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Sete di cambiamento


democracy-300x248La primavera araba ha ridefinito la mappa geopolitica dei vicini meridionali dell'Europa.All'Unione Europea spetta, adesso, il compito di fare tutto quanto è in suo potere per promuovere e accompagnare il processo di transizione democratica, afferma Panzeri.
Il 2011 verrà sicuramente ricordato come un anno indimenticabile dal punto di vista storico. Soprattutto se si cosidera quanto è avvenuto in Medio Oriente col processo inizito ormai un anno fa e ormai universalmente conosciuto come "primavera araba". Questo evento ha ridisegnato la mappa geopolitica del Mediterraneo e ha costretto il mondo intero a osservare con sguardo nuovo coloro che fino a questo momento erano considerati i nostri "vicini meno fortunati".
La sete di cambiamento nei Paesi del Nord Africa, cosi come in alcuni Stati del Medio Oriente, è iniziata dal basso ed ha condotto milioni di persone a riunirsi nelle città e nei villaggi per rivendicare diritti umani, civili, sociali, politici ed economici. Un evento che ha portato profondi cambiamenti nell'intera regione, anche nei Paesi non arabi.Con Mubarak, Israele ha perso un alleato di fiducia e la caduta del Presidente siriano potrebbe avere pesanti ripercussioni sulla politica del Libano e della Palestina. Persino la democrazia turca potrebbe essere messa a rischio dalla situazione della Siria, che ha messo in luce l'inconsistenza della politica "zero problemi con i nostri vicini". Mentre l'Iran - che pareva potesse guadagnare qualche vantaggio da questo vento di cambiamento - ora deve fare i conti con la pressione di sanzioni economiche crescenti, approvate da USA e UE fronte del suo programma nucleare. Nel frattempo in Tunisia, dove tutto ha avuto inizio, Ennahda, il Partito islamista, ha vinto le elezioni per l'assemblea costituente che dovrà condurre, nel prossimo anno, alla nuova Costituzione del Paese. In Marocco, a seguito delle ultime elezioni legislative, ha preso forma un nuovo governo a maggioranza islamista e i processi di riforma devono ancora venire ratificati. In Egitto le votazioni per la camera bassa del Parlamento hanno condotto alla vittoria dei Fratelli Musulmani, mentre i Salafiti sono arrivati in seconda posizione. Come dobbiamo affrontare questi risulati? Ci sono poi ancora molti aspetti incerti riguardando Paesi come la Libia e la stessa Siria, dove per un certo numero di ragioni la situazione è ancora in movimento, ma dove c'è anche la necessità di portare a termine i processi che si sono avviati. Mentre dovremmo cercare di capire, da un lato, da quale punto di vista osservare i cambiamenti in atto, forse è anche il momento di capire che i processi di transizione che si sono avviati in quest'area devono essere guardati con profondo rispetto dai Paesi occidentali che per troppo tempo hanno contribuito a mantenere uno status quo che non aveva le carte in regola per durare all'infinito. Solo questa consapevolezza e un alto grado di responsabilità potranno far si che l'Europa possa giocare un ruolo positivo. Non puo esserci futuro per un'Europa che si rinchiude in un aristocratico isolazionismo o in un atteggiamento poco lungimirante superiorità. In un mondo globalizzato, l'Europa non puo fare altro che costruire relazioni fori e costruttive con i suoi più immediati vicini. Non è un caso che, a seguito degli eventi del 2011, l'UE abbia riconsiderto le sue politiche di vicinato nel tentativo di affrontare le nuove sfide che si affacciano all'orizzonte. Quindi, quello che adesso ci occorre d'ora in poi è promuovere - e non imporre - con determinazione e con un nuovo spirito di fiducia, quei valori di democrazia, correttezza e solidarietà che il Vecchio Continente ha affinato dopo secoli di guerre e rivoluzioni e che deve essere la guida di qualsiasi azione adesso voglia intraprendere.

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