanti da Mohamed Ben Salman, principe ereditario del re Salman.

L’oro nero, il cui prezzo è calato vertiginosamente negli ultimi anni, non sembra più in grado di mantenere gli standard di ricchezza a cui erano abituati i sauditi.

Così la monarchia si è trovata di fronte alla necessità di diversificare la propria economia, troppo dipendente dalle entrate derivanti dal petrolio.

Certo, la notizia che ci sarebbero stati numerosi tagli non è stata accolta con particolare favore dalla popolazione saudita.

A fine aprile, c’è stato persino un blando tentativo di organizzare moti di protesta: cosa non facile in un Paese dove sindacati e partiti politici sono proibiti.

Utilizzando Twitter, alcuni cittadini avevano lanciato l’appello a incontrarsi in un grande viale di Riyad per protestare contro la soppressione di numerosi benefit che erano sempre stati prerogativa dei funzionari pubblici.

La pronta risposta delle forze dell’ordine ha impedito ogni tipo di assembramento, ma il giorno dopo i privilegi (chiamati, nel loro insieme, badallat) sono stati reintrodotti per decreto reale.

E’ la dimostrazione che il regime è consapevole di star camminando sul filo del rasoio: del resto, il patto fra la monarchia e i suoi sudditi è sempre stato chiaro.

Il governo della dinastia saudita ha assicurato per decenni un benessere diffuso, pretendendo però l’azzeramento di ogni richiesta in termini di diritti civili e politici.

Le riforme economiche rappresentano una rinegoziazione di quel patto, e come ogni cambiamento portano con sé anche molti rischi.

La riduzione della spesa statale ha comportato per esempio il taglio dei sussidi che il governo assicurava ai cittadini per sostenere alcune spese: in poco tempo, i costi dei servizi come l’acqua sono saliti alle stelle provocando parecchio malcontento.

La monarchia sta cercando di controbilanciare queste misure di austerità – che, va detto, è sempre relativa – con blandi segnali di apertura.

E’ stato introdotta una commissione per l’intrattenimento che, da quando è entrata in funzione, ha già eliminato il divieto assoluto di ospitare musica dal vivo.

Alla polizia religiosa è stato chiesto di diventare leggermente meno zelante.

Certamente, la maggior parte di queste concessioni sono rivolte solo agli uomini: la separazione fra i sessi rimane un elemento fondamentale dell’islam in salsa wahhabita, ed è escluso che nel breve periodo le donne potranno registrare significativi passi in avanti.

Una cosa però va registrata: grazie al contributo del principe ereditario Mohamed Ben Salman, il regime sembra aver capito che ogni volta che si chiede un sacrificio alla popolazione, bisogna essere in grado di offrire qualche piccola concessione.

Capire fino a che punto arrivare senza mettere in discussione le fondamenta del regime sarà la sfida che la monarchia saudita dovrà affrontare nei prossimi anni.

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