Immigrazione: l’Italia non può pagare per tutti

Si è tenuta il 12 e 13 maggio a  Roma l’Assemblea dell’Unione per il Mediterraneo, l’organizzazione intergovernativa composta dai  membri dell’UE e da 15 Paesi del Mediterraneo meridionale e orientale.

La globalizzazione e l’esito contraddittorio dei cambiamenti intervenuti dal 2011 in alcuni paesi nordafricani, fanno del “nostro mare” l’epicentro delle difficoltà mondiali,  che dall’economia si sono trasferite alla società ed alla politica.

I principali temi affrontati sono stati il lavoro, la crescita e lo sviluppo sostenibile, senza tralasciare la difesa dell’ambiente e le  misure concrete per la promozione economica delle zone più svantaggiate, il sostegno alle transizioni democratiche, la creazione di infrastrutture comuni. È stata una occasione per ribadire la centralità del Mediterraneo per l’UE.

Fra le proposte, quella di sviluppare una nuova diplomazia economica basata sulla necessità comune di uno sviluppo più omogeneo. Inoltre, è stata ribadita l’importanza di far partecipare i Paesi vicini a programmi come l’Erasmus e Horizon 2020, che tanto hanno fatto per costruire  un’identità condivisa e offrire nuove opportunità sia per i singoli beneficiari che per le economie dei Paesi aderenti.

Allargare la possibilità di accesso a programmi di sostegno alle PMI extraeuropee potrebbe essere un altro strumento interessante per rafforzare il tessuto imprenditoriale dell’area mediterranea.

Ma si è anche parlato lungamente di come promuovere l’occupazione giovanile e rafforzare l’imprenditorialità femminile, vista come la chiave di volta per uno sviluppo non solo economico ma anche sociale.

In tema di migrazioni è stata stilata una  dichiarazione, firmata anche dall’Ungheria, in cui si afferma che l’immigrazione costituisce un fattore di crescita economica nei Paesi di accoglienza, in particolare quando colpiti da calo demografico e invecchiamento della popolazione;  l’Assemblea ha raccomandato di promuovere una cultura dell’accoglienza che favorisca l’inserimento e prevenga l’insorgere fenomeni di razzismo e intolleranza.

La risposta semplicemente securitaria, per lo più pensata dall’Europa, sposta solo i problemi a qualche migliaia di chilometri di distanza, ma non li risolve. Ecco perché per ridurre le cause dei flussi migratori è indispensabile che sviluppo economico e sociale, stabilità, sicurezza e diritti debbano camminare insieme

Ma serviranno tempo e ingenti risorse per invertire una tendenza che non accenna a diminuire.

Nel quadro di un’Assemblea positiva sotto altri aspetti, sarebbe stato però  importante riservare spazio alla riflessione su come meglio suddividere le responsabilità e gli oneri legati all’accoglienza, tuttora sulle spalle di pochi paesi. Perché è quando non si gestiscono adeguatamente i fenomeni che razzismo e intolleranza, inevitabilmente, riescono a prendere piede.

Il nostro compito è quello di batterci sul piano culturale e politico proprio perché sia la politica con azioni efficaci a  riassumere il controllo ed il governo di questi processi. Ed e questa, piaccia o no, la sfida principale che ha dinnanzi questa Assemblea Parlamentare

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