Crisi: rafforzare l’Europa e le sue istituzioni per essere più efficaci contro la crisi
Intervista di Rodolfo Sala
Antonio Panzeri ha appena finito di sfilare al Circo Massimo, sotto le bandiere della Cgil.
“No – sorride – non è un ritorno sul luogo del delitto, semmai un ritorno a casa: io vengo da lì, sono tuttora iscritto al mio sindacato, più che mai convinto di esserci”.
E comunque l’europarlamentare del Pd non nasce sindacalista, ma politico: riformista nel Pci, quando non era poi così facile esserlo.
Il tema del lavoro sta diventando centrale anche in questa campagna elettorale per le europee, ma non c’è il rischio che gli italiani sentano Bruxelles e Strasburgo troppo lontane dai loro problemi veri?
“Il legame tra le due cose c’è, eccome. E’ soprattutto dalla postazione europea che si capisce quanto il piano anticrisi del nostro governo non sia all’altezza della situazione”.
Perché?
“Quelle adottate dai nostri partner sono misure davvero espansive, basta considerare l’entità delle risorse messe a disposizione, soprattutto da Francia e Germania. A Berlino hanno stanziato 38 miliardi di euro, contro gli 8 dell’Italia. Dove però si finisce per utilizzare risorse destinate ad altro, per esempio al Fondo sociale europeo”.
Da noi fanno il gioco delle tre carte?
“Lo abbiamo denunciato anche in Europa. Sarebbe necessario intervenire con maggiore profondità, e possibilmente in un contesto comunitario. Ma c’è un altro aspetto che lega il tema dell’occupazione a questa campagna elettorale”.
E cioè?
“Le ricadute della crisi sono pesantissime, l’Europa stima per quest’anno una perdita di 3,5 milioni di posti di lavoro nei Paesi comunitari. E per l’anno prossimo la cifra è paurosa: quasi 6 milioni. Da noi la sola cassa integrazione è aumentata del 530 per cento, anche quella in deroga, riservata alle aziende con meno di 15 dipendenti. Di qui la richiesta forte di un piano efficace di sostegno all’occupazione: questo è un tema centrale della campagna elettorale”.
Sta dicendo che siccome in Italia per il lavoro fanno poco o niente, si deve guardare all’Europa?
“Tutto si tiene. Dev’essere chiaro a tutti che le istituzioni europee vanno rafforzate, soprattutto dopo la fase travagliata seguita dal no di Francia e Olanda al Trattato costituzionale. Se avremo un presidente del Consiglio europeo in carica per due anni e mezzo, e non presidenze di 6 mesi, avremo anche più stabilità e la garanzia di decisioni più rapide ed efficaci”.
Non sono cose un po’ lontane dall’interesse quotidiano della gente, soprattutto in un momento di crisi come questo?
“No, se facciamo capire bene che c’è un’Europa conveniente per i cittadini. Pensiamo al Fondo di adeguamento alla globalizzazione, a cui anche l’Italia ha attinto per combattere la crisi. In Lombardia sono arrivati 15 milioni, soprattutto per il settore tessile. Ma abbiano anche aumentato del 4 per cento il Fondo per l’efficienza energetica, con risorse da destinare alle caldaie non inquinanti, alle ristrutturazioni eco-compatibili e quant’altro”.
Nel Pd c’è qualche polemica sulle candidature…
“Spero che i problemi possano risolversi in fretta, e che si parta il più presto possibile. E’ indispensabile liberare le energie che ogni candidato può esprimere, anche perché ci sono le preferenze, quindi diventa importante il consenso personale, oltre che quello espresso per il partito. Tanto più che si vota in concomitanza con le amministrative. Entrambi i test sono importanti, ma io dico che rafforzare il Pd in Europa, significa anche rafforzare le coalizioni di centro sinistrra nei Comuni e nelle Province”.
L’Europa può “trascinare” il voto amministrativo?
“Sì. E siccome spesso ci si lamenta perché è difficile trovare i canali per avere i finanziamenti da Bruxelles, non sarebbe male porci l’obiettivo di creare in tutti gli enti locali degli Sportelli Europa in grado di dare un aiuto concreto ai cittadini e alle imprese”.

