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Hamas oggi è debole. Israele stavolta deve dare fiducia all’ANP

hamas al fatahI colloqui di pace fra i rappresentanti dello stato israeliano e dell’autorità nazionale palestinese sembrano avviati a un epilogo imprevisto.
Pochi giorni fa Hamas e Al Fatah, le due fazioni che storicamente hanno rivaleggiato nella rappresentanza del popolo palestinese, hanno infatti raggiunto un’intesa.

Il patto prevede la formazione, nelle prossime cinque settimane, di un governo palestinese di unità nazionale, mentre entro sei mesi si dovrebbero tenere nuove elezioni.
Secondo il premier israeliano Benyamin Netanyahu, questo sviluppo esclude che si possa raggiungere un accordo di pace fra Israele e Palestina.
I falchi del governo israeliano ritengono che l’intesa tradisca il vero intento dei palestinesi : la distruzione dello stato ebraico.
Più sfumata la posizione degli Stati Uniti, che tramite il segretario di Stato John Kerry hanno seguito da vicino i colloqui di pace israelo-palestinesi.
Secondo le dichiarazioni ufficiali, gli USA potrebbero riconoscere il nuovo governo se esso accetterà la legittimità dello stato ebraico e rinuncerà alla violenza.
Adesso resta da vedere se gli accordi siglati da Hamas e Al Fatah condurranno davvero a un cambiamento dello scenario palestinese: già in passato, infatti, le due parti hanno siglato intese che non hanno generato risultati concreti.

Ma questa volta potrebbe essere diverso. Hamas, che affermava di voler distruggere il popolo ebraico e che viene tuttora considerata organizzazione terroristica da USA e UE, si trova attualmente in una posizione di oggettiva debolezza.
Il mutevole scenario mediorientale ha generato equilibri meno favorevoli al movimento, che pur essendo sunnita è stato storicamente finanziato da Libia e Iran.
I rapporti con Teheran sono difficili e Hamas, che si era volto verso l’Egitto di Morsi e dei Fratelli Musulmani, si trova sempre più isolato.
Il generale Al Sisi ha chiuso i canali fra Gaza e l’Egitto, impedendo il transito clandestino di merci che sosteneva la fragile economia palestinese. In poco tempo, le difficoltà della Striscia di Gaza hanno intaccato la popolarità di Hamas.
Questo spiega la volontà di tentare una conciliazione con Al Fatah e di aprirsi a una collaborazione più stretta con le forze moderate palestinesi, anche a fronte di gruppi jihadisti radicali che sfidano sempre più l’autorità di Hamas.

Nel frattempo, Abu Mazen, Presidente dell’autorità palestinese, ha voluto lanciare un messaggio forte per indebolire le argomentazioni di Netanyahu e rassicurare gli USA: in un incontro con il rabbino americano Marc Schneier ha infatti affermato che la Shoah rappresenta il crimine più odioso contro l’umanità dell’era moderna.
Esprimendo solidarietà alle famiglie vittime del nazismo, il presidente ha ribadito che il popolo palestinese è impegnato in una lotta contro il razzismo.

Forse non basterà a rassicurare Israele, ma è un segnale che l’ala più moderata della leadership palestinese sta tentando una nuova strada diplomatica.
Una strada rischiosa e complessa, che rappresenta una sfida interessante rispetto a un attendismo durato troppo a lungo. Ma anche un’apertura che l’establishment israeliano farebbe male a non cogliere.

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