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Editoriale Ottobre

Catalogna, l’Europa non può più trincerarsi dietro l’alibi del Paese sovrano

Quando la politica si sostituisce, non tanto alla legge, ma piuttosto alla sua arrogante applicazione, con i metodi brutali che abbiamo visto, allora il disastro diventa inevitabile.

Su questo dobbiamo riflettere dopo aver visto le immagini diffuse da Barcellona e dall’intera Catalogna domenica scorsa. Una giornata che ha stravolto definitivamente l’equilibrio da sempre precario tra la regione e Madrid, lasciando dietro di sé centinaia di feriti e nessun vincitore.

 

Il referendum indetto dalle autorità catalane è stato un errore perché contrario ai principi affermati nella costituzione spagnola, ma altrettanto sbagliata è stata la risposta politica data da parte del governo centrale, sia nei giorni precedenti al voto, con il sequestro di schede e i sigilli ad alcuni edifici, sia nella giornata di domenica, quando le città catalane sono state invase da un’ondata di agenti della polizia decisi a fermare ogni persona pronta ad esprimere la propria opinione attraverso il voto. Dobbiamo avere la consapevolezza che la somma di due errori non risulta una ragione quindi, nonostante il referendum fosse illegittimo letto sotto la lente della costituzione spagnola, un dispiegamento spropositato della forza da parte di Madrid non fa che alimentare derive pericolose per la democrazia. La risposta inviata dal Primo ministro Rajoy attraverso gli agenti della polizia, infatti, non è servita ad arginare il desiderio dei catalani di allontanarsi da Madrid, anzi, ha forse dimostrato in modo palese come il dialogo tra lo Stato centrale e la regione sia precipitato in fondo alla lista dei possibili mezzi con cui gestire questa complessa situazione.

 

Molti in queste settimane hanno accusato l’Unione europea di non essere intervenuta per evitare che la situazione si evolvesse fino a portare alle centinaia di feriti di domenica. Io ritengo che, nonostante ci sia una reale mancanza di spazi di manovra per un intervento di natura giuridica, l’Unione europea avrebbe potuto, e può tuttora, intervenire con un giudizio politico, chiaro e determinato.

A mio modo di vedere, l’Europa non può trincerarsi dietro l’alibi di trovarsi di fronte ad un Paese sovrano e dietro il vincolo di non ingerenza nei confronti di uno Stato membro. Serve invece che le Istituzioni europee si attivino per far sì che questa situazione trovi al più presto una via d’uscita promuovendo un dialogo concreto con tutti i soggetti coinvolti. Se ciò non accadrà, si rischia di restare alle parole senza affrontare i temi.

 

Serve un dialogo approfondito tra le parti, che vada un po’ più in là rispetto a quello che si è detto fino ad oggi.Da dove si parte? Una soluzione c’era già ed era quella ipotizzata dal governo Zapatero nel 2006, quando intervenne sullo statuto di autonomia della Catalogna. Quella legge fu approvata dalle Camere spagnole e fu adottata anche da un referendum catalano, ma fu bocciata dalla Corte costituzionale sulla base di un ricorso fatto dai Popolari, cioè il partito di Rajoy. La questione è anche o forse soprattutto politica, quindi serve assolutamente che si affronti in quella sede.

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