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INTERVISTA – Monday Talk with the European Parliament’s Human Rights Chief on Turkey

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Monday Talk with the European Parliament’s Human Rights Chief on Turkey

Pier Antonio Panzeri: Molta acqua è passata sotto i ponti e oggi appare oggettivamente difficile considerare l’allargamento alla Turchia una questione all’ordine del giorno. Si può dire che ci sono stati errori, alcuni anni fa, da parte della stessa Unione europea, la quale non ha probabilmente spinto con forza nella direzione dell’allargamento, divisa com’era allora tra i fautori dell’allargamento stesso e chi invece ne era contrario. Oggi ci troviamo in una situazione nuova, ulteriormente aggravata, dopo il mancato golpe, dalle posizioni, i comportamenti e le politiche messe in campo da Erdogan che oggettivamente stanno rischiando di chiudere definitivamente la strada di una possibile inclusione della Turchia in Europa. Rimane aperto il campo di un più stringente rapporto bilaterale e di cooperazione che sarà possibile se ovviamente la situazione politica e dei diritti umani oggi in Turchia cambierà. In ogni caso, la Turchia non aveva ancora risposto a cinque delle 72 condizioni che l’Unione europea aveva posto ad essa per avviare le procedure di allargamento.

Vocal Europe: Secondo questo report di Human Rights Watch (HRW), a seguito dei decreti emergenziali emanati dopo il fallito colpo di stato del luglio 2016, i quali rimuovevano importanti salvaguardie ai diritti degli imputati, sono avvenuti episodi di tortura e maltrattamenti da parte delle forze dell’ordine nei confronti dei detenuti. Lei è in contatto con qualche autorità turca (a livello di governo centrale o rappresentanza diplomatica) con cui discutere queste gravi violazioni dei diritti umani, che tuttora proseguono?

Pier Antonio Panzeri: In caso di risposta affermativa, qual è la loro posizione? Abbiamo avuto anche qui al Parlamento europeo alcuni momenti di confronto con organizzazioni della società civile turca, un confronto per valutare lo stato della situazione e il contributo che l’Unione europea può fornire per rimuovere le politiche distruttive dei diritti umani oggi perpetrate in Turchia. Queste organizzazioni, tuttavia, hanno più volte sottolineato le difficoltà nelle quali agiscono dovute alle leggi draconiane oggi presenti in quel paese.

Vocal Europe: Uno dei principali motivi di scontro tra la Turchia e il parlamento Europeo riguarda l’attuale legislazione anti-terrorismo. Sempre a seguito del mancato colpo di stato dello scorso anno, molti oppositori politici sono stati arrestati dalle autorità turche a causa della definizione draconiana di “terrorismo” contenuta in tale legge. Sezgin Tanrıkulu, deputato del partito Repubblicano (CHP) di opposizione, ha riferito che diverse persone sono state uccise da droni. Questo significa che l’attuale definizione di terrorismo è la stessa usata dal governo turco per le operazioni militari nell’est e nel sud-est del paese, che hanno causato la morte di molti cittadini curdi e la fuga di mezzo milione di altri dalla regione. L’Unione Europea sta facendo pressioni su Ankara affinché la suddetta legge anti-terrorismo sia modificata nel rispetto dei diritti umani?

Pier Antonio Panzeri: Sì, la nostra pressione è costante e continua perché la legge anti terrorismo è una legge usata contro il dissenso: vengono effettuati arresti in assenza di un giudice, i processi sono infiniti e c’è un allungamento spropositato dei tempi della custodia cautelare, assistiamo a tanti casi di detenzione arbitraria e, in definitiva, consideriamo questa legge anti terrorismo incompatibile con gli obblighi che la Turchia dovrebbe assumere per il rispetto della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Tra l’altro, questa è una delle condizioni che è stata posta alla base per procedere sulla strada dell’allargamento alla Turchia ed è una delle condizioni per la quale la Turchia non ha fornito risposte. Secondo la mia opinione dovremmo utilizzare anche gli strumenti economici e commerciali che possiede l’Europa per esercitare le pressioni adeguate.

Vocal Europe: Un organo istituito dopo il mancato golpe è stata la “Commissione investigativa sulle procedure dello stato di emergenza”. Compito di questa commissione è la ricezione di ricorsi riguardanti le norme di emergenza. Tuttavia, nonostante il suddetto organo abbia già ricevuto migliaia di ricorsi, non ha ancora emesso alcuna sentenza. A causa della fondazione di questo istituto, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, l’ECHR, ha lasciato cadere più di 12 000 ricorsi sui 25 000 riguardanti la Turchia. Poiché questa commissione è considerata dai più come un’entità politica, qual è il suo pensiero sulla decisione dell’ECHR di lasciare cadere tutti quei ricorsi sui diritti umani, causati dal presente stato di emergenza?

Pier Antonio Panzeri: Ho nutrito molti dubbi attorno alla decisione di istituire tale Commissione e questi dubbi avevano un oggettivo fondamento nel fatto che non si sarebbe agito nella maniera più adeguata e ottemperato agli impegni che erano alla base della formazione della Commissione stessa. Ad oggi quindi, credo che sia indispensabile mandare un messaggio molto forte perché la Commissione lavori concretamente e con il massimo della trasparenza.

Vocal Europe: Ci sono diverse evidenze che più di 17 000 donne siano state arrestate durante l’anno passato. Stando inoltre a dati recenti forniti dalle autorità turche, vi sono 668 bambini da 0 a 6 anni detenuti nelle carceri insieme ai loro genitori. Nella sua veste di presidente della sotto-commissione parlamentare ai diritti umani, come si rapporta con tale atrocità? Quali strumenti utilizzate per portare all’attenzione dell’opinione pubblica queste gravi violazioni dei diritti umani, in atto in un paese candidato ad entrare nell’Unione Europea?

Pier Antonio Panzeri: Nel quadro delle funzioni che la Commissione dei diritti umani del Parlamento europeo ha, richiamiamo continuamente, anche attraverso appositi hearing, all’attenzione pubblica la situazione dei diritti umani in Turchia attraverso prese di posizione significative. Un altro strumento è quello del monitoraggio che il parlamento compie regolarmente predisponendo relazioni ad hoc sulla Turchia e individuando in quella sede le forme più appropriate per portare all’attenzione sia degli organi istituzionali europei sia dell’opinione pubblica le violazioni dei diritti umani.

Vocal Europe: Recentemente il governo turco ha revocato più di 150 mila passaporti, e ha chiesto all’Interpol di inserire più di 60 mila cittadini turchi nella lista dei ricercati, a seguito il tentativo di golpe dell’anno scorso. Tra gli altri, notabili sono stati i casi di una star del basket NBA che è stato arrestato in Romani e due giornalisti turchi, con cittadinanza UE arrestati in Spagna. Tutti loro sono a rischio di estradizione. Vede la possibilità di una risoluzione del Parlamento Europeo che possa obbligare gli stati membri a impedire all’Interpol di arrestare e estradare quei cittadini turchi che si sa essere seguaci del movimento Gulenista?

Pier Antonio Panzeri: Io penso che il Parlamento europeo debba essere molto chiaro e netto su queste vicende. La mia impressione è che molti di questi ricercati lo siano per via delle opinioni politiche che hanno assunto o hanno e tutto questo mi porta a sostenere che sarebbe un errore che i paesi dell’Unione europea concedessero, come nei casi descritti, l’estradizione. Cercheremo di fare assumere una posizione chiara allo stesso Parlamento europeo nelle prossime settimane.

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