INTERVISTA – Libero commercio e dazi globali

RADIO ARTICOLO1 – 29/01/2019

Il dibattito all’interno del Parlamento europeo sugli accordi commerciali è ampio e acceso perché di fronte a questi accordi che sono stati siglati il tema che è stato posto con forza e determinazione è quello dei diritti. Non perché ce lo ordini qualcuno, ma perché nei paesi con cui si firmano gli accordi, in particolare i paesi asiatici, il tema dei diritti fondamentali, dei diritti dei lavoratori è un tema che va proposto all’ordine del giorno perché questi diritti sono ben al di sotto dei limiti di tolleranza.

Noi abbiamo uno strumento enorme: nel momento in cui si vuole favorire un accordo di libero scambio, l’Europa, per sua natura, deve porre al centro questo tema. Porre le condizioni: si aderisce a un determinato accordo a patto che migliorino le condizioni dei lavoratori, a condizione che i diritti umani e le libertà civili siano adeguatamente salvaguardati.

Probabilmente nei singoli paesi questo elemento non è così forte e non è diventato patrimonio dell’opinione pubblica, ma lo deve diventare perché il tema dei diritti commerciali va di pari passo con i processi di protezionismo che si sono aperti, con le guerre commerciali.

Tra le altre cose, parlando di CETA, ci sono due interventi che possono essere fatti. Il primo è un intervento che fa il Parlamento europeo nel processo di ratifica, poi ci sono gli stati nazionali che devono farlo attraverso i loro parlamenti. La commissione ha pensato bene di escludere da tutti questi accordi il tema degli investimenti che per essere incluso ha bisogno della ratifica dei parlamenti nazionali andando direttamente all’adesione dell’accordo. Questo a loro modo di vedere per semplificare i tempi e non avere il problema di possibili veti da parte dei parlamenti. È un sotterfugio e sarebbe giusto che questo diventasse un argomento di discussione nei parlamenti nazionali.

Il modello protezionista che ha presentato Trump ha portato a dei vuoti: c’è chi ritiene che questo vuoto vada assolutamente riempito e quindi noi Unione europea dobbiamo fare accordi con tutti a prescindere – come ne è esempio l’accordo commerciale con il Vietnam – per posizionare l’UE nel contesto internazionale. Poi c’è chi, come il sottoscritto, ritiene che i vuoti vadano riempiti, ma non possono essere riempiti a prescindere. L’accordo con il Vietnam, per fare un esempio, deve essere concluso, ma a patto che i diritti dei lavoratori siano rispettati.

Per la mia parte politica, gli accordi commerciali devono essere di seconda generazione e considerare queste condizionalità.

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