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Editoriale newsletter Maggio

In aprile è stato pubblicato un articolo sul giornale russo indipendente “Novaja Gazeta”, che denunciava il rapimento e la detenzione in Cecenia di oltre un centinaio di uomini, gay o considerati e percepiti come tali.

Questo blitz pare essere avvenuto nell’ambito di una campagna presumibilmente organizzata dalle autorità e dalle forze di sicurezza della repubblica su ordine diretto del presidente della Cecenia, Ramzan Kadyrov. La testata giornalistica russa ha riferito che le vittime rapite hanno subito maltrattamenti e torture e sono state costrette a rivelare l’identità di altre persone LGBTI e che almeno tre uomini sono stati uccisi.

A causa di queste ritorsioni da parte delle autorità locali gran parte delle vittime si astiene dal chiedere giustizia.

Ciò che sta accadendo in questa regione russa, è un’inaccettabile violazione di molteplici diritti umani. Non solo alle persone coinvolte non viene garantito un trattamento paritario rispetto a qualsiasi altro cittadino, ma siamo anche testimoni di un’emergenza che viola la libertà di queste persone, sottoponendole a violenze e torture solo per il loro orientamento sessuale.

 

In Cecenia la situazione è resa ancor più preoccupante dal fatto che esiste un vero e proprio apparato organizzativo e repressivo, comprensivo di infrastrutture e personale, volto all’identificazione, alla cattura e alla tortura di persone sospettate di essere omosessuali. L’obiettivo ultimo di tale apparato è la conversione dei prigionieri.

 

Non so se c’è piena consapevolezza, ma è indubbio che la reazione della comunità internazionale non sia stata adeguata. L’attore coinvolto non è certo un interlocutore facile, ma noi dobbiamo assolutamente denunciare tutto questo per evitare future degenerazioni.

Il Parlamento Europeo ha proposto una risoluzione comune “sull’applicazione degli orientamenti del Consiglio per le persone LGBTI, in particolare in relazione alla persecuzione di (presunti) uomini omosessuali in Cecenia, Russia”: il Parlamento Europeo esprime profonda preoccupazione per le segnalazioni di detenzioni arbitrarie e torture di uomini percepiti come omosessuali nella Repubblica cecena, nella Federazione russa e invita le autorità a porre fine a questa campagna persecutoria, a rilasciare senza indugio quanti siano ancora illegalmente detenuti, a garantire protezione giuridica e fisica alle vittime, nonché ai difensori dei diritti umani e ai giornalisti che hanno lavorato a questo caso, e a consentire alle organizzazioni internazionali che si occupano di diritti umani di condurre un’indagine credibile sui presunti reati.

Vorrei sottolienare che in sede di Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, la Federazione russa abbia votato contro la risoluzione del giugno 2016 sulla protezione contro la violenza e la discriminazione fondate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

Ritengo che il documento ci chiami ad un esame di coscienza, un’azione anche e soprattutto all’interno dell’Unione europea. Noi stiamo denunciando un caso estremo come quello della Cecenia, che è giusto e doveroso denunciare, ma anche all’interno dei nostri confini le persone della comunità LGBTI sono soggette a discriminazioni che troppo spesso non trovano giustificazioni legate alla cultura, alla tradizione e alla religione.

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