INTERVISTA – Pawel: la sua storia, la nostra sfida

Radio ARTICOLO 1 –  18 gennaio 2018

“La Polonia non è solo l’autoritarismo di Kaczyński, non è solo la violazione dello stato di diritto. È stata segnata anche dalle vicende che hanno riguardato proprio Danzica con Solidarnosc.

La Polonia democratica è incarnata proprio dal sindaco di Danzica perché credeva in un’Europa che fosse pluralista europeista e tollerante, una Polonia diversa da quella tracciata dal partito Diritto e Giustizia. Di fronte a un fatto così grave, si deve rivendicare che da un lato esiste ancora una Polonia democratica e dall’altro rivendicare una lotta che dobbiamo condurre contro l’intolleranza che oggi è presente nel paese”.

“La Polonia ha rappresentato il primo paese nel quale è tornata ad affacciarsi una destra che sembrava dimenticata, quella delle chiusure e delle intolleranze. C’è stata una campagna martellante, una propaganda martellante, da parte di Kaczyński e del suo partito che si è sviluppata nel 2015, in occasione delle elezioni di quell’anno, ma che non si è mai fermata. Il dito era sempre puntato verso il capro espiatorio di turno che il più delle volte era identificato con i migranti e con l’Unione europea. Per questo dico che il rischio è che queste parole vengano inculcate e utilizzate per omicidi così gravi. C’è un tema importante, quello di riportare il paese dentro il quadro democratico e il fatto che la politica in tutta Europa usi le parole nel modo più adeguato possibile perché le parole possono armare le persone”.

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