Fermare le mutilazioni genitali femminili, adesso

Fermare la pratica delle mutilazioni genitali femminili, farlo subito e attraverso progetti concreti di prevenzione e sensibilizzazione. È stato questo il messaggio che abbiamo lanciato dal Parlamento europeo mercoledì 6 febbraio in occasione della Giornata internazionale contro le MGF. Una giornata molto importante perché ci permette di soffermarci su un tema che troppo spesso viene sottovalutato nonostante coinvolga 200 milioni di donne e bambine in tutto il mondo.

Con la collaborazione di No Peace Without Justice (NPWJ), Differenza Donna, l’Institut de Santé Génésique/Women Safe (Francia) e La Palabre (Belgio), ho ospitato l’evento parte del progetto BEFORE (Best practice to Empower womencontro la mutilazione genitale femminili), supportatodal programma dell’Unione europea in materia di diritti, uguaglianza e cittadinanza (2014-2020).

L’obiettivo della giornata è stato riunire rappresentanti della società civile, esperti e attori istituzionali attorno a una tavola rotondaper dare vita a un dialogo costruttivo per migliorare l’efficacia delle risposte politiche, legali e sociali alleMGF.

Questa discussione è stata preceduta dal vernissage della mostra “UNCUT: la rivoluzione delle donne contro le MGF”. UNCUT celebra il coraggio delle donne di tre paesi africani (Somaliland, Kenya e Etiopia) che hanno formato coalizioni per combattere la crudeltà delle MGF. La mostra, ospitata per l’intera settimana dal Parlamento europeo (dal 4 all’8 febbraio), dà voce collettiva a testimonianze di dolore, ma evidenzia anche battaglie coraggiose contro la logica patriarcale della MGF che viola la dignità di donne.

 

Abbiamo fatto in modo che lo scorso 6 febbraio non fosse una delle tante giornate internazionali in cui lanciare sterili slogan, ma una vera occasione per approfondire la conoscenza e la coscienza sul tema.

Dal mio canto, in quanto presidente della Sottocommissione per i Diritti umani qui al Parlamento europeo, vorrei sottolineare che le mutilazioni genitali femminili sono discriminatorie e violano il diritto delle bambine alla salute, alle pari opportunità, a essere tutelate da violenze, abusi, torture o trattamenti inumani, come prevedono tutti i principali strumenti del diritto internazionale. Le ragazze che le subiscono sono private anche della capacità di decidere della propria salute riproduttiva.

Inoltre, devono fare i conti con rischi gravi e irreversibili per la loro salute, oltre a pesanti conseguenze psicologiche.

Le mutilazioni genitali sono più comuni nelle regioni occidentali e nordorientali dell’Africa. Ma anche in Medioriente, in alcune comunità asiatiche e dell’America Latina.

Serve ricordare tuttavia che i migranti provenienti da tali aree continuano a perpetrare la pratica: quindi, a conti fatti, le mutilazioni sono un problema globale.

In Europa si stima siano mezzo milione le donne ad esserne vittime e, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sarebbero a rischio 180.000 ragazze. Secondo gli esperti, si tratta di stime al ribasso che non tengono conto degli immigrati di seconda generazione o di quelli irregolari.

Questi dati, se fosse ancora necessario, ci ricordano come non possiamo chiudere gli occhi di fronte al fenomeno confinandolo a paesi lontani e diversi dai nostri.

Per questo, l’Unione Europea ha adottato nel 2012 e 2014 due importanti Risoluzioni a favore della lotta contro le MGF.

Io penso che la prevenzione di queste violenze debba rimanere una priorità per l’Unione europea. Occorre garantire sostegno alle ONG attive in questo campo, promuovere iniziative coordinate e sistematiche con i Paesi terzi nei quali si praticano le mutilazioni genitali femminili e continuare a realizzare progetti concreti di prevenzione e sensibilizzazione.

Queste pratiche sono radicate nelle culture delle comunità che le attuano. Per tale motivo, per debellare le mutilazioni genitali femminili bisogna agire proprio a livello culturale, con iniziative d’informazione e sensibilizzazione, fornendo assistenza psicologica a chi ha subìto e parlando con chi giustifica o esegue le mutilazioni per far capire loro quanto siano disumane.

L’Europa non può non tenere conto dei dati preoccupanti che emergono ogni giorno.

Continuiamo dunque a parlare di progetti concreti rafforzando la cooperazione intersettoriale per giungere allo sradicamento di questa atroce pratica. Investiamo in assistenza, cultura e istruzione sempre con maggiore determinazione.