Plenaria a Strasburgo
Antonio Panzeri interviene sulla Libia
Signora Presidente, onorevoli colleghi, sebbene permangano ancora alcune sacche di resistenza di sostenitori del vecchio regime libico e anche se, finché Gheddafi sarà in giro, il Consiglio nazionale di transizione teme sempre possibili colpi di coda, è giusto e doveroso concentrare l'attenzione sulle sfide postbelliche.
Il ruolo dell'Unione europea nel processo di ricostruzione e stabilizzazione della Libia è di notevole importanza, al di là delle priorità immediate – penso a cibo, medicinali, a un piano per la sicurezza, l'ordine pubblico al controllo delle frontiere e al tema delicatissimo del ritiro delle armi – è necessario predisporsi per interventi di medio e lungo termine, a partire dal contributo che dovrà essere fornito al processo elettorale che si aprirà nella fase transitoria alla capacity building istituzionale, allo sviluppo economico e sociale.
Dopo la fase bellica della crisi che ha visto l'Unione europea defilata, è giusto dire che questo è il momento di rafforzare il ruolo dell'Europa con la necessaria determinazione. Noi non abbiamo, seppure importante, solo un compito umanitario – penso ai tanti migranti presenti in Libia – noi non possiamo mancare al tavolo che ridisegna il nuovo quadro geopolitico della regione, che segnala oggi tra l'altro un nuovo protagonista, la Turchia, come vediamo in queste ore con la visita trionfale di Erdogan in diversi paesi arabi, così come non possiamo delegare solo al gruppo di paesi che ha partecipato alla missione NATO la gestione effettiva della fase postbellica.
Si evidenziano già nel teatro libico gli elementi di una competizione neanche tanto strisciante tra alcuni Stati membri che non porterà buone cose. Infatti, nella corsa alla nuova Libia non sono difficili da scorgere gli interessi economici ed energetici, ma non è altrettanto chiaro il progetto per la costruzione democratica della Libia, ed è su questo che occorre lavorare con molta forza. Da qui l'importanza del ruolo dell'Unione europea, anche perché la strada che abbiamo dinanzi non sarà né semplice, né breve e soprattutto, dobbiamo esserne consapevoli, lo sbocco democratico non è per nulla scontato.
Signora Presidente, onorevoli colleghi, sebbene permangano ancora alcune sacche di resistenza di sostenitori del vecchio regime libico e anche se, finché Gheddafi sarà in giro, il Consiglio nazionale di transizione teme sempre possibili colpi di coda, è giusto e doveroso concentrare l'attenzione sulle sfide postbelliche.
Il ruolo dell'Unione europea nel processo di ricostruzione e stabilizzazione della Libia è di notevole importanza, al di là delle priorità immediate – penso a cibo, medicinali, a un piano per la sicurezza, l'ordine pubblico al controllo delle frontiere e al tema delicatissimo del ritiro delle armi – è necessario predisporsi per interventi di medio e lungo termine, a partire dal contributo che dovrà essere fornito al processo elettorale che si aprirà nella fase transitoria alla capacity building istituzionale, allo sviluppo economico e sociale.
Dopo la fase bellica della crisi che ha visto l'Unione europea defilata, è giusto dire che questo è il momento di rafforzare il ruolo dell'Europa con la necessaria determinazione. Noi non abbiamo, seppure importante, solo un compito umanitario – penso ai tanti migranti presenti in Libia – noi non possiamo mancare al tavolo che ridisegna il nuovo quadro geopolitico della regione, che segnala oggi tra l'altro un nuovo protagonista, la Turchia, come vediamo in queste ore con la visita trionfale di Erdogan in diversi paesi arabi, così come non possiamo delegare solo al gruppo di paesi che ha partecipato alla missione NATO la gestione effettiva della fase postbellica.
Si evidenziano già nel teatro libico gli elementi di una competizione neanche tanto strisciante tra alcuni Stati membri che non porterà buone cose. Infatti, nella corsa alla nuova Libia non sono difficili da scorgere gli interessi economici ed energetici, ma non è altrettanto chiaro il progetto per la costruzione democratica della Libia, ed è su questo che occorre lavorare con molta forza. Da qui l'importanza del ruolo dell'Unione europea, anche perché la strada che abbiamo dinanzi non sarà né semplice, né breve e soprattutto, dobbiamo esserne consapevoli, lo sbocco democratico non è per nulla scontato.




A fronte delle manifestazioni (tenutesi in tutta Europa) contra l'ACTA, il gruppo S&D ha affermato di comprendere i motivi di preoccupazione dei cittadini. E' comprensibile che temano per i propri diritti, soprattutto per quanto riguarda internet. Anche se occorre una decisa azione internazionale per combattere la contraffazione e proteggere i cittadini e il settore che dipende dalla creatività e dalla ricerca, probabilmente ACTA non è lo strumento giusto. E' stato un errore quello di trattare in un unico accordo i beni contraffatti e il mondo di internet. Secondo il Gruppo S&D, l'indirizzo IP di ciascuno deve essere considerato parte dei dati personali e quindi essere protetto dall'anonimato. I provider internet non dovrebbero diventare una sorta di "polizia del web" e censurare o controllare i contenuti a favore di potenti realtà economiche.
La Commissione Ambiente del Parlamento Europeo ha votato contro la pratica dei produttori di riportare che un prodotto ha "x% di grasso, zucchero o sale". Quando si legge una dicitura di questo tipo, secondo i deputati S&D, le persone pensano subito che il prodotto sia salutare. Ma ora ci saranno criteri più chiari per dare informazioni sicure ai cittadini. La proposta della Commissione avrebbe invece consentito ai produttori di sponsorizzare riduzioni di grasso, zucchero o sale senza che questo garantisse dell'effettiva salubrità del prodotto. Secondo i deputati S&D, le persone dedicano una crescente attenzione a ciò che mangiano e desiderano seguire una dieta più sana. Quindi, l'obiettivo da perseguire non dev'essere questo e non favorire i metodi di marketing poco chiari che, al contrario, possono avere come conseguenza l'aumento di vendite di cibi fondamentalmente malsani. La decisione dovrà essere approvata nella prossima plenaria, che avrà luogo a Bruxelles il 2 febbraio
Con il voto positivo del Gruppo S&D la Commissione Affari Esteri ha approvato questo mattino la conclusione di un protocollo sull'accordo euromediterraneo col Marocco che stabilisce la partecipazione di questo Paese ai programmi europei. I socialisti e i democratici hanno quindi mostrato, ancora una volta, il loro sostegno verso il Regno del Marocco e al processo di riforma politica ed economica da esso intrapreso. 
A Strasburgo il Gruppo S&D ha eletto un nuovo leader, il parlamentare austriaco Hannes Swoboda. Il Gruppo - che rappresenta la seconda forza politica del Parlamento Europeo, con i suoi 190 membri - ha eletto Swoboda a scrutinio segreto. E' la prima volta che per la carica competono tre candidati. Il mandato del nuovo leader coprirà la prossima metà del mandato, fino alle elezioni europee del 2014.
Signore e signori, cari colleghi,
