In Egitto nuove condanne a morte di massa

Il 24 settembre la Corte di cassazione egiziana ha confermato le condanne a morte contro 20 militanti islamisti nel cosiddetto processo del “Massacro di Kerdasa”.

Kerdasa è una cittadina nella provincia di Giza, a 15 chilometri a ovest del Cairo, dove nell’agosto 2013 ebbero luogo gravi violenze. Alcuni uomini armati attaccarono con granate e razzi la stazione di polizia del piccolo villaggio e tagliarono la gola a un agente di polizia prima di radere al suolo l’edificio. Ore dopo, l’intervento delle forze di sicurezza egiziane disperse la folla, uccidendo centinaia di persone. La scorsa settimana è arrivata la sentenza.

Le corti egiziane continuano a emettere condanne a morte in processi di massa che risultano indifendibili sia dal punto di vista della procedura che del merito.

Esorto il presidente Abdelfattah al-Sisi a non ratificare le sentenze di morte presentate dalla Corte di Cassazione nel caso Kerdasa e a commutare tutte le sentenze capitali.

Chiedo alle autorità egiziane di porre immediatamente fine alle condanne a morte di massa, di abbandonare la pratica dei processi di massa che violano palesemente il principio della responsabilità penale individuale, di assicurare un giusto processo per le persone coinvolte nel caso, rispettando il loro diritto al giusto processo.

La posizione dell’Unione europea sulla pena capitale è ben nota. Ci opponiamo alla pena di morte in tutti i casi e in tutte le circostanze. Questa è una posizione pienamente sostenuta dal Parlamento europeo e ripetuta in modo coerente a tutti i nostri partner in tutto il mondo, nei forum e nei contatti bilaterali.

La pena di morte non sarà mai un effetto deterrente. Porta solo al peggior tipo di danno irreparabile e irrevocabile: la perdita della vita umana.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.