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INTERVISTA – Trasmissione dell’Associazione Non C’è Pace Senza Giustizia

Radioradicale.it

Trasmissione dell’Associazione Non C’è Pace Senza Giustizia

27 /09/2017

Insieme all’Onorevole Pierantonio Panzeri, presidente della Commissione Diritti umani
del Parlamento europeo, vogliamo discutere gli ultimi sviluppi del caso di Giulio Regeni,
giovane ricercatore italiano torturato e ucciso al Cairo tra il mese di gennaio e febbraio
2016. Il percorso verso la verità giudiziaria, verso l’accertamento delle responsabilità di
questo omicidio è stato irto di difficoltà e ostacoli e lo è tuttora. A riprova di questo
l’arresto avvenuto il 10 settembre di Ibrahim Metwally, avvocato del team legale della
famiglia Regeni al Cairo mentre si recava a Ginevra per relazionare sul fenomeno delle
scomparse forzate in Egitto presso il Consiglio sui Diritti umani delle Nazioni Unite.
Onorevole Panzeri, per iniziare, se potesse fornire agli ascoltatori di RadioRadicale
un’analisi sintetica sul significato del caso Regeni e una sua reazione su questo ultimo
sviluppo a cui ho accennato poco fa.

Il significato del caso Regeni è la lunga e ormai tormentata vicenda che non ha portato
assolutamente a nessuna verità e ha messo in evidenza che le autorità egiziane continuano ad
operare con un metodo brutale e sostanzialmente tentano di regolare i conti con i difensori dei
Diritti umani. La vicenda del caso Regeni si inquadra in una situazione di grandissima
difficoltà dei Diritti umani in Egitto e ovviamente la ricerca della verità è importante non solo
per l’Italia, che ha perso un ragazzo che operava come studioso al Cairo, ma soprattutto il
fatto che dobbiamo riportare all’ordine del giorno la questione dei Diritti umani e di uno
svolgimento dell’attività politica e sociale in Egitto nella maniera più ordinata possibile, cosa
che allo stato attuale non sembra assolutamente all’ordine del giorno. È un significato grande
per l’Italia, per l’Europa e per coloro che si battono per i Diritti umani in Egitto.

Sappiamo benissimo che questo caso ha provocato una crisi diplomatica tra Italia e
Egitto provocando il ritorno dell’ambasciatore a Roma a maggio dell’anno scorso 2016,
una settimana fa sono state ristabilite le relazioni diplomatiche tra l’Italia e il Cairo con
il ritorno di un ambasciatore nella capitale del Paese. Questa decisione, malgrado
l’assenza totale di sviluppi positivi nelle indagini e nel processo giudiziario, è stato
fortemente criticato. Si può anche forse discutere se fosse pertinente il ritorno stesso
dell’ambasciatore l’anno scorso se non fosse stato meglio mantenere una presenza
diplomatica al Cairo per mantenere un canale di comunicazione diretto e di pressione
verso le autorità egiziane. Qual è il suo parere rispetto a questa vicenda particolare?

Non c’è il minimo dubbio: se tu ritieni di convocare l’ambasciatore e di ritirarlo rispetto alla
sua presenza in Egitto, lo fai provocando un elemento di rottura e l’unico modo per riportare
l’ambasciatore è introdurre elementi di novità, che purtroppo non ci sono stati. In questa
vicenda ha vinto la Realpolitik, diciamo cosi, l’Italia ha pensato che fosse necessario avere lì
l’ambasciatore, ripristinare le relazioni diplomatiche per questioni di natura economica ed
energetica e poi perché l’Egitto, come si sa, appoggia in Libia il generale Haftar e quindi la
necessità anche per l’Italia sul fronte libico di trovare delle soluzioni sia per la
ricomposizione della situazione politica, sia per quanto riguarda i processi migratori. Ritengo
che il comportamento del Governo italiano sia stato assolutamente sbagliato nella gestione di
tutto questo. L’aver mandato tra l’altro l’ambasciatore con una decisione fatta in prossimità di

Ferragosto dimostra che si voleva in qualche modo nascondere questa scelta. Le cose che
stanno avvenendo in Egitto, anche sul caso Regeni, dimostrano che anziché ottenere maggiori
elemento che portano alla verità, in realtà si sta andando in controtendenza e questo dovrebbe
fare riflettere sulla inopportunità di quella scelta che il governo italiano ha fatto.
Rispetto invece alla Comunità internazionale, come lei ha detto, il caso Regeni si
inquadra in un contesto molto critico e allarmante rispetto alla questione dei diritti
umani in Egitto. Per cercare di fare pressioni sulle autorità egiziane cosa possiamo
immaginare?
Io credo innanzitutto che dal punto di vista europeo noi faremo pressione nei confronti della
Commissione e dello stesso Alto rappresentante affinché tenga alto il vessillo della battaglia
dei Diritti umani e lo facciamo perché secondo noi l’Egitto è sotto osservazione da questo
punto di vista e siamo davvero molto critici verso coloro i quali invece pensano che la cosa
principale sia semplicemente quella di avere relazioni avere relazioni commerciali ed
economici. I diritti umani per noi sono essenziali e l’Egitto è sotto osservazione.
Penso anche che in Italia, al di là della discussione parlamentare che vi è stata qualche
settimana fa, sia essenziale verificare concretamente di fronte all’invio dell’ambasciatore in
Egitto quali sono i passi avanti realizzati perché, come lei diceva all’inizio, da una parte
hanno arrestato uno dei difensori in Egitto di Regeni, hanno perquisito la sede nella quale
opera l’ufficio legale e mi pare che la tendenza delle autorità egiziane sia da una parte di dire
formalmente che sono alla ricerca della verità, dall’altra far comprendere che questi italiani
hanno rotto le scatole sulla storia di Regeni. Noi invece dobbiamo riproporre con forza il fatto
che questa verità deve venire a galla il più rapidamente possibile anche se mi pare del tutto
evidente quale sia la verità.
Questo significa anche dare un sostegno esplicito a chi si batte in Egitto per denunciare i
casi di scomparse forzate come faceva l’organizzazione di cui l’avvocato del team
Regeni Ibrahim Metwally. La Commissione egiziana sui diritti e le libertà, come si
chiama, aveva presentato poco fa un rapporto in cui documentavano tra il 2016 e il 2017
più di 350 casi di sparizioni forzate. Infatti doveva relazionare su questo fenomeno
davanti alla Commissione diritti umani delle nazioni unite. Quindi ovviamente oltre al
caso Regeni, la cosa fondamentale è mantenere un sostegno rispetto a chi si batte nel
Paese per denunciare queste violazioni dei diritti umani fondamentali.
Sì, quello che io penso sia utile fare nelle prossime settimane è segnalare al Parlamento
europeo questo caso e il tema delle sparizioni forzate. Vedremo l’orientamento delle altre
forze politiche, in ogni caso la mia proposta personale che farò nell’ambito del mio gruppo
Socialista ma poi complessivamente all’intero parlamento è quello di sottoporre questa
vicenda seriamente e proponendo una relazione d’urgenza per rispondere effettivamente alla
questione dell’arresto e probabilmente anche della tortura che questo avvocato ha subito e
ovviamente al tema più complessivo delle sparizioni forzate. Quindi proporremo una
risoluzione d’urgenza al Parlamento europeo e vedremo l’orientamento delle altre forze
politiche se sarà di convergenza su questa proposta.

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