La regione euromediterranea dopo la primavera araba e le nuova generazione di accordi commerciali

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Seminario della DG External Policies – Intervento dell’On. Antonio Panzeri
Negli ultimi mesi si è molto parlato degli aspetti politici della primavera araba, ma non si è probabilmente detto abbastanza sulle cause economiche e sugli effetti che questo evento epocale ha prodotto sui Paesi del sud del Mediterraneo.

Non è un caso che la rivolta in Tunisia sia cominciata con un atto di immolazione da parte di un venditore ambulante che non riusciva più a guadagnare di che sfamare la sua famiglia L’economia dei Paesi mediterranei è fragile e nonostante i miglioramenti conseguiti negli ultimi decenni, la crescita demografica, la scarsità di risorse e un sistema che rimane in molti casi “chiuso” hanno fatto sì che questi paesi perdessero posizioni nel contesto economico mondiale.

La forte dipendenza dai mercati europei, principale destinazione dei prodotti e servizi mediterranei, ha fatto sì che un sistema già poco competitivo venisse messo a dura prova dalla crisi economica e dal conseguente, drammatico, declino della domanda interna europea. La difficile situazione economica, la forte disoccupazione – specialmente giovanile – e una persistente sperequazione nella distribuzione delle risorse, sono alla base della “primavera araba”. Sarebbe infatti impossibile analizzare quanto accaduto negli ultimi anni nella regione soltanto da un punto di vista politico e sociologico.

Abbiamo un primo dato di fatto: rendersi conto che la crescita democratica di questi paesi non potrà che passare attraverso un rafforzamento della propria struttura economica e una generale riforma del “sistema” in quanto tale.L’Unione Europea è il principale partner dei Paesi del Maghreb. Mentre il commercio tra paesi della regione è molto limitato e quello con i paesi dell’Africa sub-sahariana è pressoché nullo, le relazioni commerciali con l’Europa si sono grandemente sviluppate nel corso degli ultimi anni e le economie dei Paesi mediterranei si sono largamente integrate nel sistema economico europeo.

Come ricordato dal dott. Garcia Bercero, negli anni scorsi una serie di accordi di associazione ha permesso di liberalizzare il commercio trans-mediterraneo con evidenti vantaggi reciproci. Devo tuttavia notare che, benché questi accordi siano stati relativamente generosi, i risultati non sono stati all’altezza delle aspettative.
Siamo lontani della creazione di una vera e propria zona di libero scambio euro-mediterranea, la cui costituzione ci era stata promessa per l’anno 2010, e i nuovi accordi di cui trattiamo oggi, benché evidentemente benvenuti, arrivano forse troppo tardi per risolvere una situazione che si è fatta negli anni sempre più complessa. Più in generale, l’interesse dell’Unione si è spostato verso l’Europa orientale o in altre aree del mondo, trascurando colpevolmente il Mediterraneo nonostante l’enorme importanza politica, economica e strategica che queste regione riveste per l’intera Unione e per il suo futuro.

Che cosa possiamo fare, dunque, per questa Regione così essenziale per l’Europa?

1 – Occorre completare le negoziazioni degli accordi in questione quanto prima;

2 – Occorrerà creare un vero partenariato euro-mediterraneo e favorire l’integrazione regionale più di quanto non sia stato fatto finora

3 – Occorrerà rimettere gli affari europei al centro della discussione di questa Commissione e della Commissione che si insedierà l’anno prossimo, senza inutili retoriche ma anche senza riserve preconcette

4 – Occorrerà evidentemente uscire da una crisi economica devastante non solo per i Paesi mediterranei ma anche per molti Stati membri dell’Unione

Agli ospiti presenti qui al Parlamento Europeo, provenienti dai Paesi Mediterranei, e al corpo diplomatico qui presente, mi permetto di ricordare che senza un pacchetto ambizioso di riforme economiche e sociali, qualunque tipo di aiuto esterno sarà destinato a non avere il successo sperato.

Rinnovo quindi la mia soddisfazione per questo workshop che, credo, ci permetterà di meglio conoscere la situazione nei Paesi del Mediterraneo e di elaborare insieme alcune proposte che possano permetterci di garantire ai nostri popoli una vita dignitosa e prospera.

Il Parlamento Europeo può fare molto. Sono convinto che la nostra istituzione possa diventare il vero “motore” di un partenariato genuino basato sul rispetto reciproco e su obiettivi largamente condivisi. La mia esperienza come Presidenza della delegazione per i Paesi del Maghreb e i numerosi incontri che abbiamo avuto nel corso della presente legislatura, mi permettono di essere ottimista, ma le presenti circostanze ci chiedono di agire presto e bene nell’interesse comune delle due sponde del Mediterraneo.

Grazie!

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