I sovranisti che battono i pugni in Europa e si fanno male alle mani

 

Sarebbe dovuta essere la grande rivalsa dei nazionalisti italiani, di coloro che battendo i pugni sul tavolo avrebbero dato centralità all’Italia in campo europeo. Invece, battendo i pugni, si sono semplicemente fatti male alle mani.

Si conclude così, con non poca amarezza, la settimana europea delle nostre forze di governo.

Dopo giorni trascorsi a cercare accordi tra le fila del Consiglio europeo, il governo italiano ha scelto di sostenere i paesi di Visegrad e bloccare quindi la candidatura alla presidenza della Commissione europea di Frans Timmermans, socialista, colpevole, a loro dire, di aver tentato negli scorsi anni di difendere troppo lo Stato di diritto proprio in quei paesi dell’est Europa, quando indossava le vesti di vicepresidente della Commissione europea.

Così l’accordo l’ha stretto qualcun altro, guarda caso coloro ai quali i nostri governanti volevano togliere le redini dell’Unione europea: Francia e Germania.

E, diciamolo, l’accoppiata Salvini-Di Maio, con un classico atteggiamento che dalle mie parti definiremmo “ghe pensi mi”, non hanno fatto che peggiorare la situazione: non solo non hanno rotto il fulcro decisionale dell’asse franco-tedesco, ma al contrario glielo hanno servito su un piatto d’argento. Perché se fino a poco fa, tra le cinque maggiori cariche delle istituzioni europee trovavamo ben tre italiani (Mario Draghi, Federica Mogherini e Antonio Tajani), oggi ne troviamo soltanto uno, che guarda caso è esponente del Partito democratico: David Sassoli che mercoledì è stato eletto alla presidenza del Parlamento europeo.

Tutto ciò è frutto dell’impegno fin troppo generosamente profuso da parte del nostro governo a isolare l’Italia dal resto dell’Europa. Ricordo che il Movimento 5 Stelle non è nemmeno riuscito ad avvicinare le sei delegazioni straniere necessarie per formare un gruppo parlamentare al Parlamento europeo. Il gruppo a cui ha aderito alla Lega, invece, è ben lontano dal far parte della maggioranza, tant’è che per loro si è rivelato impossibile persino eleggere uno dei 14 vicepresidenti del Parlamento europeo, portando a casa una sonora batosta per la candidata in lizza Mara Bizzotto (ci è riuscito invece Fabio Massimo Castaldo, dei 5Stelle, che già la scorsa legislatura aveva rivestito questo ruolo). Si comportano come mine vaganti che spaventano, non tanto per la loro determinazione a voler comandare, quanto per la loro determinazione nel voler agire fuori da ogni logica.

Ci ritroviamo così con Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione, Christine Lagarde alla Banca centrale europea, Josep Borrell come Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e Charles Michel al Consiglio. Rallegra solo vedere due donne in cariche così importanti, considerando che purtroppo siamo ancora immersi in un mondo in cui ci si ostina a favorire gli uomini, invece che valutare idee ed esperienze a prescindere dal genere.Tuttavia, la volontà politica di imprimere una svolta alle politiche europee è ancora tutta da verificare.

Sicuramente saranno anni impegnativi per le istituzioni europee e per i suoi cittadini, ma, come ha dichiarato nel suo discorso di insediamento il nostro nuovo presidente del Parlamento europeo, “l’Europa si fonda sulle sue Istituzioni, che seppur imperfette e da riformare, ci hanno garantito le nostre libertà e la nostra indipendenza. Con le nostre Istituzioni saremo in grado di rispondere a tutti coloro che sono impegnati a dividerci. Il Parlamento sarà garante dell’indipendenza dei cittadini europei: solo loro sono abilitati a scrivere il proprio destino: nessuno per loro, nessuno al posto nostro”.