INTERVISTA Radio InBlu 18 aprile 2018

Panzeri: “La sensazione è di debolezza e divisione, ma serve un protagonismo europeo”

Il silenzio dell’Europa rispetto al conflitto siriano. Questo è stato il cuore dell’intervento di Pier Antonio Panzeri, presidente della Sottocommissione per i Diritti umani, nel corso della seduta plenaria del Parlamento europeo. Ha tranquillamente detto: “L’Europa continua a sembrare debole e divisa quando invece i tempi e gli eventi chiederebbero qualcosa di diverso”. Perché questo scatto di reni non riusciamo ad averlo?

Innanzitutto c’è il fatto che la cosiddetta assenza dal protagonismo internazionale è dovuta da una parte a una politica estera che ancora mostra una certa debolezza perché deriva dalle divisioni che ci sono all’interno dell’Unione europea: quando ci sono due Paesi come Gran Bretagna e Francia, che unilateralmente partecipano al raid e informano semplicemente l’Unione europea di tutto questo, significa che non c’è in campo una politica unitaria dal punto di vista europeo.

Il secondo elemento è che manca un grande sforzo da parte delle istituzioni europee per proporre con molta determinazione l’esigenza di una politica comune, si scrivono molte cose su questo, ma poi in realtà nei fatti non si producono le necessarie correzioni.

Io ho tentato di descrivere una sensazione che provo io, pur essendo vicino alle istituzioni, ma che credo provi l’opinione pubblica europea, cioè una sensazione di debolezza e divisione, mentre sarebbe necessario un protagonismo europeo, se non altro perché nella vicenda siriana pesano due elementi che per noi sono determinanti, il problema del terrorismo e quello dei rifugiati.

 

La settimana prossima si terrà la conferenza sulla Siria indetta sotto l’egida dell’Unione europea e dell’Onu. Se uno fosse cattivo potrebbe dire: come l’Onu è insignificante rispetto alla crisi siriana, così lo è anche l’Unione europea.

Dipende se si utilizza questo appuntamento, che considero comunque importante, per fare uno scatto di reni oppure no. Se si fa una conferenza semplicemente per fotografare la situazione esistente sul campo e continuare con la politica di prima, dove tra l’altro l’Unione europea – è bene dirlo – in realtà qualcosa di importante sta facendo perché noi abbiamo dato enormi risorse finanziarie sul piano umanitario, ma o c’è lo scatto di reni e si mette in campo un piano strategico di transizione che in qualche modo si adegui alla realtà che è mutata in questi sette anni di conflitto in Siria, oppure il rischio è che sarà difficile dare un’impronta e soprattutto riavviare quel complicatissimo negoziato che è iniziato a Ginevra che fino ad oggi non ha portato assolutamente a soluzione.

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