La risposta europea all’immigrazione non può essere quella americana

Di certo non si può rimproverare a Donald Trump di perdere tempo.

A pochi giorni dall’insediamento ufficiale alla Casa Bianca, il nuovo Presidente ha già fatto parlare di sé adottando rapidamente una serie di misure contro l’immigrazione.

Con la firma di ordini esecutivi Trump ha ottenuto controlli più severi con l’obiettivo di impedire l’ingresso dei terroristi islamici sul suolo americano.

Il nuovo Presidente ha radicalmente indebolito il programma di accoglienza rifugiati voluto da Barack Obama, portando a 50 000 il numero di rifugiati che gli Usa sono disposti ad accogliere e affermando che saranno soprattutto le minoranze cristiane a essere ammesse.

Ma la misura che ha fatto più scalpore è la nuova disciplina dei visti secondo la quale è vietato l’ingresso negli States di tutte le persone provenienti da Iran, Iraq, Libia, Egitto, Somalia, Siria e Yemen.

L’immediata applicazione della legge ha fatto sì che molte persone in partenza fossero bloccate e ha provocato lo sdegno di avvocati e organizzazioni per i diritti umani.

A pochi mesi da importanti appuntamenti elettorali che potrebbero contribuire a cambiare lo scenario politico in Europa, viene spontaneo chiedersi cosa potrebbe succedere se anche il Vecchio Continente decidesse di adottare misure di questo tipo sull’immigrazione.

Il primo dato di fatto è che l’UE, per la sua conformazione geografica, ha confini molto più permeabili rispetto agli USA. Per Trump è relativamente facile – nonostante le forti resistenze di parte dell’opinione pubblica – impedire per decreto l’ingresso di cittadini provenienti da alcuni Paesi dell’Africa e del Medio Oriente.

Ma in Europa, applicare nuove regole sui visti non farebbe automaticamente diminuire l’ingresso delle persone in fuga, la maggior parte delle quali oggi arriva attraverso la rotta mediterranea.

Un altro elemento di cui tenere conto riguarda il diverso contesto sociale ed economico dell’Europa: il Vecchio continente è vecchio per davvero.

L’età media è di 42, 7 anni contro i 36 degli Usa e i 30 del mondo intero.

Oggi in Europa ci sono quattro persone in età lavorativa (15-64 anni) per ogni pensionato. Nel 2050, ce ne saranno solo due. Una spada di Damocle per il nostro welfare che, da molti punti di vista, offre una protezione più elevata di quello americano.

Il contributo dei migranti all’economia europea – lo dice anche il Fondo Monetario Internazionale – può essere positivo a patto che si lavori sull’integrazione e la rapida immissione nel mondo del lavoro. Altrimenti il rischio è quello di spendere risorse pubbliche per l’accoglienza (in Italia si parla dello 0,24% del PIL) senza ottenere benefici di altro tipo.

Forse è proprio partendo da questa consapevolezza se anche leader conservatori come Teresa May e Angela Merkel hanno espresso perplessità sulle scelte di Trump.

La risposta europea, insomma, non può essere quella americana.

La sfida è riuscire a garantire la nostra sicurezza interna, disinnescando le minacce terroriste, senza rinunciare ai benefici economici dei flussi migratori.

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