Giornata mondiale della libertà di stampa

Anche quest anno, il 3 maggio, si celebra la giornata mondiale della libertà di stampa. Un diritto fondamentale che non è solo a beneficio dei giornalisti, ma di tutti i cittadini che attraverso l’informazione ottengono gli strumenti per esercitare consapevolmente i propri diritti e le proprie libertà. Finché i giornalisti mantengono il potere sotto controllo, la democrazia viene incoraggiata e lo Stato di diritto salvaguardato.

La giornata mondiale della libertà di stampa però non rappresenta certamente motivo di festa: solo nell’ultimo anno sono stati tantissimi i giornalisti minacciati, arrestati o persino uccisi a causa del loro lavoro d’inchiesta.

L’ultimo episodio è accaduto pochi giorni fa, in Afghanistan. Dei militanti dell’Isis si sono fatti strada in una zona di Kabul che sarebbe dovuta essere di massima sicurezza dove operavano reporter di diverse nazionalità. Due esplosioni che hanno fermato per sempre la penna di dieci giornalisti.

Incessantemente, invece, continuano i processi ai giornalisti in Turchia, accusati di essere sovversivi al governo di Erdogan e di aver fomentato il fallito colpo di Stato del luglio 2016. In quasi due anni, la censura si è scagliata violenta sulle principali testate turche che sono state costrette a chiudere e sui loro dipendenti, procedendo ad arresti e violenze.

Ma non serve recarsi in terre di guerre e dittatori per trovare gravi costrizioni alla libertà di stampa, come testimoniano i due gravi casi che quest’anno hanno scosso l’Europa. Del primo è stata protagonista a suo malgrado Daphne Caruana Galicia, la giornalista di inchiesta maltese che è stata uccisa lo scorso ottobre con un’autobomba. La sua missione era quella di svelare i legami tra la politica e la finanza nera, un rapporto talmente fitto, secondo le ricerche della maltese, che rendeva l’isola lo snodo principale del riciclaggio in tutta l’Unione europea.

Poi c’è Jan Kruciak, il giornalista slovacco che lo scorso febbraio è stato ucciso a soli 27 anni insieme alla sua ragazza Martina Kusnirova. Kruciak stava lavorando a un’inchiesta che indagava i legami tra la ‘ndrangheta e diversi settori dell’industria slovacca.

Poi ci sono anche i casi italiani, rappresentati dai tanti giornalisti minacciati costretti a vivere quotidianamente sotto scorta resistendo alle continui avvertimenti lanciati a sé e alle proprie famiglie.

Il Parlamento europeo si schiera con la Dichiarazione universale dei diritti umani e la Carta europea dei diritti fondamentali che condannano la violazione della libertà di stampa e la detenzione di giornalisti e attivisti dei social media. Il Parlamento europeo esprime tale condanna attraverso le sue risoluzioni, come quella con cui è stata chiesta la liberazione del giornalista svedese-eritreo Dawit Isaak detenuto in Eritrea o il rilascio del cittadino del Bahrain Nabeel Rajab, risoluzioni sulla libertà di espressione in Vietnam, sull’editore incarcerato Gui Minhai in Cina o sulla situazione dei media in Azerbaigian, per citarne solo alcuni.

Il Parlamento europeo ha anche sostenuto la libertà di stampa attraverso il Premio Sacharov per la libertà di pensiero, il prestigioso premio per i diritti umani del Parlamento europeo. Reporters Without Borders (RWB) è già stato premiato con il premio Sakahrov, ma anche il giornalista cubano Guillermo Farinas, il giornalista siriano Raza Zaitouneh, il fumettista siriano Ali Ferzat e il blogger saudita Raif Badawi, il destinatario del Premio della libertà della stampa 2014 della RWB, che continua tuttavia a essere detenuto dalle autorità saudite.

Inoltre, i membri della Sottocommissione per i diritti umani denunciano costantemente violazioni della libertà di stampa e dei media nei loro contatti bilaterali con i rappresentanti dei Paesi terzi, in particolare durante le missioni.

Condanniamo le violazioni della libertà di stampa e dei media e continueremo pertanto a rispondere agli attacchi contro giornalisti e attivisti dei social.

World trends in Freedom of Expression and media development.

Global report 2017/2018 – UNESCO

http://unesdoc.unesco.org/images/0026/002610/261065e.pdf

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