In Egitto basta esecuzioni e vittime come Giulio

È stata approvata giovedì 8 febbraio dal Parlamento europeo riunitosi in seduta plenaria a Strasburgo la risoluzione che condanna i processi di massa e le esecuzioni in Egitto.

È stato un coro unanime a criticare l’uso della pena capitale da parte del governo egiziano. L’Assemblea ha inoltre sollecitato le autorità egiziane a bloccare tutte le esecuzioni pianificate e a riesaminare le sentenze capitali pendenti e ha chiesto anche una revisione dei codici penali egiziani per garantire che vengano rispettati gli standard del processo equo. Sono state più di venti le esecuzioni nell’ultimo mese che hanno portato alla morte cittadini, prima sottoposti a torture e trattamenti disumani, poi giustiziati senza notifica preventiva e con processi farsa davanti a tribunali militari.

La preoccupazione è grande anche per via delle restrizioni ai diritti democratici fondamentali in atto nel Paese. Un esempio a noi caro è la vicenda di Giulio Regeni: non possiamo accettare che dopo la tortura e l’uccisione del ricercatore italiano, non ci siano ancora stati significativi progressi nell’inchiesta di questo brutale omicidio. Anche da questo si misura la mancanza di credibilità dell’attuale dirigenze egiziana. Il Parlamento ha assicurato che continuerà a sollecitare le autorità europee affinché si impegnino con le loro controparti egiziane a stabilire la verità su questi casi e a fare in modo che i responsabili ne rispondano.

Appare evidente che non è possibile costruire un partenariato solido con questo Paese alla luce di quanto sta avvenendo, a meno che, sull’altare della realpolitik, ci disinteressiamo dei diritti umani e diventiamo così moralmente corresponsabili di questa brutalità. È evidente che serve un impegno chiaro e preciso per cambiare da parte dell’Egitto e del suo presidente, senza il quale non si può aprire un capitolo nuovo di questo partenariato.

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