Il ruolo della retorica nella protezione dei diritti umani

Parte I – Contesto: diritti umani universali in crisi

Mai come oggi, dalla fine della seconda guerra mondiale, il progetto globale sui diritti umani si è dovuto scontrare con così tante minacce per la legittimità del suo ruolo come caposaldo per un mondo migliore.

Gli standard internazionali sui diritti umani riconosciuti universalmente dalla comunità internazionale con l’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani nel 1948 sono sempre più sotto attacco da parte di forze xenofobe e autoritarie in tutto il mondo.

Nel frattempo, le minacce da parte di alcuni Paesi di un ritiro dall’ordine internazionale basato sulle regole e sul diritto condiviso hanno contribuito a mettere in dubbio la nozione stessa di multilateralismo. Altrettanto preoccupante è il ritiro da parte di alcuni Stati, dalla Corte penale internazionale istituita con i processi di Norimberga.

Non dobbiamo dimenticare che poco prima dell’adozione della Dichiarazione universale, l’umanità è stata testimone del conflitto più devastante della storia, durante il quale milioni di civili sono stati uccisi e i loro diritti fondamentali sono stati violati su ampia scala. Infatti, il concetto stesso di una carta internazionale dei diritti umani, che è nata nel 1976 con la ratifica della Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici e della Convenzione Internazionale dei diritti economici e sociali, oggi è verosimilmente rivoluzionario come lo era in quel momento, ponendo un elevato livello di ambizione e pari importanza su tali diritti.

La Conferenza mondiale sui Diritti Umani che si è tenuta a Vienna nel 1993, è un altro evento importante in cui questa volta tutti gli Stati, compresi quelli che non hanno partecipato al processo di adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani a causa dell’epoca coloniale, hanno rinnovato il loro impegno per l’idea stessa di universalità. Questa Conferenza ha anche permesso alla comunità internazionale di chiarire il significato delle differenze storiche, culturali e religiose all’interno del concetto stesso di universalità.  Infatti, l’universalità è il risultato di una dinamica di graduale adesione attraverso l’appropriazione individuale e collettiva, dove le tradizioni nazionali e culturali trovano naturalmente il loro posto, né contro né accanto, ma attorno a una base di valori non derogabili. L’universalità acquisisce legittimità quando rappresenta e protegge la diversità dell’umanità, e quando tutti i popoli e tutte le culture ci costruiscono sopra e se ne appropriano.

L’evoluzione del sistema internazionale dei diritti umani, che ha avuto luogo sin dall’adozione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ha portato a numerosi trattati, organismi di monitoraggio e meccanismi, che contribuiscono a rafforzare il rispetto dei diritti. Tuttavia, con la coerente espansione del concetto di diritti umani negli ultimi trent’anni, in coincidenza con un crescente autoritarismo, una crisi di identità che ha portato ad un aumento di gravi violazioni dei diritti umani, è importante rimanere vigili e valutare come garantire una protezione più efficace dei diritti umani.

In un momento in cui sempre più Stati si appropriano di una retorica basata sulla giustificazione della soppressione di alcuni diritti fondamentali per ragioni di “sicurezza nazionale” o di “lotta contro il terrorismo”, in alcuni casi spingendo per l’espansione dei diritti economici e sociali, indebolendo di conseguenza altri diritti fondamentali  – basti pensare al caso della Cina che desidera imporre la sua narrativa ponendo la lotta contro la povertà al di sopra di altri diritti umani fondamentali -, dobbiamo riconoscere che la retorica ha un ruolo importante da svolgere nel modellare il comportamento dello Stato nei confronti dei diritti umani.

Allo stesso modo, la disillusione avvertita da un certo numero di Stati nella “natura decisamente occidentale dei cosiddetti diritti umani internazionali” ha portato a una campagna per una maggiore attenzione da dare al “contesto culturale” nella formulazione dei diritti, in alcuni casi approvando una vera e propria politica di “selezione” quando si applicano i trattati sui diritti umani.

 

Parte II – Come utilizzare il linguaggio dei diritti umani per influenzare il comportamento di uno Stato? 

Quali sono le cause alla base delle narrative contro i diritti umani? Come garantire una migliore protezione dei diritti e definire strategie più efficaci in materia di diritti umani? Queste sono alcune delle domande che hanno fatto parte del mio lavoro quotidiano in qualità di Presidente della Sottocommissione per i Diritti dell’Uomo e, prima ancora, come Presidente della delegazione interparlamentare del Maghreb.

Per affrontare il contraccolpo globale contro i diritti umani e assicurare che i paesi partner registrino miglioramenti in termini di diritti umani, dobbiamo chiederci in che modo noi, in quanto politici e professionisti, possiamo sfruttare il linguaggio dei diritti umani per condurre una più efficace diplomazia dei diritti umani.

Negli ultimi anni, abbiamo visto come gli Stati hanno sviluppato metodi sempre più sofisticati per appropriarsi del linguaggio dei diritti umani al fine di indebolirli espressamente, come ad esempio attraverso la reazione e l’opposizione alla “leadership e ai valori occidentali”, che altro non è che un’affermazione di sovranità, un modo per rispondere alla crisi di identità nazionale o una ricerca di leadership globale. Questo va dal riaffermare il primato della legge nazionale e costituzionale rispetto agli standard internazionali sui diritti umani, commettendo esecuzioni extragiudiziali per combattere il traffico di droga, il terrorismo e la criminalità organizzata per giustificare le azioni volte a mettere a tacere i difensori dei diritti umani in quanto necessarie per la sicurezza nazionale. Così facendo, la protezione dei diritti umani viene surclassata da alleanze e rivalità politiche.

In questo contesto, il movimento internazionale per i diritti umani ha sempre fatto affidamento sull’approccio “naming and shaming” per garantire il rispetto dei diritti umani da parte dello Stato. Infatti, considerando per esempio le lodi che gli Stati Uniti hanno riversato su leader autoritari come Recep Tayyip Erdogan, Rodrigo Duterte, il presidente al-Sisi e il principe ereditario Mohammed bin Salman, vediamo come gli Stati utilizzino la retorica per minare i diritti.

Allo stesso modo, l’idea di creare “nuove categorie di titolari di diritti” appare positiva a prima vista. Tuttavia, dopo un’ulteriore approfondimento, vediamo che il sostegno dello Stato per tale cambiamento è spesso motivato dall’opportunità di minare le libertà fondamentali, come quando alcuni Stati cercano di attribuire il diritto a non diffamare la religione, per giustificare leggi restrittive sulla blasfemia che minano la libertà di credo.

Alla luce dell’utilizzo dei diritti umani da parte degli Stati come un’arma per erodere i diritti fondamentali, dobbiamo urgentemente pensare a modi nuovi e creativi per invertire questa preoccupante tendenza. Questo potrebbe includere i seguenti elementi.

1.     Sostenere attivamente i difensori dei dritti umani negli Stati che contestano continuamente le loro attività accusandoli di essere “agenti stranieri”, “attivisti contro l’ordine pubblico” o “traditori” solo perché essi sostengono i diritti umani e fanno critiche giuste ma forti contro le politiche del loro paese. L’UE è fortemente impegnata nella protezione e nella promozione dei difensori dei diritti umani e in Parlamento abbiamo fatto il miglior uso dei nostri strumenti di “naming and shaming” per sollevare pubblicamente la loro situazione e chiedere il loro rilascio, attraverso risoluzioni d’urgenza su singoli casi, discorsi in plenaria, audizioni e visite sul campo. Esempi recenti includono una risoluzione sull’Egitto che menziona un numero di difensori dei diritti umani e attivisti pacifici in carcere, due dei quali sono stati rilasciati all’inizio di aprile; e una risoluzione sui difensori dei diritti umani delle donne in Arabia Saudita, tre dei quali sono stati rilasciati a fine marzo. Non sto dicendo che la sola azione del Parlamento è stata decisiva per il loro rilascio, ma essa ha aiutato e contribuito a raggiungere questo obiettivo. 

In particolare, poiché i difensori dei diritti umani sono importanti per noi, l’UE ha sviluppato un meccanismo unico di protezione dei difensori dei diritti umani gestito da rappresentanti della società civile che intervengono ogni qualvolta sia rilevante, in stretta cooperazione con le istituzioni dell’UE. L’istituzione del meccanismo era una richiesta di vecchia data da parte del parlamento che io, in qualità di correlatore del nuovo strumento finanziario “diritti umani e democrazia”, desideravo conservare e tentare di rafforzare.

2.     Dobbiamo essere il più strategici possibili ed essere coerenti con le priorità. Se i diritti umani sono al centro delle nostre relazioni esterne, dobbiamo agire di conseguenza. Dobbiamo lavorare insieme. Ciò non significa che dobbiamo suonare la stessa canzone, ma dobbiamo fare il miglior uso dell’azione di ciascuna istituzione e usarla come leva. Il Parlamento è il più vocale tra le altre istituzioni. Il servizio europeo per l’azione esterna opera con la diplomazia e la Commissione europea fornisce programmi di finanziamento. La combinazione delle nostre qualità ha contribuito al rilascio della famosa difensore dei diritti umani Leyna Yunus, detenuta alcuni anni fa in Azerbaigian. 

Essere strategici significa anche essere ispirati dagli altri. Durante la visita della Sottocommissione per i Diritti Umani in Canada, ho incontrato un senatore canadese che ha lavorato attivamente a una più ampia politica di sanzioni contro i diritti umani nel suo paese. In vista della discussione al riguardo a livello di Consiglio, l’ho invitata a condividere la sua esperienza con i deputati al Parlamento europeo in modo da costruire, alla luce dei buoni esempi già presenti, il futuro regime UE di sanzioni contro i diritti umani.

Inoltre, mi sembra assolutamente fondamentale coordinare i nostri sforzi con gli altri stakeholder quali l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Bachelet, e i relatori speciali delle Nazioni Unite, le istituzioni nazionali per i diritti umani e anche i parlamenti dei paesi partner e le imprese. Oggi, il progresso dei diritti umani può essere influenzato dalle aziende che sostengono l’abolizione della pena di morte, come in alcuni stati degli Stati Uniti, perché queste aziende vedono i benefici di accompagnare il movimento per i diritti umani per migliorare la propria immagine. Quando i diritti umani diventano parte dell’agenda di altri settori della società, risuonano in modo diverso con le autorità del paese.

In Marocco, il capo dei lavoratori è una donna. Non credete che, ogni volta che promuova il valore dell’equità di genere nella società, e la necessità di combattere la violenza contro le donne nel suo Paese, risulti essere molto più convincente di chiunque altro? Difatti, dobbiamo essere più creativi e capaci di identificare quella tipologia di narrazione che possa riecheggiare il più forte possibile nelle orecchie delle autorità del Paese.

3. Infine, quando conduciamo la diplomazia sui diritti umani, dobbiamo assicurarci di inquadrare la narrazione in modi positivi e innovativi. L’impegno con gli Stati sulle questioni dei diritti umani non è mai semplice, ma possiamo aumentare la probabilità di cambiare il comportamento, mantenendo canali di comunicazione aperti e positivi. Recentemente, ho partecipato a una conferenza internazionale sulla questione dell’impunità, della responsabilità e della prevenzione ospitata dall’Istituzione nazionale per i diritti umani del Qatar. Incoraggiare l’azione per i diritti umani fa parte degli sforzi per far progredire i diritti umani in tutto il mondo. Creare una narrativa positiva sui diritti umani basata su sforzi collettivi e buone pratiche potrebbe essere una buona risposta a coloro che contrastano l’universalità dei diritti umani. Dopo tutto, i diritti umani non sono concetti astratti, ma piuttosto rappresentano valori universali che rafforzano la società e fanno progredire l’umanità. Il Parlamento europeo continuerà a essere una forza positiva per la protezione dei diritti umani nel mondo finché continueremo ad applicare queste lezioni.