INTERVISTA – “Il Processo migratorio non si ferma né con le parole né con le mani. Serve una politica europea comune”

Radio InBlu | Martedì 12 giugno

Da parte dell’Europa abbiamo letto e sentito tante e diverse reazioni. Se vogliamo parlare di una questione etica credo che il giudizio possa andare in una sola direzione, o forse ce lo auguriamo che possa andare solo in una direzione, però in effetti anche l’Unione europea ha poco da dire se lascia sola l’Italia, si grida ad una presa di posizione ma anche a conseguenze concrete, anche guardando al prossimo Consiglio europeo, ci possiamo attendere finalmente un cambio di rotta?

Non lo so. Il compito che abbiamo noi è quello di mobilitare, non solo le coscienze, ma soprattutto l’iniziativa politica perché questo appuntamento del Consiglio possa segnare una svolta. Purtroppo però allo stato attuale la bozza presentata dalla bozza bulgara riguardo alla riforma del Regolamento di Dublino non offre spazi da questo punto di vista perché di fatto non c’è nulla di nuovo, nessuna ripartizione, nessun criterio di solidarietà e alla fine resta solo una strada proposta con da una parte l’esternalizzazione delle frontiere e dall’altra qualche denaro in più per mantenere i migranti nei loro paesi. Mi pare che questo sia il dato fondamentale e forse è indispensabile che si crei una coscienza diffusa sull’esigenza di avere questa svolta.

Ma l’Europa può veramente scoprirsi così poco solidale, così poco umana?

Il problema non è solo questo, è anche una questione politica. Se siamo giunti in questa situazione è perché è mancata la volontà politica.

Ieri intervenendo alla riunione del mio gruppo politico ho parlato di insipienza delle classi dirigenti europee. Questi nuovi “barbari” che ci sono alle porte sono anche il prodotto di una mancanza di una politica comune europea, in questo caso sul tema dell’immigrazione, e sul fatto che non si sono create le condizioni per comprendere che il vecchio continente aveva bisogno di nuove politiche per poter affrontare queste nuove sfide. Questo è il dato drammatico che oggi emerge. Oggi ci sorprendiamo perché in Italia avvengono queste cose, ma queste cose sono anche frutto di mancate scelte a livello europeo.

Adesso l’Europa cosa vorrà fare? Questa volta il caso dell’Aquarius l’ha risolto la Spagna, ma si è capito che è stata “una tantum”. E la prossima volta? Visto che siamo a giugno, da qua a settembre sappiamo che è la stagione privilegiata per i viaggi della speranza, quanti altri casi Aquarius ci saranno? E se la linea del governo italiano esplicitata da Salvini è “d’ora in poi terremo questo comportamento e faremo la voce grossa” cosa può succedere?

Io penso che bisogna usare la testa e non i muscoli. Credo che l’atteggiamento del nuovo ministro dell’Interno sia sbagliato. Tra l’altro voglio sottolineare una differenza sostanziale tra chi crede, come me, che le regole del regolamento di Dublino devono essere modificate perché l’attuale proposta non funziona e l’atteggiamento di Salvini che è su un’altra direzione. Dice che non vanno bene quelle regole, ma in realtà non vuole definire nuove regole perché definire nuove regole significa assumersi la responsabilità poi di gestire il processo migratorio. Loro non lo vogliono assolutamente gestire, vogliono dire solo no, ma questa è una scelta sbagliata perché questo processo non si ferma né con le parole né tanto meno con le mani. Ha bisogno di una politica comune europea da una parte e di un approccio nuovo in termini di cooperazione e sviluppo internazionale, ha bisogno di un protagonismo europeo per sanare i conflitti che sono fonte dei processi migratori, penso alla Libia o alla Siria. Il tema migratorio ha bisogno di essere affrontato da più tasti. Capisco tutte le difficoltà, ma serve iniziare a parlare in modo netto con una narrazione nuova, altrimenti anche l’opinione pubblica rischia di essere imbevuta di una cultura non solo fallace, ma che porta a derive pericolose.

Gli europarlamentari della Lega e dei 5 Stelle quando sono affrontati temi sull’immigrazione come il Regolamento di Dublino, come partecipano e quale contributo hanno dato?

Voglio ricordare che la deliberazione del Parlamento europeo è molto chiara, parla di modifica delle regole di Dublino e le sposta molto più avanti con un criterio di ripartizione e di solidarietà, ma su quella deliberazione la Lega ha votato contro. Bisogna dirlo in maniera chiara ed esplicita e la motivazione è quello che ho cercato di spiegare prima. Se ci sediamo intorno a un tavolo e cerchiamo di costruire condizioni nuove significa che ci assumiamo sulle nostre spalle l’idea della gestione di quel problema, loro non lo vogliono assolutamente gestire, ritengono che “ognuno a casa propria”, “il nostro paese non è terra per nessuno” sia la via più semplice forse per portare a casa qualche risultato elettorale in più ma alla fine non risolve il problema e condanna il nostro paese non solo all’isolamento, ma a derive pericolose.

Quindi l’unica prospettiva portata avanti insieme all’europarlamento dalla Lega sono i muri, esternalizzazione delle frontiere e paghiamo paesi dell’Africa per tenersi i migranti.

Hanno costruito la loro fortuna elettorale su questo, tra l’altro anche con molte contraddizioni perché anche nel momento in cui sono stati dati i soldi per costruire le condizioni per il processo migratorio dei siriani in Turchia anche lì hanno avuto qualcosa da dire, perché sono stati usati soldi pubblici europei. Non va mai bene nulla, l’idea per loro è che devono restare semplicemente nel loro paese e non rompere le scatole. Ovviamente non si chiedono come mai nel mondo sta accadendo questo, quante responsabilità ci sono anche nostre per quanto sta accadendo in alcuni paesi africani è un problema che non li tocca. Ma è una questione di cultura e abbiamo bisogno di narrare qualcosa di diverso e farlo con maggiore forza e determinazione e il più rapidamente possibile. Non bisogna essere indifferenti e non bisogna stare in silenzio.

|leggi qui|

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.