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In Africa il vero problema è l’accesso all’acqua

In occasione della giornata mondiale sull’Acqua, le Nazioni Unite hanno lanciato un allarme: a causa dei cambiamenti climatici, uniti all’azione dell’uomo, entro il 2040 potrebbero esserci 600 milioni di bambini senza accesso all’acqua potabile.

Questa scarsità colpirà soprattutto i Paesi che, da tempo, soffrono per condizioni di siccità alle quali si aggiungono conflitti e guerre: Etiopia, Nigeria, Sud Sudan, Somalia, Yemen. 

Già nel 2017, secondo l’Unicef, 9 milioni di etiopi si troveranno a competere per risorse idriche scarse e di pessima qualità. 

Il report dell’Unicef “Acqua e bambini in un clima che cambia” si concentra proprio sulle conseguenze che la scarsità di acqua può avere sui più fragili.

In Africa la rapida urbanizzazione, insieme al cambiamento climatico, rendono sempre più problematico l’accesso all’acqua. 

A questo si aggiunge anche l’inquinamento: spesso l’acqua non è soltanto poca, ma anche di pessima qualità. E questo conduce a un forte incremento delle malattie e della mortalità infantile.

A soffrire di siccità sempre più gravi però non è soltanto l’Africa sub-sahariana: anche l’Iran sta sperimentando una delle più gravi crisi idriche di sempre.

Fiumi e laghi si stanno prosciugando, mentre le riserve del sottosuolo, pesantemente sfruttate da una popolazione in crescita, diminuiscono troppo rapidamente.

Il Lago Urmia, ambiente naturale riconosciuto dall’Unesco, ha una superficie del 12% rispetto agli anni ’70. Le conseguenze sulla biodiversità sono terribili: si teme l’estinzione di specie protette.

A questo, in tutti i Paesi coinvolti dalla siccità, si aggiungono le scarse capacità di gestione statali delle risorse idriche, soprattutto laddove sono presenti conflitti di lunga durata.

Questi dati sono preoccupanti perché ci dicono che, nonostante alcune aree del mondo si stiano muovendo su un percorso di crescita economica, molti Paesi rischiano di restare indietro e in alcuni casi di vivere uno sottosviluppo ancora peggiore di quello odierno. Senza acqua nessuna attività, neppure l’agricoltura e l’allevamento di base, sono possibili.

Ed è facile prevedere un nuovo esodo di disperati qualora le condizioni di vita continuassero a peggiorare. Alcune persone si fermeranno in Paesi limitrofi, magari dando inizio a nuovi conflitti per l’approvvigionamento delle risorse. Ma altre, inevitabilmente, intraprenderanno un percorso più lungo e cercheranno riparo in Europa.

Ecco perché è necessario intervenire subito con programmi mirati: sono molte le organizzazioni che, a livello mondiale, si occupano di accesso all’acqua. Agire immediatamente e affrontare questi problemi potrà forse alleviare le sofferenze di molte persone, a partire dai bambini.

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